Nell'educazione del bembino secondo Maria Montessori è necessario non limitarsi, ma andare oltre una concezione puramente naturale del bambino.
Pur attribuendo la massima importanza di un’educazione naturale (à natura) che rispetti profondamente i ritmi biologici del bambino, le sue tendenze naturali evitando in questo modo qualsiasi costrizione e forzatura, Maria Montessori è consapevole che non occorre fermarsi ad una concezione puramente naturalistica poiché vi sono apprendimenti che non potranno mai essere acquisiti senza l’aiuto diretto ed esplicito dell’adulto: si tratta delle acquisizioni artificiali in quanto “opera della civiltà”, come ad esempio il disegno o la scrittura e la lettura. In questo caso il bambino è chiamato a fare degli “sforzi […] con sacrificio degli impulsi naturali” (M-50).
È l’ambiente della civilizzazione che viene costruito al di sopra e “alle spese” della natura. Si tratta degli aiuti e delle facilitazioni che vengono messi a disposizione del bambino per rendergli facile l’adattamento. Questo vale fin dalla nascita. Per “accogliere degnamente l’uomo che nasce” occorre la necessaria attenzione nella gestione del parto e dei primi tempi di vita riparando il bambino dalle temperature, dai rumori, dalla luce e da ogni altro stimolo forte, poiché la nascita è già di per sé il primo trauma della vita.
L’uomo nella sua evoluzione ha progressivamente modificato l’ambiente per renderlo adatto alle sue esigenze. L’uomo non vive più nella natura ma il suo ambiente di vita non si può considerare pienamente artificiale. Non è passato meccanicamente da un ambiente ad un altro. Ha piuttosto costruito un proprio ambiente tenendo conto della natura. Questo è avvenuto anche perché l’uomo non trova nella natura tutto ciò che gli serve (come avviene ad esempio per gli uccelli e per gli altri animali che vivono in stato naturale) ma lo trova nel lavoro dell’uomo. Dunque, mentre gli animali dipendono dalla natura, l’uomo dipende dall’uomo. “Perciò ciascun individuo si trova legato agli altri, e ciascuno contribuisce con il proprio lavoro al complesso in cui vive l’umanità, l’ambiente super-naturale” (M-36).
Anche per questo motivo (il suo vivere in un ambiente super-naturale) l’uomo è padrone della propria esistenza e può dirigerla secondo la sua volontà e non secondo le regole fisse della natura come avviene nel caso degli animali.
Come gli animali sono guidati dagli istinti, cioè da “regole” a loro affidate dalla natura e a cui si devono inevitabilmente attenere, la regola che la natura ha dato all’uomo è quella del lavoro: “… l’uomo nasce con una finalità concentrata nel lavoro, perché è la natura che lo spinge a costruire qualcosa che dipende da lui e che deve essere unito all’esistenza e ai fini della creazione”. (M-36). È così che l’uomo partecipa ad un’armonia universale a cui contribuiscono tutti gli esseri viventi che costituiscono la biosfera. Tutti gli organismi viventi osservano le leggi universali e sono “operai dell’universo”. E l’uomo non può sottrarsi a questo compito. Così come le piante e gli animali producono di più di quanto non possano consumare (si pensi alla frutta dell’albero, al miele delle api, ecc.), anche l’uomo è chiamato a produrre un surplus nel senso che non si limita solo alla garanzia dell’esistenza ma vi aggiunge – diremmo noi nel nostro linguaggio attuale – la cultura, l’educazione, ecc. -. È in tal modo che, attraverso il lavoro, l’uomo costruisce la super-natura e, in quanto tale, il lavoro è parte integrante ed agisce in funzione dell’ordine cosmico.