(Lessico Montessori)
Ogni luogo adatto alla vita dell’uomo è in sé un luogo artistico: lo devono perciò essere anche le scuole, così come le case e gli stessi luoghi di scienza. Maria Montessori manifesta un’attenzione costante all’estetica degli spazi educativi in un clima costante di elegante essenzialità. Gli ambienti di vita dei bambini non devono solo essere funzionali e igienicamente adatti: per l’igiene della psiche devono anche essere belli. Vi deve essere accuratezza nella scelta e nel confezionamento dei mobili e delle suppellettili, così come hanno una loro raffinatezza elegante i materiali di sviluppo (non è un caso, ad esempio, che per molti materiali siano previsti determinati colori. La tavola da pranzo ha sempre la tovaglia e non mancano mai i vasi di fuori (preferibilmente piante, per evitare i fuori recisi perché in realtà non vivono più). Alle pareti devono essere appese immagini significative; per quanto riguarda le immagini religiose la preferenza è per la Madonna della Seggiola di Raffaello. Va per altro da sé che nessun ornamento dove distrarre il bambino dal suo lavoro: si tratta perciò di un’estetica sobria ed essenziale che ha lo scopo di agevolare il bambino nei suoi compiti. Spesso gli arredi e gli oggetti inadatti sono i “denunciatori” dei movimenti rudi o errati dei bambini. Se invece arredi e materiali sono adatti anche i movimenti dei bambini saranno armonici. Allo stesso modo, i bambini saranno attenti e si abitueranno a non macchiare o maltrattare oggetti belli, mentre è facile che maltratti quelli già rovinati e brutti. (M-16).
Maria Montessori associa l’eleganza estetica alla precisione: è l’esattezza che caratterizza un lavoro ben fatto. Esiste una relazione stretta fra arte e lavoro. Il lavoro del bambino (comprese le innumerevoli ripetizioni delle stesse azioni in vista della soluzione di un problema o della ricerca di un risultato) favorisce la fluidità del pensiero sugli oggetti utilizzati e sulla variabilità delle azioni.
Anche molti anni dopo insisterà sullo stesso punto: l’atto creativo infantile si basa, secondo Maria Montessori sull’esercizio. Il bambino ripete, ripropone schemi conosciuti e attraverso l’imitazione impara a consolidare schemi di azione, modalità di comunicazione ed espressione di sé, accrescendo quel sentimento di sicurezza che gli consente di affrontare anche situazioni nuove. Nulla ha perciò a che fare l’arte con l’improvvisazione: il pensiero divergente e creativo trae origine proprio dal desiderio e dalla ricerca di esattezza (M-49).