Accademia Naven
Le parole dell'educazione
Ambiente

(Maria Montessori)

Nell’ambiente è nascosto il segreto del bambino. Ed è nell’ambiente che bisogna agire per liberarlo. “Il metodo di osservazione è stabilito su una sola base: cioè che i bambini possano liberamente esprimersi e così rivelarci i bisogni e attitudini che rimangono nascosti o repressi quando non esiste un ambiente adatto a permettere la loro attività spontanea” (M-09). Maria Montessori affronterà ripetutamente nel corso dei suoi scritti il tema dell’ambiente di vita del bambino.
Maria Montessori osserva che il bambino si concentra su alcuni oggetti e per un certo periodo si interessa solamente ad essi, anche se quando ha intorno a sé molte possibilità di scelta. Deriva da questa constatazione l’idea che “… tutto deve essere misurato oltreché ordinato”, tenuto conto che l’interesse e la concentrazione del bambino nascono “dall’eliminazione della confusione e della superficialità” (M-09). Il bambino piccolo per crescere ha bisogno dell’ambiente adatto (stanze chiare e luminose, arredi a misura di bambino, materiali di sviluppo, spazi accoglienti e accattivanti pur nella loro semplicità, ecc.). Il primo atto che l’educazione deve compiere è quello di realizzare la liberazione del bambino e il primo elemento su cui far leva è l’ambiente perché facilita l’espansione dell’io. Questi temi saranno ripresi e ampliati, con precisazioni e specificazioni, in occasione della proposta della scuola elementare a Metodo (M-16), in cui i principi di igiene e di salute fisica che caratterizzano gli spazi devono camminare di pari passo con lo sviluppo sano della vita psichica. 

 

Il bambino e l’ambiente

Quando ci accade di trovarci in un ambiente diverso dal nostro cerchiamo, per così dire, di adattarci alla situazione in cui ci troviamo anche se non è per noi abituale. Per un bambino le cose non stanno così. Quando un bambino nasce, si trova calato in un ambiente e la cosa che fa è che lo assorbe in sé. Le cose che vede e che sente vengono a far parte della sua psiche. Il bambino piccolo assorbe dall’ambiente nel senso che fa sue le cose dell’ambiente, quell’ambiente finisce per forgiare la psiche del bambino perché il bambino, crescendo in un ambiente, struttura la propria psiche in relazione alle caratteristiche dell’ambiente in cui vive e, nel tempo, non se ne distaccherà più. Maria Montessori parla di “memoria vitale” (o memoria della vita) nel senso che nei primi anni di vita il bambino costruisce la propria vita psichica interiore nella situazione particolare in cui l’ambiente è in grado di trasformarlo. Uno degli esempi più significativi è quello del linguaggio: senza sforzo il bambino apprende spontaneamente le peculiari caratteristiche della lingua del luogo, compresa la pronuncia e compresa la costruzione della frase e del periodo nonostante l’enorme complessità di questo processo. L’adattamento ha luogo per l’intera durata della vita; tuttavia nell’infanzia (ed in particolare nel bambino molto piccolo) l’adattamento coincide con lo sviluppo delle potenzialità. In specifico, poiché l’adattamento ha a che fare con lo sviluppo, non servono metodi particolari ma è importante seguire “la natura umana che si svolge”. Deriva anche da qui l’importanza della libertà nello sviluppo attraverso la quale il bambino possa trovare la propria strada (le proprie soluzioni motorie, comunicative, linguistiche, espressive, ecc.). Il bambino si adatta dunque all’ambiente secondo proprie regole interiori e dettate dalla natura, nel senso che lo assorbe, cioè lo fa proprio. Si tratta di un comportamento “locale”, nel senso che il bambino fa proprie le caratteristiche di un particolare luogo, quello in cui nasce, assorbendo costumi, mentalità e caratteristiche culturali: in altre parole, il bambino si adatta alla cultura in cui si trova e si identifica con essa. È perciò nell’infanzia che si deposita una determinata cultura e senza l’infanzia le culture non potrebbero esistere; l’infanzia è un periodo fondamentale della vita e se si vogliono infondere nuove idee, se si vogliono migliorare le abitudini di un paese bisogna partire da essa. Essenzialmente da qui deriva l’importanza dell’educazione che ha il compito fornire facilitazioni che devono essere messe a disposizione del bambino allo scopo di rendergli più facile il suo adattamento all’ambiente (M-09).

