Accademia Naven
Le parole dell'educazione
Adulto

(Maria Montessori)

Maria Montessori è fortemente critica sulla capacità degli adulti di comprendere i bambini e si trovano conferme in molti suoi scritti. Definisce l’adulto “il grande accusato”. Il bambino non può crescere in modo libero, come la sua natura vorrebbe, perché l’adulto, che non lo comprende, glielo impedisce. Denuncia un gap profondo fra infanzia ed età adulta. I padri e le madri, e in una parola gli adulti in generale, sono i custodi dei bambini e si sentono perciò per definizione degli educatori, poiché dedicano ai propri figli le loro energie e il loro amore: sono convinti perciò di fare bene, senza tuttavia rendersi conto che le cose non stanno sempre così. Gli adulti commettono infatti errori che non sanno di commettere, perché sono errori inconsci. In altre parole, agiscono basandosi sull’immagine di bambino che hanno in mente (si tratta perciò di un bambino immaginato), senza tuttavia riuscire a viverlo dall’interno e, quindi, a vedere il bambino reale. Occorre perciò modificare l’adulto affinché non metta in pericolo la vita psichica del bambino; egli deve andare alla ricerca del bambino sconosciuto, cercando l’ignoto 
“che sta nascosto nell’anima del bambino”. E per fare questo “… occorre che l’adulto trovi in sé l’errore ancora ignoto che gli impedisce di vedere il bambino” (M-09).
L’adulto deve superare la propria posizione egocentrica, evitando di considerare il bambino secondo propri parametri che lo portano inevitabilmente ad un’incomprensione profonda della vita psichica infantile. Il bambino, infatti, non è un essere vuoto che l’adulto deve riempire, né un soggetto inerte e incapace. L’adulto non è il “creatore del bambino, né è semplicemente il custode poiché il bambino si crea da sé stesso. Il bambino ha dentro di sé sorprendenti potenzialità che vanno intercettate e sostenute, soprattutto attraverso la preparazione di un ambiente adatto, poiché quando nasce, pur apparentemente inerte, è pronto a funzionare, sia per quanto riguarda le funzioni del corpo che per quanto concerne le funzioni psichiche latenti e tuttavia già immediatamente disponibili ad esprimersi purché il contesto di vita che gli sta intorno gliene offra la possibilità. Infatti, il bambino non si sviluppa dal nulla ma la sua
“vita psichica […] ha bisogno di una difesa e di un ambiente analoghi agli involucri e ai veli che la natura ha posto intorno all’embrione fisico” (M-09).
Maria Montessori confermerà anche in seguito l’incapacità degli adulti di comprendere il bambino.  È per lei evidente che bambino ama l’adulto, lo ama profondamente, lo cerca, vuole essere accompagnato a letto, vuole mangiare insieme e così via. Quelli che a volte gli adulti interpretano come capricci, proprio per la grande sensibilità e per il grande affetto nei loro confronti, possono essere in realtà il tentativo di mettere in atto una difesa profonda nei confronti dell’adulto intrusivo. L’adulto infatti
“… con la continua sorveglianza, con gli ammonimenti ininterrotti, coi suoi comandi arbitrari disturba e impedisce lo sviluppo del bambino”.
Da qui il desiderio intenso del bambino “di liberarsi il più possibile tutto e da tutti”. È questo il motivo per cui quanto più
“l’ambiente corrisponderà ai bisogni del bambino, tanto più limitata potrà essere l’attività” dell’adulto (M-23).
Il “segreto” dell’infanzia (scriverà un libro proprio con questo titolo) consiste nella difficoltà dell’adulto a comprendere veramente il bambino, Se l’anatomia ha permesso il nosce te ipsum (conosci te stesso) fisico, per arrivare al nosce te ipsum psichico, l’adulto deve affrontare lo studio del neonato umano: l’umanità adulta deve
“conoscere le leggi occulte che guidano lo sviluppo psichico dell’uomo” (M-36).
Di conseguenza, anche il bene per l’intera società deve passare dalla scoperta del bambino, ed è in questo senso che
“… il bambino, che chiude in sé il segreto della nostra natura, divenga il nostro maestro” (M-36).
