Accademia Naven
Le parole dell'educazione
Bellezza

(Maria Montessori)

 

Oggetti belli in un ambiente bello

La bellezza costituisce un elemento fondante della pedagogia montessoriana. Ma che in cosa consiste per Maria Montessori l’idea di bellezza? È nelle caratteristiche degli oggetti, devono cioè essere attraenti per il bambino perché in questo modo li utilizzerà volentieri. Per questo devono avere caratteristiche tali da invogliare il bambino a prenderli in considerazione ed accostarvisi. È evidente, di conseguenza, che le caratteristiche (estetiche) degli oggetti devono tenere conto dell’età dei bambini. Gli oggetti “parlano” al bambino, ne richiamano l’attenzione, lo sollecitano, costituiscono per un grande sprone ad agire. Solamente con un oggetto piacevole e gradito il bambino ripete le stesse azioni nello sforzo di vedere ciò che sta succedendo ma anche ciò che egli stesso riesce a fare. 

 

I sensi e la bellezza

L’educazione estetica è strettamente connessa con quella sensoriale perché le sensazioni (la discriminazione sottile delle differenze anche minime) affinano la sensibilità ed allargano le possibilità del sentire, provocando anche godimento. La bellezza è nell’armonia delle sensazioni (nella natura così come nelle opere d’arte) che sfugge alle persone rozze. La natura (l’ambiente naturale) è ricchissima di “godimenti estetici” attraverso il piacere procurato dalle sensazioni che possono essere forti ed aspre oppure dolci e sfumate, ma mai insensate. In definitiva i sensi servono per isolare degli elementi dell’ambiente al fine di utilizzarlo in modo selettivo e mettersi in un rapporto migliore con esso.

 

Gli ambienti di vita come arte

Ogni luogo adatto alla vita dell’uomo è in sé un luogo artistico: lo devono perciò essere anche le scuole, così come le case e gli stessi luoghi di scienza. Maria Montessori manifesta un’attenzione costante all’estetica degli spazi educativi in un clima costante di elegante essenzialità. Gli ambienti di vita dei bambini non devono solo essere funzionali e igienicamente adatti: per l’igiene della psiche devono anche essere belli. Vi deve essere accuratezza nella scelta e nel confezionamento dei mobili e delle suppellettili, così come hanno una loro raffinatezza elegante i materiali di sviluppo (non è un caso, ad esempio, che per molti materiali siano previsti determinati colori. La tavola da pranzo ha sempre la tovaglia e non mancano mai i vasi di fuori (preferibilmente piante, per evitare i fuori recisi perché in realtà non vivono più). Alle pareti devono essere appese immagini significative; per quanto riguarda le immagini religiose la preferenza è per la Madonna della Seggiola di Raffaello. Va per altro da sé che nessun ornamento dove distrarre il bambino dal suo lavoro: si tratta perciò di un’estetica sobria ed essenziale che ha lo scopo di agevolare il bambino nei suoi compiti. Spesso gli arredi e gli oggetti inadatti sono i “denunciatori” dei movimenti rudi o errati dei bambini. Se invece arredi e materiali sono adatti anche i movimenti dei bambini saranno armonici. Allo stesso modo, i bambini saranno attenti e si abitueranno a non macchiare o maltrattare oggetti belli, mentre è facile che maltratti quelli già rovinati e brutti.
In altri termini, la bellezza è educativa: non costituisce solamente un semplice fatto soggettivo (è bello ciò che piace ai propri sensi) e nemmeno un’attribuzione di qualità degli oggetti (secondo cui ci sarebbero cose che sono belle “in sé stesse”), ma rappresenta un processo in continua costruzione e in costante affinamento nel rapporto fra sé e l’ambiente. Questo perché – ci sembra questa una conseguenza di ciò che Maria Montessori anticipa senza tuttavia affermare esplicitamente -: le cose belle modificano il bambino attraverso il gioco dell’interpretazione, vale a dire, il bambino attribuisce significati alle cose che considera belle e si regola di conseguenze nel gioco continuo della sua costruzione interiore.

 

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