Sul doppio rischio e sulla doppia sfida di Maria Montessori.
Maria Montessori aveva motivo di essere orgogliosa della sua nuova opera quando, nel 1916 fu dato alle stampe un fra i suoi libri più importanti che fu intitolato L'autoeducazione.
Si tratta di un poderoso volume, un testo meditato e sistematico che metteva in discussione la scuola di base italiana del tempo. Era una sfida perché intendeva proporre qualcosa di nuovo, ma era anche un rischio perché questo comportava una postura critica nei confronti della scuola del tempo.
La pubblicazione de Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicata all’educazione infantile nelle Case dei Bambini del 1909 era stato un successo ampiamente riconosciuto oltre ogni aspettativa: il Metodo si era diffuso rapidamente attraverso la moltiplicazione in Italia e all’estero di Case dei Bambini. Era naturale che Montessori guardasse all’età che va oltre il periodo fra i tre e i sei anni, anche alla luce di richieste che da diverse parti le provenivano in questa direzione.
È nata così L’autoeducazione che costituisce la continuazione ideale del Metodo della Pedagogia scientifica del 1909.
Pur nella loro continuità ideale i due volumi sono profondamente differenti, non solo perché Il Metodo della Pedagogia scientifica si rivolge all’età dei bambini che vengono accolti nella scuola dell’infanzia, mentre L’Autoeducazione fa riferimento all’età della scuola primaria: vale la pena ricordare che il primo ha un carattere prettamente sperimentale (si tratta di un rendiconto della sorprendenti scelte pedagogiche e metodologiche che vennero adottate nelle Case dei Bambini), mentre il secondo ha un’impronta assertiva e il suo scopo è quello, per così dire, di adattare con gli opportuni aggiustamenti anche alla primaria i principi e le pratiche già precedentemente esperite con i bambini più piccoli.
È inoltre utile ricordare che il periodo della stesura de Il Metodo Maria Montessori si trovava in una fase di ripensamento profondo della sua vita poiché lo studio dell’infanzia “normale” l’aveva portata a lasciare concomitantemente la carriera medica, la direzione del movimento femminista e l’insegnamento universitario, tre scelte radicali e non certo facili perché il futuro che aveva di fronte, pur carico di presagi, non poteva garantirle delle certezze assolute. La pubblicazione de L’autoeducazione avviene a distanza di appena sei anni, ma in un clima profondamente diverso, poiché nel frattempo la sua vita era profondamente cambiata.
Occorre considerare anche un altro aspetto non meno importante. La Casa dei bambini era un esperimento totalmente nuovo (lo stesso nome è voluto al preciso scopo di non confonderlo con i diffusi Giardini d’infanzia dell’epoca), mentre non era certamente così per la scuola elementare. Il principale problema della Montessori era quello di “innestare” il meglio delle Case dei bambini in un’istituzione già esistente, dotata di regole e programmi precisi che solo in parte potevano essere modificati e che questa volta non potevano basarsi pienamente su un approccio sperimentale.
La preoccupazione di Maria Montessori è di muoversi in piena coerenza con il Metodo messo a punto praticato nelle Case dei Bambini qualche anno prima. Ma si propone anche di argomentare e giustificare le sue scelte su un piano teorico.
Ne esce dunque un volume poderoso lungo e dettagliato. L’esperienza ormai consolidata delle Case dei Bambini vede una Montessori sicura e determinata, impegnata a precisare ulteriormente i principi già espressi sette anni prima, confermando sostanzialmente i principi di base che aveva formulato ampliandoli ed approfondendoli.
Non si limita tuttavia solamente a questo ed emergeranno nuove consapevolezze e nuovi sguardi: propone nuovi materiali (continuando ad ispirarsi a quelli suggeriti da Séguin) ed avverte la necessità di argomentare più ampiamente le scelte pedagogiche ed organizzative messe in campo. Ne esce così un volume poderoso (il più voluminoso che la Montessori abbia mai scritto) organizzato in due parti.
