Accademia Naven
Le parole dell'educazione
Silenzio

Il silenzio come capacità di controllo di sé e di concentrazione.

 

Il silenzio è una costante nella Casa dei Bambini. Anche nella scuola tradizionale si cerca il silenzio, ma è un’imposizione che proviene dall’esterno per garantire un minimo di ordine nella classe e questo avviene perché il bambino si trova in una situazione di costrizione (questo avveniva ad esempio nell’esperienza delle sorelle Agazzi nell’asilo di Mompiano di Brescia, il cui impianto pedagogico era incentrato su una certa direttività ed ammaestramento). Nella Casa dei Bambini il silenzio è invece ‘naturale’ perché i bambini sono portati spontaneamente al silenzio. I bambini della scuola comune sono costretti a stare immobili, nella Casa dei Bambini i bambini si muovono, ma sono concentrati a svolgere il lavoro che hanno scelto e sono perciò portati a “gustare” il silenzio. Nel prima caso il silenzio è una necessità e una costrizione, nel secondo è una scelta spontanea (M-50). Lo scopo del silenzio non è l’immobilità costretta, ma è il controllo dei movimenti necessari in funzione di un compito a cui il bambino è interessato da svolgere.
Nella Casa dei Bambini la maestra parla in modo semplice e quando è necessario e i bambini non devono essere obbligati ad ascoltare lungamente. Si rendono inoltre sensibili alla voce. Il bambino è così impegnato ad esplorare liberamente l’ambiente e la concentrazione non è mai chiassosa.
È possibile proporre esercizi e giochi del silenzio sia per “fare prove sull’acutezza uditiva dei bambini” (M-36), sia come momento di concentrazione sulla propria azione (come, ad esempio, spostare una sedia senza fare il minimo rumore, oppure spostarsi fra le cose senza urtarle). “… essi godevano della loro perfezione. Ciò che li interessava era di scoprire sé stessi, le loro possibilità e di praticare in una specie di mondo occulto come è quello della vita che si svolge” (M-36).

 

Gioco del silenzio

Si gioca al silenzio in due modi, da un lato evitando di fare qualsiasi rumore, dall’altro non emettendo nessun suono con la voce oppure controllarne il volume. Non si tratta di un generico stare zitti, ma di arrivare alla capacità volontaria di non produrre alcun piccolo rumore o emettere nessun suono, nemmeno muovendo il piede, strisciando la mano o respirando un po’ affannosamente. Occorre innanzi tutto che i bambini assumano una posizione comoda e provando a non muovere nessuna parte del corpo, a tenere i piedi uniti, a respirare piano e a chiudere gli occhi. Il gioco può poi proseguire invitando il bambino a prestare attenzione a ciò che si sente intorno a lui: un orologio, la goccia d’acqua del lavandino, il cinguettio degli uccelli, ecc. Anche la durata del gioco deve essere graduale: all’inizio durerà pochissimo tempo, poi sempre di più. I bambini cominceranno ben presto a divertirsi ad udire i più piccoli rumori che non avevano mai ascoltato durante i momenti di attività. La maestra poi inizierà a chiamare i bambini per nome con voce molto debole e ogni bambino si alza senza fare rumore per avvicinarsi alla maestra. “Tale gioco affascina i piccoli, il loro volto intento, la loro immobilità paziente rivelano la ricerca di un grande piacere (…). I bambini aggiungevano dopo avere superato gli sforzi, le emozioni e i godimenti del silenzio, erano felici di tutto” (M-36).

 

  • M-36: Montessori M. (1938). Il segreto dell’infanzia. Bellinzona: edizioni Ticinesi.
  • M-50: Montessori M. (1950). La scoperta del bambino (con 11 tavole fuori testo). Milano: Garzanti. 

 

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