(Maria Montessori)
La lezione è uno dei capisaldi della pedagogia montessoriana e già in M-09 dedica all’argomento un intero capitolo che sarà in parte riformulato e integrato nelle edizioni successive. La lezione (intesa nel suo senso più tradizionale e diffuso che consiste nella situazione nella quale la maestra spiega e il bambino ascolta) è in sé inutile, deleteria e danneggia il bambino. “La lezione corrisponde a un esperimento”: la maestra deve perciò avere una preparazione speciale per la lezione poiché il suo scopo essenziale è quello di isolare un elemento dal caos delle sollecitazioni che continuamente provengono dall’ambiente, in cui tale isolamento di un elemento ha il significato di focalizzare l’attenzione. Inoltre, le lezioni non saranno mai collettive perché il bambino sarà sempre libero di parteciparvi o meno (M-09).
Si tratta di un elemento cruciale della pedagogia montessoriana che nel tempo la Montessori si troverà a ripetutamente a precisare. Ad esempio, in seguito questa prima affermazione lapidaria sarà rideterminata così:
“La lezione è una chiamata [del bambino] all’attenzione e nello stesso tempo è l’offerta dell’oggetto di cui la maestra dimostra l’uso, o di cui dà il nome” (M-26).
Tuttavia, questa versione sarà ancora precisata nella Scoperta, in cui il testo diventerà: “Le lezioni per iniziare i bambini alla educazione dei sensi sono individuali (M-36).
In seguito, affermerà che
“La maestra fa un quasi timido tentativo di avvicinamento al bambino che ella presume pronto a ricevere la lezione. Si siede al suo fianco e reca un oggetto che ella crede capace di interessarlo” (M-50).
Il confronto fra le differenti versioni (M-09, M-26, M-36, M-50) è interessante perché si tratta di uno dei non frequenti casi in cui è rintracciabile con una certa evidenza l’evoluzione del pensiero di Maria Montessori. Nel primo caso, infatti, Maria Montessori fa riferimento ad una libertà del bambino pressoché assoluta: le lezioni sono sempre individuali ed il bambino è libero di parteciparvi o meno (M-09). In seguito, precisa la necessità di un invito del bambino all’attenzione: la maestra in altre parole deve lanciare, per così dire, un’esca pedagogica per attrarre il bambino (M-26). Compare dunque un intervento che, benché indiretto, si configura come un’interazione fra maestra e bambino. Infine, (M-50) un quarto di secolo dopo, lo scambio fra adulto e bambino si fa ancora più puntuale e la maestra adotterà modalità osservative ben più raffinate di quanto inizialmente non avveniva:
“La lezione è un appello all’attenzione. Se l’oggetto risponde agli intimi desideri del bambino e rappresenta qualcosa che li soddisferà, incita il bambino ad una prolungata attività, poiché egli se ne rende padrone e continua a usarlo” (M-50).
Si tratta di uno dei non frequenti casi in cui il confronto fra le diverse stesure evidenzia il passaggio progressivo di Maria Montessori da una concezione e un approccio che, inizialmente meccanicistico ed esclusivamente tecnico-operativo, si fa via via più pedagogicamente consapevole, problematico ed attento alle motivazioni del bambino. Inizialmente la maestra è poco più che esecutrice, mentre in seguito l’applicazione del Metodo non la esenta da una postura problematica e dalla riflessione critica sulle risposte del bambino e sulla situazione contestuale.
Caratteristiche della lezione
Le caratteristiche della lezione sono essenzialmente:
Per quando riguarda l’accostamento dei bambini all’impiego del materiale sensoriale, la maestra, dopo avere preparato l’ambiente, effettua dei tentativi di avvicinamento quando suppone che il bambino sia pronto e ricettivo.
Maria Montessori suggerisce una vera e propria strategia della lezione.
Le indicazioni qui riportate (la semplicità, l’attesa dell’attenzione, la voce, ecc.) costituiscono il metodo scientifico del fare lezione, in quanto assomiglia agli esperimenti della pedagogia sperimentale. Maria Montessori in merito dice che “Si deve iniziare il procedimento da pochissimi stimoli in contrasto fra loro, per poi stabilire una quantità di oggetti simili ma in gradazione differenziale sempre più fine e impercettibile” (M-09).
Per quanto riguarda la tecnica della lezione (che consiste nell’aiutare il bambino ad utilizzare il materiale sensoriale).
Due periodi e tre tempi
Maria Montessori distingue la lezione in due periodi e in tre tempi.
Per quanto riguarda “i due periodi” Maria Montessori illustra in forma schematica i passaggi necessari e le azioni che devono essere compiute.
Primo periodo: iniziazioni
Isolare l’oggetto.
La maestra deve predisporre il contesto in modo che il bambino possa isolarsi da tutto quanto non riguarda l’oggetto della lezione. Ad esempio, non devono essere presenti materiali o altro che lo possano distrarre o possano contribuire a ridurre la sua attenzione.
Eseguire esattamente.
La maestra fa vedere al bambino come si usa il materiale e lo fa eseguendo ella stessa per una o due volte l’esercizio facendo vedere lentamente al bambino tutti i passaggi che devono essere compiuti.
Risvegliare l’attenzione.
L’atteggiamento della maestra deve essere di prossimità emotiva nei confronti del bambino e non freddo e distaccato allo scopo di risvegliare l’interesse del bambino.
Impedire l’uso errato.
È importante evitare l’uso errato del materiale di sviluppo oppure farne un uso diverso da quello previsto perché in questo caso il bambino non ne comprenderà più lo scopo. Nel caso sia il bambino ad avere voglia di utilizzare il materiale in modo disordinato o casuale, sarà la maestra ad impedirglielo affermandosi in modo delicato ma nello stesso tempo autorevole nei confronti del bambino (tale comportamento costituisce un sostegno al bambino). Il materiale di sviluppo ha la caratteristica di permettere al bambino di accorgersi dell’eventuale errore. Per quanto il bambino abbia compreso bene come si utilizza il materiale potrà cadere in qualche errore che potrà tuttavia correggere da solo perché sarà in grado avvedersene da solo. Se tuttavia la maestra manifesta una certa incuranza e lascia che il bambino faccia un uso improprio del materiale o che lo utilizzi in modo disordinato e non per la funzione per la quale è stato realizzato, risulterà poi difficile recuperare e fare in modo che il bambino arrivi ad un uso corretto e attento del materiale.
Rispettare l’utile attività.
È importante che il bambino usi il materiale così come gli è stato presentato dalla maestra perché è stato ideato proprio a questo scopo. Una volta che il bambino inizia il lavoro, la maestra non dovrà mai interromperlo, nemmeno per correggere piccoli errori, aspettando che il bambino se ne accorga e li corregga da sé. Quando il bambino ha finito il lavoro, ossia ritiene esaurito la sua spinta all’utilizzo del materiale, dovrà riporlo al suo posto - in perfetto ordine e senza nessuna parte mancante - per lasciarlo a disposizione di un altro bambino che possa essere interessato ad utilizzarlo.
Secondo periodo: le lezioni
Una volta che il bambino abbia fatto molti esercizi e conosca bene il materiale e il suo corretto impiego, la maestra può intervenire per “meglio determinare le idee del bambino” e insegnargli la nomenclatura, vale a dire i nomi precisi degli oggetti utilizzando sempre le parole esatte, in modo chiaro e scandendo le parole.
In relazione alla “lezione dei tre tempi”, la Montessori si ispira alla proposta elaborata da Séguin che l’aveva così articolata per i bambini con bisogni educativi speciali e l’adatta al normale lavoro che la maestra deve svolgere nella Casa dei Bambini.