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Il gioco delle parti. La raccolta degli scritti di Loris Malaguzzi
A proposito della raccolta degli scritti di Loris Malaguzzi dal 1969 al 1993

Il contributo è un’intervista a Battista Quinto Borghi che ha come obiettivo la presentazione della raccolta degli scritti di Loris Malaguzzi dai cui insegnamenti e dalla cui esperienza si svilupperà il “Reggio Approach”.

Domanda
Zeroseiup ha pubblicato "Loris Malaguzzi. Il gioco delle parti" che contiene gli scritti di Malaguzzi che sono stati pubblicati fra il 1969 e il 1993. Ne è uscito un libro di quasi seicento pagine. Quali sono state le motivazioni che hanno portato alla realizzazione della raccolta degli scritti di Loris Malaguzzi?

Risposta
È stato un lavoro lungo, più volte interrotto e ripreso, che mi ha impegnato quasi due anni. L’impegno è stato quello di rintracciare gli scritti sparsi nelle due riviste ("Zerosei" e "bambini") per digitalizzarli, operazione non sempre agevole.
Devo ringraziare Zeroseiup per avere supportato questo sforzo, uno sforzo e un impegno che in realtà è stato reciproco. Il mio è stato un lungo lavoro di ricerca dei materiali sempre con la paura di dimenticare qualcosa oppure che qualcosa potesse sfuggire. Anche Zeroseiup si è caricato di un rischio di un lavoro certamente di nicchia e quindi di un investimento incerto e non facile da coprire.
La motivazione che ha portato entrambi ad avere accettato e messo in cantiere la raccolta degli scritti di Loris Malaguzzi è stata la convinzione ferma che, a oltre un trentennio dalla sua scomparsa riesumare le poche centinaia di contributi sparsi per le riviste dell’epoca che ha diretto fosse un’operazione culturale non solo utile ma necessaria. Attualmente il Reggio Emilia Approach è universalmente noto per la sua filosofia pedagogica incentrata sui diritti dell’infanzia e sulle potenzialità di sviluppo dei bambini. Tutto questo nasce dalle intuizioni di Loris Malaguzzi e dal lavoro che in tanti anni a Reggio Emilia ha compiuto in collaborazione con il suo staff.