 

Ambiente preparato e metodo

È importante che l’ambiente contenga i mezzi (le condizioni e gli stimoli necessari per l’educazione. Sul piano educativo, l’idea di ambiente preparato ha che fare con l’impiego dei materiali e l’applicazione concreta del Metodo: preparare l’ambiente significa creare le condizioni più favorevoli possibile per permettere al bambino la necessaria concentrazione e senza distrazioni. Il contesto immediato che circonda il bambino non deve essere distraente, i materiali a disposizione non devono essere troppi e/o dispersivi, la maestra deve sapere intercettare il momento giusto e così via. Questo perché la mente del bambino è ricca e potente ma ha bisogno di essere orientata per trovare la situazione giusta in grado di favorire l’apprendimento. Preparare l’ambiente in questo senso significa effettuare un’operazione sottrattiva, eliminare cioè quegli elementi (le variabili) non pertinenti allo scopo di permettere al bambino di attivare solamente le connessioni pertinenti (M-09).

 

Ambiente preparato e bambino libero

L’ambiente preparato è in funzione dell’autoeducazione. Questo principio di Maria Montessori è confermato da altre posizioni che partono da presupposti diversi. Il bambino, mentre fa, vede ciò che fa e ciò che succede mentre fa, prendendo così atto dell’efficacia e delle conseguenze delle sue azioni. A volte agisce a caso, ma a poco a poco impara ad agire sulla base di uno scopo: la competenza richiede che il bambino dunque non solo agisca ma rifletta sulle proprie azioni e sugli esiti finali che le proprie azioni comportano. A poco a poco impara non solamente a compiere quella determinata azione o ad attivare quel determinato processo, ma diventa, per così dire esperto in relazione a tale contesto. Si tratta perciò solamente di tentativi per prova ed errore ma di apprendimenti più profondi, che rimangono sottotraccia e che non si evidenziano immediatamente ed in modo esplicito. Si tratta cioè di saperi nascosti che nel tempo sono stati chiamati in diversi modi: J. Dewey li ha definiti “apprendimenti sottostanti” (John Dewey), G. Bateson “deutero-apprendimenti”. 

 

