(Diario di un'educatrice)
Qualche tempo fa è stata una sorpresa per me constatare il comportamento spontaneo di una bambina di poco meno di circa venti mesi e che frequenta il nostro nido da quando ne aveva dieci. Nell’attraversare la stanza ha involontariamente urtato una delle sedioline che si trovavano ordinatamente poste con il sedile sotto il tavolo: si è girata ed è rimasta per un attimo interdetta. Poi è tornata indietro a rimetterla a posto come era prima. Poco dopo, anche quando un altro bambino ha urtato la sedia ed ha proseguito per i fatti suoi, è rimasta per un momento sospesa, poi ha interrotto l’attività che stava svolgendo per rimettere a posto la sedia. Se i bambini si trovano nella situazione giusta amano l’ordine.
Ordine significa che ogni cosa deve essere al suo posto e ci deve esser un posto per ogni cosa: è questa una delle prime cose che ogni nuova educatrice che va a lavorare al nido deve imparare.
A volte, nella stanza, se non si sta attente regna il caos. Cose sparse dappertutto, i bambini pestano le cose ed anche noi adulti dobbiamo stare attenti per evitare di calpestare le cose. Il nido è un luogo dove gli oggetti abbondano: ci sono gli arredi, i giocattoli, gli strumenti per gli adulti e i materiali per i bambini; ci sono gli oggetti di uso comune e quelli di ognuno. Il rischio è quello di abituarsi alla sovrabbondanza delle cose e non accorgersi più delle cose che ci sono. È un po’ come quando si ascolta troppa musica. Posso ascoltare una canzone con attenzione e questo mi permette di gustarla e di apprezzarla: dopo un po’ di tempo però i pensieri iniziano ad andare altrove mentre la musica continua a fluire e si limita ad “accarezzare le orecchie” senza che l’attenzione sia concentrata su di essa e finisce per diventare, se così si può dire, “musica d’arredamento”. È una musica che viene a fare parte del contesto: non vi prestiamo più attenzione perché già la conosciamo e, proprio perché la conosciamo non ci suscita meraviglia e stupore ma scorre e fluisce per conto suo e diventa perciò uno sfondo al quale non facciamo più caso. Allo stesso modo è facile abituarsi alla confusione, a non vedere più le cose. Finisce per andare sullo sfondo, a far parte dell’arredamento e perciò finiamo per non farci più caso.
Mettere e rimettere in ordine è perciò un impegno costante di tutte noi ed è un’occupazione che ci accompagna per buona parte della giornata. Bisogna però precisare di che tipo di ordine si tratta. Non intendiamo dire che siamo lì, ogni momento, a riassettare ogni cosa che appaia fuori posto. Intendiamo essere lontane dal comportamento maniacale di chi rimette al loro posto le cose che stanno già al loro posto, lava le cose lavate o pulisce sul pulito. Pensiamo a un tipo particolare di ordine, quell’ordine cioè che è funzionale per la realizzazione di un buon servizio educativo e che è utile per i bambini. Gli spazi del nido sono spazi di vita e le cose devono essere in modo da garantire, nei diversi momenti della giornata il benessere dei bambini.
I bambini più piccoli non devono trovarsi sommersi dal caos percettivo. Quando entrano in stanza al mattino devono trovare le cose che sono abituati a cercare; l’occhio che percorre in un attimo la stanza deve rassicurare perché tutto riconosce e si rende conto che nulla è cambiato. Poi, però, ad un secondo sguardo può accorgersi di qualcosa che lo attira e che merita di prestarvi attenzione: questo accade se l’educatrice ha preparato in modo sapiente qualcosa per lui, come un angolo appositamente organizzato, un piccolo tappeto messo lì apposta, un cuscino nel quale affondare, un sonaglio da esplorare, una stoffa da controllare, un barattolo da perlustrare.
È per queste ragioni che l’ordine nella stanza non deve essere un fatto automatico ma deve stare all’interno della nostra consapevolezza vigile. All’inizio avevamo la pretesa che il bambino mettesse in ordine, che alla fine di un gioco o di una attività dovevamo insieme riporre ogni cosa al suo posto. Ci siamo ben presto accorte però che era una pretesa vana. I bambini facevano qualcosa, ma dopo un po’ si stancavano e perdevano interesse per l’attività con il risultato che alla fine facevamo tutto noi. A parole dicevamo che dovevamo mettere in ordine insieme, mentre nella realtà eravamo noi a riordinare le cose mentre i bambini nella sostanza non facevano la loro parte, ma facevano altro.
Le cose, tuttavia, hanno cominciato a cambiare quando anche noi come adulte abbiamo cambiato la prospettiva, quando cioè abbiamo dato un significato diverso al riordino. L’ordine nella stanza non è solamente qualcosa che ha a che fare con l’intenzione di opporsi alla confusione e al caos, ma ha a che fare con l’ordine della mente.
Sappiamo infatti quanto i bambini in realtà apprezzino l’ordine. Ricordano con piacere dove stanno le cose e con piacere amano riporle al posto giusto e nel modo giusto. Ha ragione Maria Montessori quando afferma che la mente del bambino funziona più per sottrazione che non per accumulo. La testa dei bambini è piena di informazioni: i bambini sono curiosi ed esplorano continuamente il mondo che sta loro intorno e ne registrano spontaneamente anche i dettagli più minuti. La mente dei bambini assorbe tutto ma le impressioni che riceve sono prive di organizzazione ed occorre perciò “metterle al posto giusto”, collegarle fra loro in modo coerente e, soprattutto, lasciar cadere quelle che non hanno una ricaduta significativa. La mente del bambino funziona un po’ come un radar o una telecamera: registra tutto quanto sta nel suo campo visivo. Ma poi occorre fare una selezione fra le immagini che sono per qualche ragione pertinenti e quelle che non lo sono, che non hanno significato e non dicono nulla. In questo senso, l’apprendimento si configura come una selezione di dati e di informazioni: imparare significa dare un significato alle cose e tralasciare quelle che non ne hanno nessuno. Imparare per il bambino significa perciò mettere ordine nelle informazioni sovrabbondantemente presenti nella mente, scartando quelle che non appaiono pertinenti.
Avere un posto per ogni cosa è perciò importante: è importante che ogni sedia sia al suo posto, che i cubi della torre alla fine delle attività siano ben impilati secondo l’ordine che va dal più grande al più piccolo e non sparsi per il pavimento. Così come è importante che in una scatola che contiene un gioco o una proposta di attività i pezzi ci siano tutti e che non ne manchi nessuno. Oppure che a tavola la brocca contenga l’acqua e che non sia vuota, che ci siano tutte le forchette e che non ne manchi nessuna, che ogni bicchiere sia di fronte al piatto e non ce ne sia nessuno che si trovi in una posizione differente.
Siamo perciò arrivate a condividere la consapevolezza che l’idea di ordine ha più di un significato.
Con ragione Maria Montessori affermava che il compito dell’educazione non consiste nell’aggiungere delle nuove cose, perché la mente del bambino è già immensamente ricca. Educare significa invece aiutare il bambino ad ordinare le cose che già possiede come già sa spontaneamente fare. Via via che cresce acquista organizza in modo sempre più ricco la sua idea di ordine: mette oggetti simili in sequenza dal più grande al più piccolo, li ordina dal più chiaro al più scuro, chiama le cose per nome, ama nominare i numeri imparando a recitarli nella sequenza giusta e tutto questo costituisce un importante punto di partenza da cui si svilupperà tutto il resto.