Loris Malaguzzi


Ora però il mondo è cambiato, la scuola e i servizi educativi non sono quelli di allora e l’immagine di Malaguzzi oggi è mitizzata e di conseguenza incorniciata da un’aureola che ne appanna la concretezza che l’uomo Malaguzzi è stato e l’epoca – a sua volta con i suoi miti e i suoi problemi – apparire su uno sfondo sfocato e opaco. La domanda che mi sono fatto è questa: che cosa rimane oggi del Malaguzzi del suo tempo? La raccolta dei suoi scritti forse non aggiunge molto a quello che già si sa, tuttavia qualcosa aggiunge. Forse non sono centrali per comprendere la pedagogia di Malaguzzi praticata a Reggio Emilia tanto nel passato quanto nell’attualità; tuttavia, alcuni testi scritti per l’occasione sono potenti, illuminanti, dicono cose ancora oggi nient’affatto scontate, continuano a costituire una guida pedagogica per il presente.
È necessario tenere presente che sono passati trent’anni dalla scomparsa di Malaguzzi e più di settanta dall’inizio del suo lavoro. Fino ad ora ci si è potuti avvalere della memoria dei testimoni diretti, delle persone che a diverso titolo hanno lavorato con lui, che lo hanno conosciuto, ecc. Ora però queste testimonianze cominciano ad essere sempre meno presenti e il tempo copre di polvere sempre di più la memoria delle cose.
Sul piano pratico, non è stato solo un lavoro meccanico di digitalizzazione. Il trasferimento del testo stampato nella pagina virtuale ha comportato la necessità di leggere i singoli testi parola per parola, quanto meno allo scopo di evitare i refusi, per altro molto frequenti a causa della non sempre buona qualità della pagina stampata: tutti i testi sono stati riprodotti preventivamente in fotocopia per la trasformazione in pagina digitale e non sono stati pochi i casi per cui si è reso necessario trascrivere manualmente le tabelle o alcune parti che è stato necessario ricostruire.
Questo lento lavoro ha avuto però il vantaggio dell’altrettanta lenta lettura, una lettura puntuale dell’intero testo, senza accelerazioni e senza sorvoli. E posso dire che se da un lato Malaguzzi ha scritto testi brevi, dall’altro non significa che abbia scritto cose semplici e che la lettura potesse essere lineare. Accadeva così che dentro a uno scritto che parlava di questioni legate ad un determinato momento storico ora superato o nello sviluppo di una riflessione in quel momento importante ma che oggi conserva un sapore marginale, improvvisamente qua e là appaiono inaspettate perle, fulminee illuminazioni, folgoranti idee. Anche per queste ragioni penso che la lettura degli scritti di Malaguzzi sia difficile almeno per due motivi: il primo è che occorre collocare le sue parole nel contesto del suo tempo (che non essere immaginato nella sua pienezza da chi non ne è stato testimone e vive in un tempo differente quale è quello attuale); il secondo è che la sua scrittura è occasionale e non ha nessuna pretesa di sistematicità: molto spesso i singoli testi di Loris (si tratta per lo più di Editoriali che stavano nelle prime pagine della rivista) avevano un bersaglio preciso e di conseguenza lo stesso argomento o problema poteva essere visto da punti di vista differenti. Si tratta, insomma, di una scrittura frammentata, di un corpus composto di singoli affondi o polemiche del momento estranea a qualsiasi impianto sistematico. Eppure, benché non dichiarato, il "sistema" c’è, anche se non chiaramente visibile e sono rintracciabili alcuni fili conduttori costanti che portano ad un’idea di "sistema".

Domanda
In realtà esistono diverse opere che parlano di Loris Malaguzzi e del suo lavoro pedagogico. Basta pensare ad esempio al famoso "I cento linguaggi dei bambini" che, fra l’altro, è stato tradotto in diverse lingue. Che cosa aggiunge a quello che già sappiamo il lavoro che hai fatto?

Risposta
È una considerazione che condivido pienamente.  Devo dire che è proprio a causa della rilettura dei Cento linguaggi che a un certo punto ho immaginato di fare questo lavoro. I Cento linguaggi è un libro magnifico, ricchissimo, non scontato e non ovvio, complesso nella sua apparente chiarezza. Un secondo libro, altrettanto magnifico è "Nostalgia del futuro" curato da Susanna Mantovani. Sono entrambi libri su Malaguzzi non di Malaguzzi. Possiamo dire sostanzialmente la stessa cosa della biografia curata da Alfredo Hoyuelos.
Il libro dei Cento linguaggi ha però un indubbio valore aggiunto qualcosa di più e che fa la differenza: una lunga intervista che Lella Gandini ha fatto a Loris Malaguzzi in occasione di uno dei suoi viaggi negli stati uniti e che nella versione italiana porta il titolo "La storia, le idee, la cultura: la voce e il pensiero di Loris Malaguzzi".  È un’intervista in cui parla di sé. È un’autoriflessione, un testo autobiografico. Probabilmente ce ne sono altri in giro, poiché sono molte le trascrizioni dei suoi discorsi e delle sue riflessioni. Credo però che quella riportata da Gandini abbia qualcosa di più, è meno occasionale e forse più profonda. È un’intervista nella quale Loris si volta indietro a guardare retrospettivamente la sua vita e la sua esperienza passata con la passione che sempre lo accompagnava nelle cose che faceva ma nello stesso tempo con una certa leggerezza con un certo distacco affettuoso di come sono andate le cose. Sembra quasi di notare in qua e in là una punta di nostalgia che finisce per sorprendere se pensiamo quell’uomo d’azione qual era Malaguzzi sempre proiettato in avanti. Quella dei Cento linguaggi è però uno sguardo retrospettivo: Loris ci racconta com’è andata.
I testi però che scrive – ne ha scritti circa centocinquanta – periodicamente nella rivista che ha diretto per quasi vent’anni, sono un’altra cosa: sono proiettivi, guardano avanti, si interrogano su ciò che non c’è ancora. È stata questa la spinta che mi ha portato a pensare che la raccolta di quei testi, sparsi nei quasi duecento numeri della rivista, poteva essere utile, poteva illuminare un altro lato della figura di Malaguzzi, soprattutto per chi non lo ha conosciuto. Ho cominciato perciò a raccogliere e a leggere i contributi che via via riuscivo a rintracciare.

