Il mondo attuale è incentrato sulla velocità, sul fare e sull’avere subito. La lentezza è darsi il tempo per fare bene le cose e per il proprio benessere.
Nella nostra epoca, la vita di molte persone è caratterizzata da ritmi artificiali, si svolge spesso su tempi non spontanei e forzati.
Il fenomeno è ancora più evidente nei confronti dei bambini. Per averne la prova basta ad esempio analizzare una giornata qualsiasi. Soprattutto le madri e i padri che stanno allevando una bambina o un bambino lo sanno molto bene.
Il risveglio spesso è inevitabilmente brusco. I nostri figli vengono vestiti e imboccati in tutta fretta: se volessero provare a mangiare o a vestirsi da soli il più delle volte non è possibile perché non c’è il tempo. Che cosa c’è di più bello di lasciare il tempo, ad esempio, al nostro bambino o alla nostra bambina di provare ad infilarsi i calzini da soli? Si assiste invece, nelle nostre case, ad una scena ovunque identica: bambini passivi a cui i genitori infilano in fretta mutande e camicie, calze e scarpe, gonne o pantaloni.
E poi di corsa a scuola.
E poi a ginnastica.
E poi a musica.
E poi in fretta sul carrello al supermercato.
Ed è subito sera.
Il benessere ha i suoi costi. La vita, soprattutto nelle città, è fatta così. Gli adulti - e soprattutto le donne - non hanno il tempo per se stessi. Nel frattempo il tempo passa vorticosamente. Ed anche i bambini crescono senza che ce ne accorgiamo e senza che, apparentemente, abbiamo lasciato loro il tempo di crescere.
Da un altro punto di vista, quando in una famiglia nasce un figlio, nasce con lui anche una speranza, una scommessa per il futuro. Ben presto, tuttavia, ancora una volta, tutto è scandito dai tempi fissi: i ritmi dei pasti e del sonno sono molto spesso regolati dall’esterno, secondo rigorose scansioni suggerite dal pediatra oppure, ancora più spesso, sulla base dei ritmi di lavoro degli adulti.
In qualche caso lo sviluppo è inteso come una sorta di maratona: la gara consiste nell’accertarsi se il proprio figlio ha gattonato prima di un altro, a quale mese ha pronunciato la prima parola, quando ha messo il primo dente o se aveva già qualche capello prima della nascita. Nasce in questo modo una - pur non avvertita - confusione: lo sviluppo viene confuso con l’anticipo, la sana manifestazione di una competenza o di una abilità viene percepita in termini di anticipazione.
Eppure, è evidente che crescere bene non vuol dire crescere in fretta, fare una cosa bene non vuol dire farla in anticipo. La natura è più tollerante (e molte volte più saggia) di quanto lo siamo noi. Lascia il tempo ai bambini di crescere. Ammette che bambini e bambine abbiano tempi di crescita sana diversi. Non è detto che chi pronuncerà prima una parola avrà maggiori possibilità di essere più competente da un punto di vista linguistico.
Questa tentazione di ‘giocare all’anticipo’ coinvolge spesso anche la scuola. Viene percepita come buona scuola (un buon centro giochi, un buon asilo nido, una buona scuola dell’infanzia e anche una buona scuola elementare) quella che fa molte cose. E così molti adulti sono presi dalla voglia che i propri figli facciano presto a imparare le cose: sappiano leggere in anticipo, sappiano scrivere il proprio nome, conoscano i numeri, ecc. Ed è proprio qui che nasce il grande equivoco: spesso gli adulti provocano delle forzature, intervengono, per così dire, contro natura. È come quando le giornate di primavera sono troppo in anticipo: c’è sempre il rischio di una gelata. Si ha un vantaggio quando la cosa giusta viene fatta al momento giusto e non in anticipo. A volte aspettare significa guadagnare tempo. A volte aspettare i bambini significa prestare loro rispetto.
Per questo vogliamo fare un elogio alla lentezza.
Rispettare i tempi delle bambine e dei bambini significa:
- favorire una crescita sana;
- osservarli ed ascoltarli di più;
- essere loro vicini nel modo giusto;
- migliorare la loro qualità della vita e forse anche la nostra.
Significa anche imparare da loro che, per quanto possibile, la nostra vita non dovrebbe tradursi solamente in una corsa forsennata.