Accademia Naven
I corti di Naven
Sulle funzioni della mente

La mente umana ha due funzioni: una è logica e razionale, l’altra è emotiva e privilegia il pensiero legato alla narrazione.

Ormai da molti anni il termine “narrazione” ha assunto un significato specifico in psicologia e in pedagogia per merito della “psicologia cognitivista” e soprattutto di Jerome Bruner. Si tratta di un termine che – in ambito professionale – deve essere utilizzato con accuratezza, distante dal significato comune di “raccontare”. Immaginiamo di osservare due bambini in un momento in cui entrambi giocano per conto proprio con delle macchinine oppure mentre pedalano sul triciclo. Il primo bambino fa un breve immaginario percorso, va a sbattere contro un’altra macchinina, simula con la voce e con i gesti un disastroso incidente e poi abbandona improvvisamente il gioco e si dedica ad altro. Il secondo bambino invece immagina di dovere prima riempire il serbatoio di benzina, poi di far salire i passeggeri, poi ancora organizza preventivamente il percorso che l’automobile deve seguire, infine il viaggio si conclude dopo avere raggiunto una meta immaginaria. La stessa cosa vale per le corse coi tricicli. Un bambino può correre all’impazzata, andare a sbattere contro un ostacolo o contro un altro bambino e subito interrompere il gioco per dedicarsi a qualcos’altro. Il secondo bambino invece immagina di intraprendere un viaggio, di essere accompagnato da altri viaggiatori, di attraversare una pianura oppure di salire su una montagna.
I due comportamenti che abbiamo descritto costituiscono l’esempio di due atteggiamenti mentali opposti. È possibile definire il primo comportamento ‘ad intermittenza’ è costituito cioè da singole azioni, da eventi solitari, da atti individuali non collegati fra loro. Il secondo è invece sequenziale, presuppone un prima e un dopo, effettua collegamenti fra una scena e l’altra. Il comportamento di primo tipo fa pensare ad un bambino che guarda la televisione cogliendo eventi singoli (un incidente, un personaggio che scala una montagna, un altro personaggio che vince in un gioco): perde perciò le scene di collegamento fra un evento e l’altro, la sua lettura è frammentata perché coglie solamente le strutture portanti e perde di vista quelle di passaggio. Il comportamento di secondo tipo cerca di cogliere le connessioni fra una scena e l’altra, ne cerca il senso. Il primo comportamento è quello del bambino veloce che coglie immediatamente gli elementi forti, si potrebbe dire è soprattutto un bambino ‘visivo’, che coglie principalmente ciò che colpisce. Il secondo invece cerca di trovare le connessioni fra le cose, cerca di mettere in campo elementi interpretativi che lo aiutino a spiegare ciò che vede o sente e perciò ha bisogno di mettere in ordine il caos degli eventi: è un bambino che potremmo chiamare narrativo.
Jerome Bruner in un suo libro dedicato all’educazione fa una considerazione importante. Afferma che gli studi sulla mente si sono sviluppati su due direzioni. Alcuni studiosi hanno riconosciuto nel comportamento della mente qualcosa che in qualche modo assomiglia al funzionamento del computer. Si tratta di un’idea che prende spunto dai progressi delle scienze computazionali avanzate. Altri studiosi invece sostengono che la mente si muove di pari passo con la cultura e si realizza in essa. La mente infatti non potrebbe esistere senza la cultura. Si tratta di due posizioni antitetiche, ma a ben vedere l’una non esclude l’altra ed entrambe spiegano qualcosa del comportamento e del funzionamento della mente.
Il compito del computer è sostanzialmente quello di occuparsi dell’elaborazione delle informazioni: in pratica le registra, le immagazzina, le codifica, le classifica, le confronta, le richiama, ecc. Per queste ragioni la tecnologia informatica ha preso il nome, a volte, di ‘macchine pensanti’ o anche di ‘intelligenza artificiale’. Anche la mente ricorda, cataloga, classifica, mette in ordine, e così via. In questa prospettiva il computer si rivela un interessante alleato che aiuta la mente elaborando e sviluppando in modo assai più veloce le informazioni. Non sostituisce la mente ma la aiuta compiendo con maggiore rapidità un lavoro che la mente umana impiegherebbe molto più tempo a compiere. Nel pregio dell’intelligenza artificiale troviamo tuttavia anche il suo limite. I computer sono più veloci, più ordinati, meno discontinui. Ma ordinano quello che hanno già, non fanno nulla di nuovo.