Ambente educativo

Lo sviluppo avviene attraverso la costante interazione con l’ambiente esterno: esso costituisce la piattaforma di base su cui fondarsi ed è destinato perciò ad avere un’influenza profonda. La conseguenza più evidente è che il genitore, l’educatore e l’adulto in generale devono agire soprattutto sull’ambiente di vita del bambino se lo vogliono aiutare a far sì che egli promuova in modo adeguato il proprio sviluppo. Gli spazi e gli oggetti di vita del bambino piccolo costituiscono a poco a poco il contesto percettivo e relazionale di vita che egli impara a conoscere e con il quale impara a misurarsi. Derivano essenzialmente da qui due principi fondamentali della pedagogia montessoriana.
Il primo è che l’ambiente deve essere prevedibile e leggibile per il bambino. Il riconoscimento e la ricorsività rappresentano un’autentica garanzia di familiarizzazione e quindi di appropriazione tranquilla e sicura. Il bambino ha bisogno di trovare ogni cosa al suo posto perché l’ordine (la prevedibilità) è indice di stabilità e conferma.
Il secondo è che il bambino ama l’ambiente e si sforza di assimilarlo. Normalmente ogni bambino incontra persone che lo accudiscono, che cercano di rispondere alle sue necessità, che parlano intorno a lui e così via. In questo senso, la Montessori utilizza l’idea di ambiente anche come immersione nel contesto culturale di appartenenza come elemento indispensabile per lo sviluppo. E, da questo punto di vista, le sue posizioni non sono lontane da quelle che in quegli stessi anni stava sviluppando Lev S. Vygotskij.
È anche interessante notare come queste stesse idee sui contesti (di apprendimento e di sviluppo) vengono in seguito riprese assai efficacemente da Gregory Bateson. Lo studioso americano fa riferimento a comportamenti in cui l’apprendimento non è sempre necessariamente esplicito, ma ha il sapore di un’attività puramente pratica, come la capacità di riconoscere i propri indumenti, di ricordare la collocazione di determinati oggetti o anche le abilità connesse con il vestirsi o lo svestirsi. Queste ultime sono abilità pratiche, fanno parte del “bagaglio attivo” acquisito da ognuno e si trasformano presto operazioni semplici ed automatiche quasi per consentire alla mente di occuparsi di altre cose più importanti.
Maria Montessori afferma che nell’ambiente è nascosto il segreto del bambino. Ed è nell’ambiente che bisogna agire per liberarlo. “Il metodo di osservazione è stabilito su una sola base: cioè che i bambini possano liberamente esprimersi e così rivelarci i bisogni e attitudini che rimangono nascosti o repressi quando non esiste un ambiente adatto a permettere la loro attività spontanea” (M-09). M. M. affronterà ripetutamente nel corso dei suoi scritti il tema dell’ambiente di vita del bambino.
Senza dubbio il contesto in cui il bambino vive esercita su di lui una forte influenza: è da esso che riceve le prime impressioni ed è a partire dall’ambiente circostante (fisico, relazione, emotivo) che organizza via via le proprie strutture interne. Nello stesso tempo, il bambino, che inizialmente era solo passivo, inizia a interagire con l’ambiente nel senso che ne è influenzato e a sua volta inizia a influenzarlo. Da qui l’importanza dell’ambiente di vita nella formazione del bambino, poiché ciò che egli sarà e ciò che si presta a diventare dipende – oltre che dalle sue predisposizioni e dalle sue capacità in fase di sviluppo – dal contesto e dalla ricchezza di condizioni e di stimoli che esso offre.
Uno dei modi attraverso il quale il bambino si rapporta all’ambiente circostante in forma selettiva, concentrandosi per un certo tempo su un particolare oggetto o su un determinato fenomeno. È quello che chiamiamo concentrazione. Maria Montessori aveva osservato che il bambino si concentra su alcuni oggetti e per un certo periodo si interessa solamente ad essi, anche se quando ha intorno a sé molte possibilità di scelta. Per questo, secondo la Montessori, "tutto deve essere misurato oltreché ordinato", tenuto conto che l'interesse e la concentrazione del bambino nascono "dall'eliminazione della confusione e della superficialità" (M-09).
Maria Montessori parte dalla constatazione che il bambino si concentra su alcuni oggetti e per un certo periodo si interessa solamente ad essi, anche se quando ha intorno a sé molte possibilità di scelta. Deriva da questa constatazione l’idea che
“… tutto deve essere misurato oltreché ordinato”, tenuto conto che l’interesse e la concentrazione del bambino nascono “dall’eliminazione della confusione e della superficialità” (M-09).
l bambino piccolo per crescere ha bisogno dell’ambiente adatto (stanze chiare e luminose, arredi a misura di bambino, materiali di sviluppo, spazi accoglienti e accattivanti pur nella loro semplicità, ecc.). Il primo atto che l’educazione deve compiere è quello di realizzare la liberazione del bambino e il primo elemento su cui far leva è il suo ambiente di vita. Questi temi saranno ripresi e ampliati, con precisazioni e specificazioni, in occasione della proposta della scuola elementare a Metodo, in cui i principi di igiene e di salute fisica che caratterizzano gli spazi devono camminare di pari passo con lo sviluppo sano della vita psichica (M-16).
È importante che l’ambiente contenga i mezzi, le condizioni e gli stimoli necessari per l’educazione. Sul piano educativo, l’idea di ambiente preparato ha a che fare con l’impiego dei materiali e l’applicazione concreta del Metodo: preparare l’ambiente significa creare le condizioni più favorevoli possibile per permettere al bambino la necessaria concentrazione e aiutandolo ad evitare le distrazioni. Il contesto immediato che circonda il bambino non deve essere distraente, i materiali a disposizione non devono essere troppi e/o dispersivi, la maestra deve sapere intercettare il momento giusto per il bambino. Questo perché la mente del bambino è ricca e potente ma ha bisogno di essere orientata per trovare la situazione giusta in grado di favorire l’apprendimento. Preparare l’ambiente in questo senso significa effettuare un’operazione sottrattiva, eliminare cioè quegli elementi (le variabili) non pertinenti allo scopo di permettere al bambino di attivare solamente le connessioni pertinenti (M-09).