La prima ha un carattere introduttivo e si propone di confermare la base scientifica del suo Metodo: dopo uno sguardo alla vita del bambino e ai modelli educativi del suo tempo, riprende il tema della Pedagogia scientifica (che in questo caso chiama “Sperimentale”), per affrontare poi in modo ampio e dettagliato una molteplicità di temi: la preparazione della maestra, l’ambiente, l’attenzione, la volontà, l’intelligenza, l’immaginazione, concludendo la prima parte con un capitolo intitolato alla “questione morale”.
La seconda sviluppa sul piano didattico le discipline (grammatica, lettura, aritmetica, geometria, disegno, educazione musicale, studio della metrica): un vero e proprio programma curricolare e guida operativa con suggerimenti, esempi e presentazione di materiali di sviluppo più avanzati rispetto a quelli a suo tempo presentati nel Metodo e corredati di dettagliate descrizioni d’impiego.
Si profila in modo evidente una sorta di doppio binario della proposta educativa montessoriana: sul versante pedagogico (la prima parte del libro) la riflessione procede attraverso lo sviluppo di temi differenti che “fluttuano” influenzandosi reciprocamente e integrandosi a vicenda, sul versante del metodo e delle strategie didattiche (la seconda parte del volume) l’impianto è rigorosamente disciplinare e il discorso è dettagliato, puntuale, circoscritto e ricco di esempi operativi. La Montessori si preoccupa di focalizzare i diversi elementi sia teorici che didattici in una visione nuova, in molti tratti personale.
L’opera è, come detto, in piena coerenza ed in continuità con il Metodo della pedagogia scientifica ma si può tuttavia cogliere un nuovo respiro. Rispetto a La scoperta del bambino, lo sviluppo argomentativo appare ancora più strutturato ed organico, anche attraverso una separazione netta fra teoria e pratica. I primi capitoli, teorici, sono di grande respiro e rappresentano per certi versi una rifondazione del primo manifesto pedagogico del 1909. L’approccio appare ancora più olistico (ma non per questo affronta di meno temi specifici) e lo sguardo spazia ancora di più fra i problemi della didattica quotidiana e i grandi temi della vita e dello sviluppo della mente.
Maria Montessori mette insieme elementi fra loro differenti: se da un lato li tratta separatamente sul piano didattico, riconoscendo ad ognuno di essi le proprie specificità, dall’altro - nella prima parte – li incorpora in un unicum globale. Assistiamo così ad una sorta di doppio binario della pedagogia montessoriana: sul versante del metodo e delle strategie didattiche (la seconda parte del volume) l’impianto è rigorosamente disciplinare e il discorso è dettagliato, puntuale, circoscritto e ricco di esempi operativi, mentre sul versante più propriamente pedagogico il pensiero procede aprendo uno spazio di interrogazione fra sistemi teorici differenti che “fluttuano” influenzandosi reciprocamente a vicenda.
L’arma utilizzata dalla Montessori non è l’eclettismo che mira a costruire sintesi aggregando più o meno forzatamente i diversi elementi, ma tende a focalizzare i diversi elementi teorici in una visione nuova, in molti tratti personale, che ne rendono difficile la sua collocazione in una corrente di pensiero. Insomma, Maria Montessori non è positivista, non è spiritualista e non è collocabile in una rassegna di posizioni possibili: è ormai pienamente … montessoriana.
Del resto, come detto era pienamente consapevole che si trattava comunque di una scelta rischiosa. In fin dei conti, presso la Casa dei bambini aveva potuto fare quello che voleva, perché il suo esperimento non era una scuola ma, come dice il nome, una casa, ossia qualcosa di diverso che intendeva andare oltre. Se da un lato, guardare alla scuola elementare costituiva uno sbocco naturale del lavoro svolto presso la Casa dei bambini, dall’altro si trattava comunque di una sfida perché occorreva inserire il proprio modello di libertà all’interno di un’istituzione incentrata sui vincoli e sui doveri in cui il bambino era soggetto alle regole di una didattica rigida e trasmissiva e in cui doveva assumere il ruolo di esecutore.
Il fatto è che esistevano già dei programmi per la scuola elementare ed erano prescrittivi. I margini di manovra erano perciò inevitabilmente più stretti.
Il dilemma di Maria Montessori è perciò evidente e l’Autoeducazione ne rappresenta la mirabile soluzione.
