(Maria MOntessori)
In situazione di normalità, la tendenza all’indipendenza funzionale inizia fin dai primi istanti di vita: non solo il bambino si sviluppa e cresce, nello stesso tempo inizia e persegue la sua azione costante di perfezionamento. Quando il bambino nasce si libera da una sorta di prigione (il ventre materno) ed è dotato di uno stimolo naturale che gli fa sentire il bisogno di affrontare il mondo e assorbirlo. Lo sviluppo e l’affinamento degli organi sensoriali hanno lo scopo di agevolarlo in quest’impresa. Maria Montessori insiste sul fatto che questo processo rientra pienamente nel campo nella natura perché il bambino non assorbe oggetto per oggetto, rumore per rumore, ma l’assorbimento avviene in un insieme globale in cui il tutto predomina e preesiste alle parti (Maria Montessori fa in merito un riferimento esplicito alla psicologia della Gestalt). L’operazione avviene in due tempi: prima assorbe il mondo nel suo insieme, poi lo analizza.
L’acquisizione dell’indipendenza avviene a livelli diversi. La conquista, ad un anno di età, del libero movimento (con particolare riferimento alla capacità di camminare che si presenta in modo concomitante alla conquista del linguaggio) equivale al liberarsi da una prigione. L’atto del camminare presuppone una maturazione psichica necessaria a coordinare un processo complesso. Si tratta di un processo che non può essere insegnato ma che segue i comandi della natura. Fra i tanti e complessi passi che il bambino compie nella direzione della conquista dell’indipendenza vi è contemporaneamente anche quello, particolarmente importante, (Maria Montessori lo definisce “impressionante”) è quello del linguaggio come possibilità di comunicazione intelligente che il bambino interagisce con gli altri. Anche in questo caso, “… la natura crea prima gli strumenti e poi li sviluppa per mezzo delle loro funzioni e grazie alle esperienze sull’ambiente” (M-09).
L’indipendenza è dunque un processo di conquista graduale, dettato dalla natura, che il bambino acquisisce attraverso lo sviluppo e la maturazione di capacità (che a loro volta traggono origine dalle esperienze) che fa con l’ambiente. Pur trattandosi di un processo (in situazione di normalità) del tutto naturale l’educazione gioca ugualmente un ruolo importante ed è quello di provvedere un ambiente che permetta al bambino di sviluppare tali funzioni. È infatti “… soltanto per mezzo della libertà e delle esperienze sull’ambiente [che] l’uomo può svilupparsi” (M-09). Il bambino ama agire da solo e senza l’aiuto degli altri, conquistando la propria indipendenza attraverso l’esercizio di un’attività incessante e continua che si muove nella direzione permanente dell’auto-perfezione.
L’argomento verrà ripreso e di nuovo approfondito ne La mente del bambino (M-49) con un significato diverso, che tuttavia non esclude e non contraddice quanto precedentemente affermato. L’indipendenza ha a che fare con la “forza vitale” che il bambino manifesta fin dalla nascita, che è anche voglia di vivere. Lo sviluppo delle capacità sensoriali sono gli strumenti fondamentali per la progressiva sua conquista: si tratta infatti di una conquista tutta interiore nel senso che il bambino prima assorbe il mondo e solo dopo lo analizza.
L’indipendenza viene a configurarsi dunque come un fatto interiore e costituisce essenzialmente una conquista della mente conseguita attraverso l’analisi. L’indipendenza è perciò anche una conquista che il bambino fa (e deve fare) da solo, nel rispetto dei suoi tempi e dei suoi ritmi: è la natura che lo dirige, creando prima gli strumenti che poi sviluppa e affina attraverso le esperienze nell’ambiente. È in questo senso che il bambino si prende cura di sé e cerca la propria indipendenza attraverso il lavoro.