L’entrata di ogni nuovo bambino coincide con una nuova mente che entra nel servizio per l’infanzia, ossia una nuova narrazione.
Quando a settembre di ogni anno iniziano nuovi ingressi dei nuovi bambini nei servizi per l’infanzia, inizia contemporaneamente anche il lavoro di documentazione perché entrano contemporaneamente altrettante storie personali che si intrecceranno insieme, che meritano di essere narrate e ascoltate e che verranno a costituire un gruppo-sezione ogni volta unico e irripetibile.
Le “storie” di ogni bambino sono costituite dai primi vissuti e dalle prime esperienze emotive di ciascuno in rapporto alle individuali esperienze di vita. Il bambino piccolo però non è ancora in grado di ristrutturare pienamente i propri ricordi in una cornice di senso e rimangono, almeno in parte, in una dimensione magmatica. Si tratta perciò di storie che verranno via via risignificate nel corso della permanenza a scuola: sarà lungo il suo percorso educativo che il bambino porterà avanti il processo della messa in ordine di percezioni e di ricordi che verranno collocati in una cornice di insieme e quindi di senso.
Il grande psicologo americano Jerome Bruner ci ha spiegato che la mente umana, per quanto riguarda lo sviluppo del pensiero, si muove in due direzioni. Da un lato immagazzina dall’ambiente informazioni da classificare e ordinare che ha denominato, richiamando il computer, pensiero computazionale. La mente del bambino, infatti, impara via via a registrare, immagazzinare, ricordare, codificare, classificare, confrontare, richiamare alla memoria, ricombinare le informazioni raccolte. Dall’altro impara via via ad attribuire un significato alle cose ed alle esperienze, vale a dire sviluppa dei sistemi simbolico-culturali in coerenza con la comunità di appartenenza e questo avviene attraverso il processo che Bruner ha denominato pensiero narrativo. La scuola dell’istruzione tende a privilegiare la prima forma, ma la seconda è di gran lunga più importante per l’acquisizione dei saperi della vita.
Il significato della narrazione, intesa come sviluppo della mente narrativa, è proprio questo: fare ordine interiore attivando le strutture che connettono gli accadimenti della propria storia personale e sociale. Ed è per questo che il racconto delle vite (della propria, di quelle degli altri, ma anche vite di fantasia come quelle dei racconti, delle storie e anche delle fiabe della tradizione popolare) è sempre stata utilizzata dall’uomo: è uno strumento importante per richiamare la realtà reinterpretandola, permettendogli così di interagire con il mondo sociale. Serve insomma a comprendere sé stesso e la realtà che lo circonda e trasmetterla agli altri o riceverla dagli altri.
In ambito educativo, gli strumenti a disposizione della scuola dell’infanzia per lo sviluppo del pensiero narrativo, che sono molti e di per sé largamente noti, costituiscono l’aspetto esteriore e visibile di un processo interiore complesso che porta alla costruzione progressiva dell’identità personale di ogni bambino e bambina.
Quando un nuovo bambino entra per la prima volta alla scuola dell’infanzia entra con lui un insieme di informazioni a cui l'educatore o l’insegnante deve dare una forma tentando di mettere coerenza laddove emergono fatti e notizie che possono apparire informi e dissonanti. E questo avviene per ogni nuovo bambino. Attraverso il primo colloquio genitori e insegnanti sono alla ricerca di un riconoscimento reciproco e di una sintonia comune. Questo perché un insegnante ha bisogno delle storie (fatte di eventi, propensioni, desideri, segni del passato) per instaurare una relazione plausibile e dare ad essa un futuro. Attraverso la storia di ognuno (il racconto delle abitudini, dello stile, delle preferenze personali, del bisogno di protezione o di autonomia, ecc.) il genitore intende a sua volta costruire un rapporto di fiducia perché gli affida la vita del proprio bambino ed è per questo che quel primo racconto in occasione del primo colloquio (a cui tuttavia ne seguiranno altri che via via lo integreranno e lo arricchiranno di nuovi elementi) è così importante.
Un altro insieme di strumenti, a volte espressamente formalizzati e a volte utilizzati in modo occasionale per vedere poi una sistemazione successiva, è rappresentato dall’insieme delle fotografie e dai brevi video scattati in diverse occasioni nel corso di momenti salienti della giornata educativa o in concomitanza della necessità di documentare esperienze particolarmente significative o attività considerate rilevanti. Quell’insieme di immagini che permangono inizialmente nella memoria della macchina fotografica o del cellulare possono essere recuperate per essere riordinate secondo un criterio ai fini della documentazione delle attività svolte.
E che cos’è questo riordino, se non un lavoro di “interpretazione” finalizzato alla costruzione di storie?
La stessa cosa vale per le diverse attività di documentazione sia in itinere che finali si tratta di “documenti narrativi” che a seconda degli scopi e della struttura organizzativa prendono diversi nomi: il quaderno del bambino, il diario della giornata, il cartellone delle attività, la bacheca della sezione, il diario di bordo, i pannelli fotografici, gli album personali e così via. Tutti questi strumenti, utilizzati per occasioni diverse contribuiscono tutti alla costruzione della memoria storica sia dei singoli bambini che del nido e sono tesi a delineare nello stesso tempo l’identità dei bambini e quella del servizio oltre a costituire strumenti di riflessione su ciò che è stato fatto e nello stesso tempo per delineare le prospettive future.