Quest’opera è in altre parole il segno di un duplice sforzo.
Montessori riprende perciò i contenuti della didattica del tempo (organizzata per discipline) e li rilegge alla luce dei suoi principi ispirati all’autonomia del bambino e al rispetto dei tempi individuali. Si avventura in un lungo lavoro di dettaglio, prestando particolare attenzione alla grammatica, all’aritmetica e alla geometria, senza dimenticare il disegno e la musica (mentre non c’è traccia nella sua proposta della storia e della geografia). Sviluppa esercizi, schede, esempi di attività, tracce di lezione e così via: il suo scopo è quello di aderire ai contenuti previsti dai programmi del tempo e riletti per quanto possibile alla luce dei propri principi educativi e del proprio metodo che considerava ancora in una fase sperimentale. Ne esce un progetto che, se da un lato ripercorre contenuti noti, dall’altro ne subisce una scossa profonda, cambia di segno, si presenta sotto una veste che ai contemporanei doveva apparire completamente nuova. In altri termini, in nome della continuità sui contenuti, ne svuota e ne ribalta la forma, finendo per costruire qualcosa di completamente nuovo.
Era anche tuttavia pienamente consapevole che un’operazione del genere era destinata ad avere delle conseguenze. Da un lato occorreva non appiattirsi sulle concezioni e sulle prassi didattiche della scuola elementare, dall’altro era importante non demonizzarle e non demolirle platealmente.
La sua scelta è stata quella di “lavorare” dall’interno, senza stravolgere ma riformulando, ricollocando e proponendo nuove aperture e prospettive nuove. Alla distruzione ha scelto la strada più lunga ma più promettente della manutenzione e della riorganizzazione.
Ma tutto questo non le appariva ancora sufficiente: occorreva argomentare non tanto le scelte didattiche che aveva indicato, quanto piuttosto le ragioni a monte che le ispiravano. In altre parole, occorreva argomentare e giustificare i cambiamenti e l’orizzonte complessivo apportato attraverso la definizione delle ipotesi a monte che li avevano ispirati.
Nasce da qui quel formidabile contributo organico e sistematico su cui fonda il suo discorso pedagogico e che costituisce quel poderoso nucleo introduttivo rappresentato dai dieci capitoli che precedono e giustificano le sue proposte didattiche per la scuola elementare.
Senza dubbio si è trattato di una battaglia vinta, e senza dubbio attraverso di essa Maria Montessori raggiunge il suo più alto grado di riconoscimento e di conferma sul piano del proprio modello pedagogico.
Da questo momento la struttura fondamentale del metodo è definita e le sue successive opere rappresentano conferme e ampliamenti ma non ripensamenti.
Va da sé che rileggere ora un libro che è stato scritto oltre un secolo fa può non essere agevole perché da allora molta, molta acqua è passata sotto i ponti. Tuttavia, le parole di Maria Montessori arrivano fino a noi e ci toccano direttamente perché riescono ad arrivare fino a noi e non sono solo gettate nella storia ma hanno qualcosa da dirci ancora oggi: ci fanno conoscere e ci fanno pensare e possono diventare esperienza autentica anche per noi. Maria Montessori ci parla di una realtà che per noi è ormai di un passato lontano, ma le sue parole hanno ancor oggi una relazione vitale con il presente. Ciò che la Montessori ha scritto oltre un secolo fa può essere ben compreso ancora oggi, in maniera nuova e diversa alla luce delle situazioni concrete del nostro tempo. Sta a noi, insomma, attualizzare il passato alla luce delle preoccupazioni e delle aspettative del presente.
Un’ultima annotazione: Maria Montessori scriveva il libro per la scuola elementare nello stesso periodo in cui tutta l’Europa entrava in guerra. In un momento storico di gravi incertezze e di crisi profonde che ha portato l’uomo a combattere l’uomo, la grande pedagogista propone il modello dell’autoeducazione come processo interiore auto regolativo a partire dall’infanzia.
Edizione originale: Montessori M. (1916). L’autoeducazione nelle scuole elementari. Roma: E. Loescher & C – P. Maglione e Strini.