Domanda
C’è tutto quello che Malaguzzi ha scritto? Com’è organizzato il materiale? Sulla base di quale logica?

Risposta
La prima domanda richiede una risposta articolata. Direi senz’altro di sì per quanto riguarda gli scritti che sono comparsi nella rivista di cui è stato direttore dal 1976 alla sua scomparsa. Si tratta della rivista a cadenza mensile "Zerosei", edita dall’editrice F.lli Fabbri di Milano fino al 1985 che è poi proseguita pur con il cambio del nome (da quell’anno in poi sarà "bambini"). Nel libro sono presenti tutti i testi comparsi sulla rivista a sua firma. Occorre però fare due precisazioni. La prima è che la raccolta comprende anche un paio di contributi che aveva redatto per la rivista "Infanzia" dell’Università di Bologna. La seconda è che in "Zerosei" prima e in "bambini" poi compaiono diversi materiali a firma multipla (a volte compaiono fino a sei autori). Si tratta di "dossier" ossia di testi lunghi per lo più di carattere operativo che riguardano per lo più le scelte operative che riguardavano la vita interna dei servizi di Reggio Emilia. È una distinzione interessante perché quando parlava a tutti i suoi lettori sui grandi temi come direttore si firmava, quando invece l’argomento riguardava la soluzione di problemi che si presentavano sul campo (come organizzare il pranzo, come instaurare il rapporto con le famiglie, come farsi carico del sonno del bambino al nido, ecc.) il suo nome appariva, rigorosamente in ordine alfabetico, fra gli altri firmatari che avevano lavorato al problema.
I criteri di classificazione del materiale potevano essere diversi. Alcuni editoriali sono espressamente di politica scolastica (e molti sono anche assai corrosivi), altri riguardano l’educazione, altri ancora sono in risposta alle lettere che riceveva in redazione, altri si soffermano su un fatto di cronaca e così via. È evidente che Malaguzzi scriveva gli editoriali senza un filo conduttore preciso ma intercettando i problemi o gli umori del momento. Eppure, rileggendoli a distanza, molti testi non appaiono invecchiati, parlano sorprendentemente anche a noi e agli educatori e insegnanti del nostro tempo. Non è insomma un libro da lasciare alle biblioteche o dimenticare nella libreria di casa perché è una fotografia del personaggio, delle sue idee, delle sue convinzioni e delle sue passioni. E dietro ai discorsi frammentati della periodicità della rivista c’è dietro la facciata una pedagogia basata su temi forti, su principi sempre ribaditi, su pratiche a lungo pensate e consolidate dal lungo e paziente lavoro degli educatori e degli insegnanti. Soprattutto conosciamo il Malaguzzi lottatore, che non la mandava a dire e che, per la sua chiarezza, era disposto a pagare.
In ogni modo, per farla breve, il libro è organizzato in tre parti:
La prima raccoglie tutti i contributi comparsi sulla rivista "Zerosei" a partire dal suo primo numero del 1976 che dal 1985 cambierà nome e si chiamerà "bambini". La raccolta è completa e non è stato escluso nessun contributo. I contributi sono stati posti in ordine per anno. I contenuti riguardano spesso i problemi del momento e molti hanno un’attenzione nazionale e un carattere per lo più "pedagogico-politico": molti riguardano l’analisi della situazione e dei problemi che sono sul piatto. Sono presenti anche alcune interessantissime riflessioni sulla condizione dell’infanzia, sul ruolo dell’educatore e dell’insegnante, oltre ad alcuni richiami a importanti figure dell’epoca come, ad esempio, Bruno Ciari e Gianni Rodari.
La seconda propone alcuni esempi (non tutti) di scritti in collaborazione comparsi sulla rivista e riguardano essenzialmente le scelte culturali e operative attuate nei servizi educativi del comune di Reggio Emilia. Periodicamente la rivista pubblicava dei dossier (si trattava per lo più di un inserto all’interno della rivista) su argomenti di carattere operativo, come ad esempio il rapporto con le famiglie, il sonno del bambino del nido, come preparare l’ambiente. Questi contributi sono sempre il frutto della riflessione interna che vede convolta l’equipe dei pedagogisti e rappresenta la metodologia di lavoro interna per la soluzione dei problemi dei servizi della città che illustrano bene lo stile e la modalità di quel lavoro riflessivo all’interno del coordinamento pedagogico che la rivista propone come proprio metodo di lavoro.
La terza consiste in una raccolta di discorsi e conferenze che Malaguzzi ha tenuto nella sua lunga carriera. Si tratta ovviamente di alcuni esempi di un repertorio molto più ampio (abbiamo usato nella nostra raccolta la preferenza per le introduzioni o le conclusioni ai convegni nazionali).

