Un servizio accogliente risponde insieme alle caratteristiche della sicurezza, della stabilità, della flessibilità e della familiarità.
Le qualità dello spazio riveste un ruolo di importanza cruciale per determinare il benessere dei bambini e delle bambine all'asilo nido. Non deve solo rispondere a caratteristiche tecniche ed essere conforme alle disposizioni di legge (che, pur fra loro simili nella sostanza, variano da regione a regione). La responsabilità della sicurezza non riguarda solamente il gestore e i professionisti o tecnici incaricati ma coinvolge tutti in elazione ai rispettivi rulli previsti dalla legge e dalle norme vigenti, compreso il personale educativo e di servizio.
Gli spazi devono anche rispondere a requisiti pedagogici e, da questo punto di vista, le opportunità non sono univoche, poiché vi sono molti modi buoni di realizzare un nido e, conseguentemente, vi sono molti modi corretti e opportuni di organizzazione degli spazi e di adeguamento degli ambienti, senza che vi sia di necessità un modello assoluto che si presenti come il migliore di tutti. Modi diversi rispondono ad esigenze ed aspetti diversi.
Pur tralasciando qui gli aspetti più propriamente normativi (che esulano dagli obiettivi che ci proponiamo qui), possiamo parlare anche di una sicurezza educativa come condizione imprescindibile del benessere fisico ed emotivo dei bambini.
Per un nido sicuro
Va da sé che la sicurezza rappresenti la prima imprescindibile garanzia dello star bene al nido. La sicurezza degli spazi dipende in primo luogo dal costruttore e dal gestore che debbono garantire un nido d'infanzia sicuro nel quale sia tutelata in massimo grado l'incolumità dei suoi ospiti.
Devono perciò essere rimossi tutti gli elementi che possono rappresentare un possibile rischio.
È compito di tutti coloro che operano al nido prestare un'attenzione mirata e costante:
I rischi connessi con la sicurezza non sono sempre il frutto di una fatalità non prevedibile, ma sono rappresentati anche dalla mancanza di attenzione adeguata nei confronti delle norme previste. Ogni adulto che a diverso titolo opera nel nido d'infanzia deve sentirsi corresponsabile nel garantire in massimo grado la sicurezza. È possibile segnalare tre principali errori che possono contribuire ad appannare, pur in modo diverso, la qualità del servizio.
(a) Il primo è rappresentato da un atteggiamento di sufficienza, caratterizzato da un'applicazione solamente formale e distante delle norme di sicurezza. È l'atteggiamento di chi fa le cose semplicemente perché occorre farle, senza tuttavia l'impegno della riflessione sull'applicazione contestuale di quanto sta facendo. Per questo si limita ad un'applicazione passiva ed acritica delle norme che vengono intese più come un'opportunità di evitare problemi che un'autentica garanzia per bambini ed adulti. Non è rintracciabile un sufficiente sforzo per adattare al meglio le norme alla situazione concreta ed è carente una sensibilità autentica nei confronti della cultura della sicurezza.
(b) Il secondo è rappresentato dall'eccesso di zelo. Tutto diventa norma di sicurezza e tutto è proibito, quasi come se la qualità del nido d'infanzia dipendesse tout court esclusivamente dall'applicazione delle norme di sicurezza. In questo caso può accadere che, in nome della sicurezza, vengano negate ai bambini delle opportunità che invece sul piano educativo sono valide ed importanti.
(c) Il terzo, infine, è rappresentato dall'insofferenza nei confronti delle disposizioni in materia. Assumono questo atteggiamento soprattutto coloro che ritengono che le norme rappresentino solamente un orpello e che non vi sia bisogno della loro applicazione per garantire la sicurezza, già assicurata per altre vie dalla propria personale attenzione e dalla propria personale disponibilità alla cura.
Per un nido accogliente
Il nido è un luogo di vita nel quale il bambino deve passare il tempo in un clima di totale fiducia. In questo senso, lo spazio è organizzato da regole che sono nello stesso tempo funzionali (che rispondono cioè alle effettive esigenze dei bambini che lo abitano) e fisse (che sono cioè organizzati sulla base di regole ferme e condivise.
Con la ricorsività degli eventi che in esso quotidianamente o periodicamente si ripetono gli spazi rappresentano un luogo di vita nel quale il bambino sa riconoscersi attraverso le abitudini della vita di ogni giorno. Gli oggetti in esso collocati sono perciò insieme prevedibili e predittivi. Da un lato i bambini sanno riconoscere oggetti, situazioni e climi che fanno parte della propria esperienza quotidiana, dall'altro lo spazio diviene un segno di ciò che accadrà fra un po'.
