In che cosa consistono, che cosa contengono, come sono organizzati.
Nella convinzione comune e nella pratica diffusa non sembrano esserci delle differenze sostanziali fra angolo e centri di interesse; per molti i due termini sono equipollenti e intercambiabili, sono due modi differenti per riferirsi alla stessa cosa. Eppure, se osserviamo bene, i due termini non hanno lo stesso significato.
Il primo (l’angolo) fa riferimento allo spazio e richiama l’idea di una determinata area – non centrale – della stanza adibita a qualcosa e il riferimento è con evidenza quello dell’organizzazione degli spazi secondo una certa intenzione e secondo un certo progetto che l’adulto ha in mente da mettere a disposizione dei bambini.
Il secondo (il centro di interesse) fa invece riferimento al bambino. Se sul piano puramente materiale sono la stessa cosa non lo sono tuttavia sul piano progettuale. Nel primo caso l’organizzazione degli spazi e l’offerta dei materiali e dei giocattoli muovono dall’idea di uno spazio accogliente, ricco, equilibrato, esteticamente gradevole; nel secondo i criteri di riferimento hanno come oggetto i singoli bambini con le loro predisposizioni, i loro gusti, le loro preferenze e, in una parola, i loro interessi.
Il centro di interesse è il risultato di ciò che l’adulto decide di organizzare in seguito all’analisi dei principali interessi e dei bisogni dei bambini. Presuppone perciò una base scientifica (e non esclusivamente organizzativa) dell’intervento educativo dell’adulto. In altre parole, il centro di interesse muove da una base sperimentale e richiede un’articolazione attenta sul piano metodologico e didattico. Attraverso il centro di interesse l’insegnante fa convergere diversi contenuti di esperienza che programma e che propone in un unico interesse centrale sul quale tutti i bambini convergono secondo le caratteristiche e i ritmi di ognuno, vale a dire in libertà. L’organizzazione dei centri di interesse sarà perciò differente a seconda che si tratti di una sezione omogenea o di una sezione mista per età. Ciò che conta è tuttavia una proposta o un insieme di proposte finalizzate a soddisfare i bisogni di ogni bambino in una situazione di libertà, creando perciò un contesto tale per cui si senta inserito e integrato, motivato e partecipe.
In sé, nel rapporto fra angoli e centri di interesse le cose non cambiano. A causa delle loro intenzionalità differenti cambiano invece nel modo di impiego. L’angolo è un sistema di attrazioni al quale il bambino accede per il piacere di accedere e l’insegnante ha cura di tenerlo sempre in ordine ed efficiente, di integrarlo o riorganizzarlo secondo le necessità e le opportunità. Il centro di interesse (o i poli-centri) ruota intorno a un asse complesso, costituisce un luogo di convergenza esperienziale, rappresenta un investimento progettuale, è il frutto delle intenzionalità educative e dei progetti didattici dell’insegnante.
Sul piano della quantità, della loro organizzazione e degli oggetti che contiene non ci sono delle differenze significative rispetto a quanto riportato a proposito degli angoli. La differenza ha a che fare con gli obiettivi a monte e con le sue funzioni d’uso. I materiali e gli oggetti presenti riflettono e sono a supporto del progetto che sta a monte; i materiali a disposizione fanno riferimento alla situazione problematica e contribuiscono a far pensare il bambino, a porsi delle domande, a cercare soluzioni possibili, a correggere l’errore, a formulare ipotesi alternati, a imboccare strade nuove. Lo scopo dei centri d’interesse è perciò di stimolare l’osservazione, l’esplorazione dell’ambiente, la creazione di collegamenti e associazioni, l’espressione attraverso la produzione linguistica, il lavoro pratico, ecc.
© Accademia Naven
BQB