La posizione fortemente critica della Montessori ha avuto il merito di attirare l’attenzione sul bambino, mettendo in luce gli straordinari strumenti che possiede per crescere, purché si trovi nelle condizioni giuste e non incontri intralci ed impedimenti. Gli adulti, infatti, non sempre sono in grado di leggere i segni del bambino e quindi non sempre intercettano i loro messaggi e di frequente agiscono inconsapevolmente contro di lui.
In seguito, negli scritti successivi Maria Montessori confermerà l’incapacità degli adulti di comprendere i bambini aggiungendo altri argomenti. Sarebbe sufficiente, tuttavia, che anche i genitori si comportassero “secondo natura”: in natura vi sono molti comportamenti virtuosi da cui prendere spunto. Anche presso i mammiferi è possibile osservare comportamenti d’amore delle madri: è tale amore che fa sì che la crescita dei cuccioli sia sana e serena. Su questa linea di riflessione, la Montessori rivolge sorprendenti elogi alle madri (M-47). È l’amore della madre che salva e protegge il bambino e questo avviene in modo del tutto simile anche in diverse specie animali. L’amore delle madri è qualcosa di molto di più della sopravvivenza del più adatto di cui parla Darwin. L’amore della madre è la garanzia non solo della vita biologica ma anche della vita emotiva e cognitiva del bambino. L’amore delle madri è – quasi sempre – un frutto che nasce spontaneamente con la nascita biologica del bambino: l’amore materno è un dono della “natura”.
La posizione di Maria Montessori su questo punto nell’ultimo periodo si ammorbidisce e riconosce che l’incapacità dell’adulto di comprendere il bambino è in qualche modo giustificata ad esempio dalle condizioni difficili o dall’educazione a propria volta ricevuta. La sua posizione si avvicina a quella di Rousseau e aggiunge che il problema si può risolvere (non, come diceva l’autore dell’Emilio, allontanando il bambino dalla società corrotta), ma aiutando le madri in difficoltà attraverso l’educazione perché l’amore materno è una forza in sé, è una potenza naturale che non deve andare dispersa. Occorre perciò accompagnare le madri in difficoltà a comportarsi secondo le leggi che la natura ha dettato.
“Le madri devono tornare a collaborare con la natura, oppure la scienza deve trovare qualche modo per aiutare e proteggere lo sviluppo psichico del bambino, come ha trovato il modo di aiutarne e proteggerne lo sviluppo fisico” (M-47a).
Dunque, su questo argomento Maria Montessori modifica gradualmente la sua posizione. Se inizialmente (nel 1909) il genitore era un ostacolo al bambino perché radicalmente incapace di comprenderlo, ora (nel 1949) tale incapacità può essere superata da una formazione adeguata. Deve essere chiaro che i genitori non sono i proprietari dei figli. Se prima il bambino si trovava nel grembo della madre, in seguito, dalla nascita in poi la crescita consisterà in un continuo e progressivo distacco da lei. L’amore che la madre nutre per il bambino deve tradursi in azioni e scelte che variano a seconda dell’età del bambino ma che devono tuttavia portare gradatamente a quel tipo di relazione in cui il bambino è come se chiedesse: “Aiutami a fare da solo!”. In questo senso, la formazione dei genitori e l’educazione delle madri sul trattamento del bambino “dev’essere veramente considerato come una questione sociale” (M-49).

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • M-09: Montessori M. (1909). Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all'educazione infantile nelle Case dei Bambini. Città di Castello (Perugia): Lapi.
  • M-23: M. Montessori. (1936). Il bambino in famiglia. Todi: Tipografia Tuderte. Comparso in tedesco con il titolo Das Kind in der Familie nel 1923.
  • M-36: Montessori M. (1938). Il segreto dell’infanzia. Bellinzona: edizioni Ticinesi. Comparso in francese con il titolo L’enfant nel 1936.
  • M-47a: Montessori M. (1970). Educazione per un mondo nuovo. Milano: Garzanti. Comparso in inglese con il titolo Education for a new world nel 1947.
  • M-49: Montessori M. (1952). La mente del bambino, mente assorbente. Milano: Garzanti. Comparso in inglese con il titolo The absorbent mind nel 1949.

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