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Supernatura
Lessico pedagogico

Attraverso questo termine Maria Montessori intende andare oltre la concezione naturalistica dell’educazione in quanto vi sono aspetti per i quali non vi può essere reale crescita senza l’intervento diretto dell’adulto.

1.
Pur attribuendo la massima importanza di un’educazione naturale che rispetti profondamente i ritmi biologici del bambino, le sue tendenze naturali evitando in questo modo qualsiasi costrizione e forzatura, Maria Montessori è consapevole che non occorre fermarsi ad una concezione puramente naturalistica poiché vi sono apprendimenti che non potranno mai essere acquisiti senza l’aiuto diretto ed esplicito dell’adulto: si tratta delle acquisizioni artificiali in quanto “opera della civiltà”, come ad esempio il disegno o la scrittura e la lettura. In questo caso il bambino è chiamato a fare degli “sforzi […] con sacrificio degli impulsi naturali” (Maria Montessori, La mente del bambino, mente assorbente, 1950).
È l’ambiente della civilizzazione che viene costruito al di sopra e “alle spese” della natura. Si tratta degli aiuti e delle facilitazioni che vengono messi a disposizione del bambino per rendergli facile l’adattamento. Questo vale fin dalla nascita. Per “accogliere degnamente l’uomo che nasce” occorre la necessaria attenzione nella gestione del parto e dei primi tempi di vita riparando il bambino dalle temperature, dai rumori, dalla luce e da ogni altro stimolo forte, poiché la nascita è già di per sé il primo trauma della vita.
L’uomo nella sua evoluzione ha progressivamente modificato l’ambiente per renderlo adatto alle sue esigenze. L’uomo non vive più nella natura ma il suo ambiente di vita non si può considerare pienamente artificiale. Non è passato meccanicamente da un ambiente ad un altro. Ha piuttosto costruito un proprio ambiente tenendo conto della natura. Questo è avvenuto anche perché l’uomo non trova nella natura tutto ciò che gli serve (come avviene ad esempio per gli uccelli e per gli altri animali che vivono in stato naturale) ma lo trova nel lavoro dell’uomo. Dunque, mentre gli animali dipendono dalla natura, l’uomo dipende dall’uomo. “Perciò ciascun individuo si trova legato agli altri, e ciascuno contribuisce con il proprio lavoro al complesso in cui vive l’umanità, l’ambiente super-naturale” (Maria Montessori, Il segreto dell’infanzia, 1936).
Anche per questo motivo (il suo vivere in un ambiente super-naturale) l’uomo è padrone della propria esistenza e può dirigerla secondo la sua volontà e non secondo le regole fisse della natura come avviene nel caso degli animali.
Come gli animali sono guidati dagli istinti, cioè da “regole” a loro affidate dalla natura e a cui si devono inevitabilmente attenere, la regola che la natura ha dato all’uomo è quella del lavoro: “… l’uomo nasce con una finalità concentrata nel lavoro, perché è la natura che lo spinge a costruire qualcosa che dipende da lui e che deve essere unito all’esistenza e ai fini della creazione”. (Maria Montessori, Il segreto dell’infanzia, 1936). È così che l’uomo partecipa ad un’armonia universale a cui contribuiscono tutti gli esseri viventi che costituiscono la biosfera. Tutti gli organismi viventi osservano le leggi universali e sono “operai dell’universo”. E l’uomo non può sottrarsi a questo compito. Così come le piante e gli animali producono di più di quanto non possano consumare (si pensi alla frutta dell’albero, al miele delle api, ecc.), anche l’uomo è chiamato a produrre un surplus nel senso che non si limita solo alla garanzia dell’esistenza ma vi aggiunge – diremmo noi nel nostro linguaggio attuale – la cultura, l’educazione, ecc. -. È in tal modo che, attraverso il lavoro, l’uomo costruisce la super-natura e, in quanto tale, il lavoro è parte integrante ed agisce in funzione dell’ordine cosmico.

2.
Il termine “supernatura” utilizzato da Maria Montessori è da intendersi non come qualcosa che sta sopra ma come qualcosa che affianca. Jean-Jeacque Rousseau aveva detto che la natura è buona e educa mentre la società corrompe e per questo la guida dell’Emilio è la campagna, il bosco e l’ambiente rurale. Il merito di Rousseau è quello di avere sostenuto l’importanza dell’esperienza spontanea ed esercitata in prima persona contro la vecchia concezione secondo cui il potere è interamente nelle mani dell’educatore mentre il bambino è una pianta da raddrizzare e un vaso da riempire. Rousseau aveva assolutamente ragione quando ha affermato nell’Emilio che l’educazione è tale solamente quando è condotta nella libertà (compresa il rispetto dei tempi e dei ritmi personali di ognuno) e si muove nella direzione della conquista dell’autonomia. Se da un lato le predisposizioni naturali del bambino costituiscono la molla che permette al bambino di fare bene il suo mestiere di crescere, dall’altro non va dimenticata la complessità della realtà e di conseguenza il ruolo dell’educatore come guida, benché discreta e non autoritaria o invadente.

 

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