Accademia Naven
Le parole dell'educazione
Adattamento

(Lessico Montessori)

Quando ci accade di trovarci in un ambiente diverso dal nostro cerchiamo, per così dire, di adattarci alla situazione in cui ci troviamo anche se non è per noi abituale. Per un bambino le cose non stanno così. Quando un bambino nasce, si trova calato in un ambiente e la cosa che fa è che lo assorbe in sé: lo fa con gli strumenti che ha a disposizione e con le energie di cui è capace. Le cose che vede e che sente vengono a far parte della sua psiche. Il bambino piccolo assorbe dall’ambiente nel senso che fa sue le cose dell’ambiente, quell’ambiente finisce per forgiare la psiche del bambino perché il bambino, crescendo in un ambiente, struttura la propria psiche in relazione alle caratteristiche dell’ambiente in cui vive e, nel tempo, non se ne distaccherà più. Maria Montessori parla di “memoria vitale” (o memoria della vita) nel senso che, nei primi anni di vita, il bambino costruisce la propria vita psichica sulla base delle impressioni che riceve dal suo ambiente di vita. Per ambiente non dobbiamo intendere solamente l’ambiente fisico, uno degli esempi più significativi di adattamento è, infatti, quello del linguaggio: il bambino assorbe e fa sue apprendendo spontaneamente le peculiari caratteristiche della lingua del luogo, compresa la pronuncia e compresa la costruzione della frase e del periodo nonostante l’enorme complessità di questo processo (M-09).
L’adattamento è perciò qualcosa che va oltre la ricerca di un equilibrio e non è di certo da confondere con l’“adeguamento” agli standard comportamentali presenti nel contesto. È perciò un processo “creativo” della mente che assorbe l’ambiente allo scopo di auto-costruirsi.
È interessante notare che  l’adattamento è fondamentale per lo sviluppo e che è un processo naturale su cui è importante non interferire. Non serve perciò adottare metodi particolari ma è importante seguire “la natura umana che si svolge” in modo spontaneo nel bambino. È perciò importante la libertà del bambino, all’interno di un ambiente preparato, in cui per libertà si intende la possibilità per il bambino di trovare la propria strada (le proprie soluzioni motorie, comunicative, linguistiche, espressive, ecc.).
Il bambino si adatta dunque all’ambiente secondo proprie regole interiori e dettate dalla natura, nel senso che lo assorbe, cioè le interiorizza. Si tratta di un comportamento “locale”, nel senso che il bambino fa proprie le caratteristiche di un particolare luogo, quello in cui nasce, assorbendo costumi, mentalità e caratteristiche culturali: il bambino si adatta alla cultura in cui si trova e vive e si identifica con essa. È perciò nell’infanzia che si deposita una determinata cultura e senza l’infanzia le culture non potrebbero esistere. L’infanzia è un periodo fondamentale della vita e se si vogliono infondere nuove idee, se si vogliono migliorare le abitudini di un paese bisogna partire da essa. Essenzialmente da qui deriva l’importanza dell’educazione che ha il compito fornire facilitazioni che devono essere messe a disposizione del bambino allo scopo di rendergli più facile il suo adattamento all’ambiente (M-37).

La Montessori insiste ripetutamente sul fatto che l’adattamento non deve essere imposto dall’adulto. L’adulto ha la pretesa che il bambino si adatti alla vita sociale propria degli adulti e in questo senso essi guardano al “bambino futuro” e non al bambino attuale, creando forzature artificiali che sono in contrasto con la natura del bambino. E questo rappresenta un modo per violare la dignità del bambino, non tenere conto che ha una personalità tutta sua che andrebbe rispettata. Il bambino si trova dunque in un ambiente sociale che non lo comprende, non riesce ad adattarsi e si trova ad essere escluso. Il bambino, infatti, “non può condurre una vita regolare nel mondo complicato degli adulti …”, si sente soffocare e non gli “… rimane che una cosa sola: il desiderio intenso di liberarsi il più possibile da tutto e da tutti” (M-23). Solo, infatti, se il bambino è libero potrà essere, nel domani, un individuo libero e quindi non solo pronto per far parte di una società ma anche dotato di strumenti per riconoscere il diritto di tutti e per apprezzare pienamente l’umanità senza al di fuori di qualsiasi discriminazione ed in grado di andare oltre il nazionalismo (M-37).

Esiste tuttavia anche il rovescio della medaglia. L’adulto ha la pretesa che il bambino si adatti alla vita sociale propria degli adulti e in questo senso essi guardano al “bambino futuro” e non al bambino attuale, creando forzature artificiali che sono in contrasto con la natura del bambino. E questo rappresenta un modo per violare la dignità del bambino, non tenere conto che ha una personalità tutta sua che andrebbe rispettata. Il bambino si trova dunque in un ambiente sociale che non lo comprende, non riesce ad adattarsi e si trova ad essere escluso. Il bambino, infatti, “non può condurre una vita regolare nel mondo complicato degli adulti …”, si sente soffocare e non gli “… rimane che una cosa sola: il desiderio intenso di liberarsi il più possibile da tutto e da tutti” (M-23).

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • M-09: Montessori M. (1909). Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all'educazione infantile nelle Case dei Bambini. Città di Castello (Perugia): Lapi.
  • M-23: M. Montessori. (1936). Il bambino in famiglia. Todi: Tipografia Tuderte. Comparso in tedesco con il titolo Das Kind in der Familie nel 1923.
  • M-37: Montessori M. (1949). Educazione e pace. Milano: Garzanti.

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