Da questo punto di vista lo spazio contribuisce insieme a dare conferme ed alla costruzione della memoria. Da un lato cioè il bambino non si sorprende degli eventi quotidiani perché gli entrano dentro, finiscono cioè per far parte della sua esperienza personale consueta ed abituale; dall'altro inizia a prevedere, cioè a crearsi delle aspettative prefigurando mentalmente ciò che presumibilmente accadrà di lì a poco.
È importante garantire al bambino tali momenti fissi per garantirgli la sicurezza che scaturisce dagli eventi ripetuti e prevedibili. Da questo punto di vista è utile che la giornata sia abbastanza fissa senza eccessive variazioni in modo da consentire al bambino di collocarsi negli eventi in relazione allo scorrere del tempo (ad esempio: quando si va al bagno e si mette il bavaglino significa che si mangerà; quando ci si mette la giacchetta significa che si va in cortile oppure si va a casa, e così via.
Stabilità
Il primo criterio di fondo di un nido sempre accogliente è quello della stabilità che è garantita soprattutto dall'ordine:
Flessibilità
Il secondo criterio è quello della flessibilità (che non è necessariamente in contrasto con la stabilità). Se da un lato la stabilità offre le sicurezze sopra descritte occorre tuttavia prestare attenzione alle situazioni portate alle estreme conseguenze. Impostazioni troppo rigide e sempre uguali a sé stesse possono correre il rischio di non tenere conto delle esigenze dei bambini che sono mutevoli e cambiano via via nel tempo.
Il rischio, spesso inconsapevole, può essere quello di un alibi in qualche caso ricorrente di rispondere in realtà più alle esigenze degli adulti (di continuità, di conservazione di abitudini, di fatica o difficoltà al cambiamento) che dei bambini. In questo caso i bambini rappresentano, appunto, una giustificazione per le rigidità e le resistenze al cambiamento degli adulti.
Riconoscibilità
Significa familiarità e senso di appartenenza. Le caratteristiche fisiche (il colore delle pareti, la collocazione degli arredi, la distribuzione dei materiali, ecc.) e sociali (gli spazi delle persone, il posto degli oggetti personali e di quelli comuni, gli ambiti previsti per le attività in generale e quelli per le attività specifiche, come gli angoli o i laboratori, ecc.) sono tali da conservare, per la memoria del bambino, un carattere specifico e quindi, appunto, riconoscibile. Si tratta di tutto ciò che contribuisce a costruire un clima e che conseguentemente favorisce, nel tempo il senso di appartenenza.
Tale senso di appartenenza è inizialmente interpsichico (il bambino cioè condivide gli stessi valori che condividono gli adulti e gli altri del gruppo dei pari: in questo senso procede per imitazione e per adesione; è in altre parole influenzato socialmente, sente la pressione di chi gli sta intorno e vi si adegua) e solamente in seguito diventerà via via intrapsichico (il bambino ha assimilato i valori e li sente propri; ormai ha assorbito il clima che finisce per venire a costituire una parte di sé ed è quindi meno soggetto alle sole pressioni esterne).
Quando la riconoscibilità è condivisa (tutti percepiscono lo stesso clima, tutti hanno acquisito un simile senso di appartenenza) si viene a creare la comunità.
Il clima ed il senso di appartenenza dipendono solamente in parte dagli spazi fisici e dagli oggetti materiali. Molto dipende invece da come sono vissuti, ossia dalla carica emotiva che si attribuisce loro.
In questo senso, l'educatore ha il compito di:
Riconoscibilità e differenze.
Si tratta di due opposti che hanno la necessità di integrarsi.
La mancanza di riconoscibilità (l'assenza di punti di riferimento) genera caos, dispersione, perdita del senso di appartenenza e quindi mancanza di adesione, partecipazione ed affezione ad un determinato spazio o contesto di vita.
L'eccesso di riconoscibilità può essere caratterizzato da un certo schematismo nell'organizzazione degli spazi e del contesto di vita quotidiana del bambino. La ripetizione di schemi sempre uguali a sé stessi e privi di qualsiasi variazione, a causa dell'eccesso di prevedibilità, genera monotonia, noia stanchezza, desiderio di cambiare.
Entrambe queste situazioni, per quanto opposte, hanno la comune caratteristica di essere depersonalizzanti e deresponsabilizzanti e, proprio per questo, non sono in grado di coinvolgere il bambino.
È importante perciò, all'interno della riconoscibilità, caratterizzata da schemi fissi e per questo rassicuranti, ammettere situazioni di variabilità e di flessibilità. Solo in questo modo il bambino potrà differenziare gli elementi portanti (e perciò fondativi, profondi) da quelli complementari e di contorno (e perciò modificabili senza che per questo vengano toccate o contraddette le strutture più profonde).
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