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Bambino
Lessico pedagogico

Il bambino è una persona fonte di diritti fin dalla nascita. Per Maria Montessori il bambino è padre dell’uomo. 

1.
L’idea di persona rimanda ad una molteplicità di significati: ci limitiamo perciò qui ad affermare che ogni soggetto, in quanto persona, gode non solo di alcuni diritti fondamentali quali l’alimentazione e la salute, l’integrità fisica e lo sviluppo dei sensi, e così via, ma anche altri diritti quali l’autodeterminazione, l’appartenenza, la libertà di pensiero, la possibilità di partecipare alla vita comune, ecc.). Un individuo è trattato come persona quando sono rispettati i suoi diritti, ma anche quando è riconosciuto come essere umano in senso pieno e si prova rispetto per le sue preferenze e le sue scelte. Uno dei diritti fondamentali è la formazione. È ovvio che in questo caso non possiamo riferirci ad una formazione qualsiasi, poiché non tutti i contenuti formativi hanno lo stesso peso e non portano allo stesso risultato. Ci riferiamo, in questo caso, ai ‘saperi della vita’, alle conoscenze utili non solo per essere tecnicamente preparati in qualche ambito, ma per preparare ad essere in grado di vivere ‘una vita buona’. È evidente, perciò, che i contenuti fondamentali dei processi formativi al nido riguardano gli strumenti necessari per ‘vivere bene’ in rapporto all’età dei bambini. È ovvio che per vivere bene servono molte cose: noi ci limiteremo qui a proporre alcune linee di azione (aperte ad integrazioni e miglioramenti) che possono contribuire a realizzare un nido di qualità (secondo il principio del vivere una vita buona).
Partiamo dall’idea che dovremmo vivere in una società in cui tutte le persone dovrebbero essere messe in condizione di poter fare ciò che sono capaci di fare (e in questo senso le prime esperienze di vita sono rilevanti), in cui cioè ognuno è considerato degno di rispetto ed ognuno è messo nelle condizioni di vivere in modo veramente umano. Una simile società tratterebbe ogni persona come fine e guarderebbe la singola persona (il singolo individuo) come depositario delle proprie capacità individuali. L’azione (competente) è finalizzata diventa valida in sé stessa, in quanto permette alle persone di rendere la propria vita pienamente umana.

 
2.
In tutti i suoi scritti Maria Montessori parla del bambino e lo fa da una molteplicità di punti di vista. In specifico, conia alcune espressioni che diventeranno tipiche del linguaggio montessoriano e che esprimeranno dei concetti specifici. Indichiamo qui di seguito le principali e più diffuse.
Maria Montessori parla nei suoi scritti di “Bambino costruttore dell’uomo” (o anche “Bambino padre dell’uomo”). “Non esiste uomo che non sia stato formato dal bambino che era una volta”. “La madre crea il neonato, ma è il neonato che produce l’uomo”. Il bambino quando nasce è nulla: è deboli, indifeso, incapace di qualsiasi cosa, totalmente dipendente dall’adulto e bisognoso di tutto. Poi, non solo cresce fisicamente ma costruisce il suo mondo psichico attraverso conquiste progressive che ne fanno la sua grandezza: è in questo senso che il bambino viene definito da Maria Montessori costruttore dell’uomo.
Questo non significa sminuire la funzione dei genitori: se essi non sono i costruttori dell’uomo, sono tuttavia i collaboratori alla sua costruzione. Maria Montessori richiama la figura dell’operaio che, secondo l’idea evocata dal marxismo è il produttore delle ricchezze e del benessere, per paragonarla al ruolo del bambino: il bambino è l’operaio che ha la funzione di costruire l’uomo. La differenza però è sostanziale, poiché mentre l’operaio produce materiali destinati ad essere consumati e quindi a sparire, il bambino produce l’umanità intera.
Deriva da qui da un lato la responsabilità dei genitori di garantire le necessarie condizioni per uno sviluppo sano, dall’altro la funzione della società di intervenire assumendosi la responsabilità educativa, un’educazione che deve essere intesa come un “aiuto alla vita” (vale a dire alla vita psichica).

3.
“Bambino maestro” è un concetto che Maria Montessori utilizza più volte nei suoi scritti per sottolineare l’importanza dello studio dell’infanzia sia ai fini di un’educazione rinnovata sia per la realizzazione di un mondo nuovo. Esiste una forza psichica che aiuta il bambino a crescere fin dai primi momenti di vita. Si tratta però di una forza (ai suoi tempi) ancora sconosciuta e poco studiata. È importante soprattutto l’energia del tutto singolare del neonato di assorbire l’ambiente e di costruire il suo sviluppo a spese dell’ambiente. In questo senso, il bambino sa essere maestro di sé stesso, poiché – quando si trova in situazione naturale – ha bisogno solamente di aiuti indiretti e, se libero, riesce ad essere maestro di sé stesso, diventando così artefice della propria crescita in un processo di autoeducazione. Maria Montessori parlerà a questo proposito del “maestro interiore” che accompagna e guida ogni bambino.
Il bambino è maestro anche in un altro senso: l’umanità dovrebbe guardare i bambini per comprendere come dovrebbe agire. I bambini in situazione naturale sono positivi, lavorano e collaborano insieme, sono gioiosi e fra loro regna la pace. Dai comportamenti di collaborazione e di pace dei bambini gli adulti e la società dovrebbero trarre importanti insegnamenti per il benessere sociale in generale e quindi per l’uomo in quanto tale, cioè per l’intera umanità.

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