Accademia Naven
Le parole dell'educazione
Nebula

Con questo termine Maria Montessori fa riferimento all’insieme delle tracce che il bambino raccoglie dall’ambiente per riorganizzarle.

 

Etimologicamente il termine significa nebbia e viene usato in astronomia per indicare la nebulosa che a sua volta fa riferimento all’energia emessa da un insieme di corpi celesti. Maria Montessori prende in prestito questo termine dall’astronomia e lo definisce come l’insieme delle particelle siderali che
… sono separate l’una dall’altra, che esse non producono consistenza, ma tuttavia formano insieme qualcosa che, a grande distanza, è visibile come corpo celeste” (M-49).
Alla nascita il bambino è come una nebula nel senso che ha delle energie creative sparse e in modo simile alle particelle che circondano le stelle. Con la nascita, tuttavia, la nebula si risveglia, vale a dire gli “istinti ereditari” si svegliano ed il bambino inizia il suo sviluppo a spese dell’ambiente esterno. Le energie nebulari paiono cioè essere, secondo Maria Montessori delle energie fra loro inizialmente non interconnesse ma che poi, in relazione a determinate situazioni, convergono e si interconnettono in seguito a precise situazioni ambientali. Un esempio è quello dell’apprendimento della lingua.
Inizialmente, il linguaggio è come una nebula, nel senso che è un sistema di particelle sparse nell’ambiente di vita del bambino. Il bambino inizierà a distinguere, dal caotico e confuso universo dei rumori, mondi di suoni e rumori dell’ambiente quelli che fanno parte del linguaggio parlato che pure gli giungono frammisti a tutti gli altri. Poi il bambino inizierà ad “incarnare” il linguaggio assimilandolo e facendolo proprio. A differenza degli animali, il bambino rimane muto per molto tempo, fino a quando non avrà terminato l’azione inconscia di assorbimento e non avrà fatto le giuste connessioni fra le varie particelle (suoni) che caratterizzano il linguaggio. Si tratta dunque della capacità del bambino di cogliere delle caratteristiche dell’ambiente e di selezionale e ricostruirle in funzione di comportamenti sociali appropriati.
Le nebule sono dunque quelle tracce presenti nell’ambiente che il bambino nella sua evoluzione raccoglierà per riorganizzarle secondo i modelli culturali di appartenenza.
Maria Montessori, nel precisare il concetto di nebula, ci vuole mettere in guardia dal rischio di una lettura atomistica e sottolinea la funzione di unitarietà dinamica della mente "che trasforma sé stessa … attraverso [le] esperienze attive condotte sull’ambiente” (M-49). La mente diviene attiva perché è dotata di uno stimolo vitale “… che guida all’adattamento sociale” che si manifesta a causa dell’”amore per l’ambiente” che nel bambino è naturale.
Dunque, il bambino nasce inerme ma dotato di una sensibilità che gli permette, a partire dall’interazione con l’ambiente, di “mettere ordine” (oggi diremmo “dare significato”) negli stimoli e tale sensibilità è la base della vita psichica: “Le nebule della sensibilità dirigono lo sviluppo psichico del bambino neonato, come il gene condiziona l’uovo fecondato nella formazione del corpo” (M-49).
Questo miracolo creativo costituisce nella stragrande maggioranza dei casi un processo naturale. A volte però per qualche anormalità il processo non funziona e l’educazione svolge un ruolo fondamentale come funzione d’aiuto a tale processo.

 

M-49: Montessori M. (1952). La mente del bambino, mente assorbente. Milano: Garzanti. Comparso in inglese con il titolo The absorbent mind nel 1949.

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