(Maria Montessori)
Il termine fa riferimento al processo misterioso che animerà il corpo del bambino e che è rappresentato dalla sua vita psichica. È l’energia della vita psichica che permetterà al bambino di agire secondo la volontà. La vita psichica si incarna nel corpo. È “il processo misterioso d’un’energia che animerà il corpo inerte del neonato e gli darà l’uso delle sue membra, la facoltà delle parole, il potere dell’agire e di esprimersi secondo le proprie volontà” (M-23). L’incarnazione è dunque l’innesto della vita psichica nel corpo fisico-biologico.
Si tratta senza dubbio di un’immagine forte anche perché utilizzato dalla teologia per indicare l’assunzione della natura umana da parte di Cristo, seconda persona della Trinità. In questo senso, l’incarnazione è avvenuta una volta sola e per un uomo solo, quando Dio si è fatto carne ed è disceso sulla terra. Secondo Maria Montessori, l’incarnazione – benché con significato non teologico – avviene ogni volta che nasce un bambino: l’uso di tale termine le permette perciò di fare un’affermazione assai densa e forte (probabilmente anche l’impiego di altri termini o allocuzioni, come ad esempio Embrione spirituale, ha la stessa funzione), nel senso che ogni nuova nascita rappresenta una sorta di straordinario miracolo che merita la più grande attenzione.
Nello specifico, Maria Montessori fa il confronto con gli animali: anche nel caso dei mammiferi più evoluti la natura ne ha predeterminato in modo rigido è pressoché immodificabile lo sviluppo. Quando nasce un puledro o un cucciolo si sa con buona approssimazione come si svilupperà e che cosa riuscirà a fare in rapporto alle caratteristiche della propria specie. Invece il bambino “porta in sé la chiave del suo proprio enigma individuale” (M-23) in quanto si trova in uno stadio potenziale e molto dipende, per il suo sviluppo dall’ambiente in cui si trova.
Il bambino nasce dunque, sebbene inerme, con un potenziale straordinario (Maria Montessori usa il termine “sacro”) ma che richiede la creazione di situazioni delicate e ad hoc. La natura, a differenza di quanto avviene negli animali, non è sufficiente: da un lato il bambino deve compiere non pochi sforzi (Maria Montessori parla di “fatiche occulte” o anche di “organizzazione interiore”), dall’altro ci rivela indispensabile l’intervento dell’adulto che tuttavia ha difficoltà a comprenderlo e ad occuparsi di lui nel modo più giusto ed adeguato possibile. la cosa più saggia da fare è quella di attendere osservando le espressioni della personalità che via via si manifesta, per cercare di comprendere il meglio possibile (facendosi quindi passivo, non intervenendo ciecamente ed inopportunamente come si svolge (M-23).
Dunque, a differenza di quanto avviene nel mondo animale possiamo dire – utilizzando un linguaggio attuale – come la natura faccia la sua parte (ci riferiamo qui in particolare allo sviluppo del cervello ed agli studi neuronali), mentre dall’altra deve intervenire come supporto complesso l’uomo e quindi la “cultura”.