Accademia Naven
Le parole dell'educazione
Mneme

Anche se il bambino dimentica le esperienze che fa, rimangono tuttavia "sotto traccia" e contribuiscono a "scolpire" la sua identità futura.

 

Il termine è stato originariamente utilizzato in biologia per indicare la memoria organica che viene trasmessa agli organismi dall’eredità, ma che può essere influenzata o trasformata dall’ambiente. Maria Montessori utilizza questo termine con significato psicologico per indicare le esperienze che dimentichiamo e che rimangono nel subcosciente ma che “scolpiscono” le caratteristiche dell’individuo. Si tratta di una “traccia” che guida, per così dire, la nostra vita. Le esperienze che nella nostra vita facciamo non avrebbero un senso se non ci fosse la memoria per ricordarle.  Si sa tuttavia dei limiti della memoria che trattiene solo parzialmente il ricordo dei fatti e cancella molte cose. Esiste però un altro tipo di memoria, di carattere superiore, non cosciente e tuttavia potente perché legata alla nostra specie che ci guida nella nostra vita. A poco serve perciò esercitare la memoria consapevole con lunghi e ripetuti esercizi allo scopo di appropriarsi di un cumulo di nozioni. Questa memoria superiore si chiama “Mneme”. È il tipo di memoria che permette al bambino “… di riconoscere inconsciamente i suoni del linguaggio umano e di ritenerli in modo da poterli imitare”. Questo avviene perché “… Ciò che resta nella mneme non è un cumulo di ricordi, ma la capacità di richiamare alla memoria cosciente delle esperienze che essa ha dimenticato” (M-47b).

 

  • M-47b: Montessori M. (1970) Come educare il potenziale umano. Milano: Garzanti. 

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