La seconda posizione fa invece riferimento alla cultura nel senso che lo sviluppo della mente è direttamente rapportabile allo sviluppo dei sistemi simbolico culturali della comunità di cui il singolo individuo è membro. La cultura, in altre parole, modella gli individui. La mente ha il compito essenziale di attribuire significato alle cose che stanno intorno, agli eventi che accadono, alle situazioni che si presentano. La cultura non è perciò solamente una creazione dell’uomo ma plasma l’attività della mente, rende possibile lo stesso pensiero.
Quale direzione di lavoro deve prendere il processo educativo? Quale posizione deve privilegiare?
Le due posizioni non potrebbero essere più antitetiche e nello stesso tempo siamo in grado di percepire che sono entrambe vere nel senso che entrambe descrivono qualcosa che ha a che fare con il comportamento ed il funzionamento della mente umana. Occorrerebbe qui un lungo discorso che non ci è possibile sviluppare. Possiamo perciò limitarci a prendere atto che – in modo simile alla compresenza ed all’interazione dei due lobi cerebrali – la mente possiede due modalità contemporanee di funzionamento.
Affrontiamo la questione con un esempio. Immaginiamo di doverci recare in un determinato luogo e controllando la carta topografica constatiamo che basta imboccare la terza strada a sinistra. Risolviamo facilmente questo compito perché sappiamo consultare una mappa e sappiamo contare almeno fino a tre. Se poi la terza strada a sinistra fosse a senso unico per la direzione opposta sapremmo orientarci imboccando la quarta strada a sinistra e poi tornare indietro facendo il giro di alcuni isolati. Le azioni della nostra mente sono in questo caso più che chiare: ci siamo limitati ad applicare ad una situazione concreta informazioni e strumenti mentali che abbiamo acquisito in altre circostanze. Tutto questo non dice tuttavia nulla sulle razioni per le quali abbiamo deciso di imboccare la terza strada a sinistra. Potrebbe trattarsi ad esempio di un appuntamento importante, di una persona cara che ci aspetta, oppure per un lutto che ci ha profondamente lacerato. E forse, proprio per le intense emozioni, distrattamente sbagliamo strada oppure non riusciamo ad individuare subito il numero civico.
C’è insomma una intelligenza (un certo funzionamento della mente) che è indifferente alle ragioni sociali ed emotive per le quali compiamo una certa scelta e decidiamo di attuare una certa sequenza di azioni. Due più due fa sempre quattro e poco importa se siamo innamorati oppure siamo tristi.
In altri termini la mente è in grado di funzionare in modo ‘formale’ compiendo operazioni logiche, seriando, classificando, discriminando, ecc. La mente tuttavia ha anche, contemporaneamente un altro tipo di funzionamento nel senso che presta costantemente attenzione allo stato al rapporto fra noi e l’ambiente (culturale) esterno. Più precisamente la mente effettua costantemente azioni di valutazione dell’ambiente esterno in rapporto ai nostri scopi. Se passando per la strada vediamo una persona che ci chiede l’elemosina possiamo essere colpiti dalla piaga della povertà. Se però dovessimo vedere che sta facendo l’elemosina una persona che conosciamo bene la cosa ci colpirebbe molto di più. Ci toccherebbe più da vicino, ci coinvolgerebbe emotivamente e ci porterebbe a pensare che cosa potremmo fare in concreto per contribuire a superare un simile problema. Potremmo provare un coinvolgimento simile, ad esempio, per l’apprezzamento di un’opera d’arte oppure per un ideale civile, per una scelta etica e così via. In questo secondo caso la nostra mente non applica procedure formali ma opera facendo riferimento a situazioni contestuali e/o culturali.
La mente svolge contemporaneamente queste operazioni: svolge compiti formali ed affronta modelli culturali. Il problema è capire se la scuola si comporta di conseguenza.
La scuola preferisce tradizionalmente privilegiare la mente formale (computazionale) rispetto all’approccio culturalista o narrativo. I curricoli scolatici sono costituiti da discipline formalizzate e la valutazione si basa spesso quasi esclusivamente sulla capacità della mente di ricordare, classificare, riordinare, ecc. Si direbbe, tende a privilegiare un cervello più dell’altro, e, conseguentemente, a premiare maggiormente le capacità formali rispetto a quelle ‘culturali’ (nel senso dell’approccio narrativo di cui si accennava più sopra). Forse è anche per questa ragione che non è sempre vero che chi ha successo a scuola ha anche successo nella vita.

BIBLIOGRAFIA

Bruner J. (1997) La cultura dell’educazione. Nuovi orizzonti per la scuola. Milano: Feltrinelli.

Privacy e cookies

© Accademia Naven 2026
info@accademianaven.org
Accademia Naven srl, Piazza Venezia n. 6
38122 Trento. P. Iva 02708610221