 

Gli spazi della casa dei bambini

La Casa del Bambini deve possedere le seguenti caratteristiche: abolizione del banco (il bambino non deve stare fermo ad ascoltare la maestra); abolizione della cattedra della maestra; gli arredi le cui misure, peso e dimensioni sono a misura di bambino (piccole sedie, tavoli, ecc.); lavabi; tappeti; tovaglie; vasellami, tavolette di sostegno trasportabili (vassoi). L’ambiente educativo non deve essere troppo pieno, ma gli oggetti che sono presenti devono poter essere tutti utilizzabili dai bambini. E i bambini dovranno rimettere a posto ogni cosa dopo che è stata utilizzata; dovranno pulirli e lavarli ogni volta che se ne presenti la necessità. Sono sufficienti questi accorgimenti per rendere l’ambiente piacevole e gradito ai bambini. i bambini amano conservare le cose che li circondano se imparano ad apprezzarle e a non sprecarle (M-14). Un ambiente educativo è un ambiente psicologicamente adatto allo sviluppo infantile ed è qualcosa di simile ad un laboratorio sperimentale anche se la sua funzione è profondamente diversa (nel laboratorio sperimentale la persona attiva è lo sperimentatore, mentre nella Casa dei Bambini è il bambino, mentre l’educatrice – che pure aveva anticipatamente preparato il contesto - si pone in una posizione di rispettosa osservatrice). Deve anche essere uno spazio sufficientemente ampio da permettere al bambino di muoversi liberamente: non solo quindi lo spazio per stare seduti ma anche un grande spazio vuoto per permettere ai bambini di spostarsi e di svolgere molteplici attività anche contemporaneamente, permettendo cioè anche che i bambini possano lavorare per gruppi separati. È anche importante, oltre alla classe di lavoro, poter fruire di “piccole stanzette che servono da salottino di lettura […], una stanza da pranzo”, ecc. “In quanto ai salottoni, sta prevalendo l’idea di separare gli angoli della stanza a mezzo di pareti incomplete …” (M-14). Non deve mancare poi uno spazio esterno (giardino), possibilmente con accesso diretto dalla classe. 

 

  • M-09: Montessori M. (1909). Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all'educazione infantile nelle Case dei Bambini. Città di Castello (Perugia): Lapi.
  • M-14: Montessori M. (1921). Manuale di Pedagogia Scientifica. Napoli: Morano. Originariamente pubblicato in inglese nel 1914 con il titolo Dr. Montessori’s Own Handbook. La seconda edizione italiana ha visto la luce nel 1930 e la terza nel 1935.
  • M-16: Montessori M. (1916). L’autoeducazione nelle scuole elementari. Roma: E. Loescher & C – P. Maglione e Strini.

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