Domanda
A chi è rivolto il libro?

Risposta
È una bella domanda! Innanzitutto, a me, perché ho avvertito il bisogno di capire. Avevo conosciuto anch’io, come tanti di noi, Loris Malaguzzi e la sua esperienza. A trent’anni di distanza dalla sua scomparsa è stato importante per me chiedermi qual è stato il significato di quell’esperienza e quali sono le ricadute che riguardano anche il momento attuale. Loris Malaguzzi è stato un uomo soprattutto "orale", ha trasmesso i suoi pensieri, le sue convinzioni e i suoi progetti soprattutto attraverso i fatti e la parola parlata, è stato soprattutto un pedagogista "in azione". Eppure, i suoi scritti, benché in molti casi siano stati generati per l’occasione, mi sembra che gettino una nuova luce su quanto sappiamo di lui. 
Quando parlava era un grande improvvisatore in grado di affascinare e travolgere gli ascoltatori. I testi raccolti hanno però a volte un che di meditativo, di riflessivo e di analitico e, soprattutto offrono una grande visione politica. Sono testi che affrontano temi del passato ma conservano ugualmente una sorprendente attualità.In secondo luogo, si tratta di un’operazione che non era stata ancora fatta.
A oltre trent’anni dalla sua scomparsa mi è sembrato, oltre che un omaggio alla sua grande figura, un dovere. Mancava una raccolta dei suoi scritti; se si escludono diverse raccolte di trascrizioni di conferenze, lezioni, discorsi ecc. – fra l’altro non sempre di facile reperibilità – raccogliere gli scritti che Malaguzzi stesso aveva deciso di pubblicare mi è sembrata un’azione utile e importante.
Infine, l’intenzione è stata di mettere a disposizione di chiunque sia interessato (studiosi, storici, pedagogisti, insegnanti, curiosi, ecc.) un corpus di materiali non accessibili dell’iter pedagogico e del pensiero politico-pedagogico di Loris Malaguzzi. Si tratta di un materiale ricco in cui appare evidente una riflessione sui servizi per l’infanzia sempre tesa ad anticipare i tempi, a dare il meglio, a difendere il bambino dalle ambiguità della burocrazia e a dare costantemente dignità all’infanzia.

NOTE
Il contributo è comparso con il titolo "Il gioco delle parti. Nodi dell’educazione e non solo" in Zeroseiup (Bergamo), n. 07/2024, pp. 2-4.

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