Accademia Naven
Le parole dell'educazione
Lavoro

(Maria Montessori)

 

Maria Montessori utilizza questo termine per indicare le attività svolte dai bambini. Il bambino non perde tempo, il bambino vuole lavorare. E se le condizioni lo permettono, vi si mette di impegno. È lavoro l’esplorazione degli oggetti, la curiosità su un evento e il desiderio di conoscerlo, concentrazione su un’esperienza, lo sviluppo di un’attività e il suo controllo.
Maria Montessori sceglie questo termine per sottolineare l’idea di bambino attivo, concentrato, desideroso di camminar da sé, felice di apprendere. Maria Montessori utilizza questo termine per indicare da un lato l’impegno, la serietà, lo scrupolo e la concentrazione del bambino nello svolgere (e nel ripetere molte volte) l’attività che ha scelto, dall’altro la vivissima attrattiva ed il piacere che il bambino ne prova.
“L’uomo si costruisce lavorando”: il lavoro per il bambino in una situazione di normalità costituisce nello stesso tempo un bisogno irrinunciabile e un’esperienza che lo realizza. I bambini quando sono tranquilli e liberi fanno mille cose, si concentrano su mille situazioni, si aprono a continue sfide, vogliono affrontare con determinazione mille problemi. Tutto questo per i bambini significa lavoro. Se questo non avviene, significa che il bambino è “deviato”, non si trova cioè in una situazione di normalità e di equilibrio (M-50).
L’uomo si costruisce lavorando, effettuando lavori manuali in cui la mano è lo strumento della personalità, l’organo dell’intelligenza e della volontà individuale, che edifica la propria esistenza di fronte all’ambiente. L’istinto dei bambini conferma che il lavoro è una tendenza intrinseca della natura umana, l’istinto caratteristico della specie” (M-36). Ovviamente dipende da quale lavoro si tratta e in quali condizioni il lavoro viene esercitato. Se il lavoro dipende solamente da circostanze esterne, si tratta senza dubbio di lavoro forzato, alienante o, come la stessa Montessori dice, ripugnante. Questo avviene agli adulti quando il lavoro non è partecipato ma vi si trova costretto. Ma quando il lavoro che l’adulto svolge coincide con le proprie motivazioni personali (parla di “intimo impulso dell’istinto”) sviluppa piacere, desiderio di proseguire, invenzione, creatività.
Il lavoro, dunque, costituisce la vocazione fondamentale dell’uomo: nel bambino coincide con l’equilibrio della vita psichica, nell’adulto, attraverso lo sviluppo delle abilità socialmente spendibili, con il progresso della civiltà, attraverso la facilitazione della vita dell’uomo.

 

Il lavoro dell’adulto

Esistono delle differenze importanti fra il lavoro del bambino e quello dell’adulto. L’ambiente di lavoro dell’adulto è un ambiente super-naturale cioè organizzato ad hoc per essere produttivo ed è essenzialmente di natura sociale. Maria Montessori riconosce che il lavoro degli adulti è retto da due leggi fondamentali (che sono da considerarsi in sé sagge): (a) una è quella della divisione del lavoro per cui ognuno diventa capace di fare bene una cosa e la fa anche per gli altri e viceversa; (b) l’altra è la legge del minimo sforzo cioè della migliore produzione con il minimo consumo di energia umana.
Tuttavia, non sempre il lavoro umano avviene secondo queste leggi. Una delle principali deviazioni è la brama di possesso e quindi allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dalla costruzione di norme di abuso mascherate da norme di diritto. “Nella tragica e tenebrosa nube che il male impone sotto il manto del bene, tutto si deforma, e tutti accettano come una necessità le sofferenze che ne derivano” (M-36).
Questa idea di lavoro è totalmente estranea ai bambini perché è estraneo al mondo artificiale della produzione e del lavoro. Il bambino non ha un ruolo sociale (nell’ambito della produzione) ed ha bisogno di vivere la sua vita in modo naturale (in relazione cioè ai suoi istinti di non rinunciare alla propria attività libera).

 

Il lavoro del bambino

Anche il bambino svolge il suo lavoro e lo fa incessantemente: è quello di “produrre l’uomo”. È un lavoro inconsapevole, generato da “un’energia spirituale” che è interiore. Il bambino compie continuamente azioni e fa continue esperienze che affina con l’esercizio (che si auto-impone) e lo fa coordinando i propri movimenti e registrando le proprie emozioni. E tali esperienze plasmano la sua intelligenza, attivano la sua attenzione ed alimentano altre attività ed esperienze in un processo continuo. “Attraverso un’attività infaticabile, fatta di sforzi, esperienze, conquiste e dolori, di dure prove ed estenuanti lotte, il bambino sviluppa lentamente la sua difficile e mirabile attività, raggiungendo sempre nuove forme di perfezione” (M-36). In questo modo il bambino obbedisce ad un proprio programma interiore.
Il lavoro del bambino ha anche una funzione conservativa: lo scopo è quello di conservare, prendendosene cura, degli oggetti esistenti. I lavori dei bambini vengono perciò raccolti e conservati con attenzione, la stanza deve essere sempre tenuta pulita e in ordine, così come essere attivo nelle diverse routine della giornata, con particolare riferimento al pranzo (apparecchiatura e sparecchiatura della tavola, servizio durante il pranzo, pulitura finale) (M-14). 

 

Confronto fra il lavoro del bambino e quello dell’adulto

Entrambi, adulto e bambino, agiscono e lavorano a spese dell’ambiente. Ma le assomiglianze terminano qui. È evidente perciò che, a differenza dell’adulto il lavoro del bambino non ha uno scopo esteriore.
Per l’adulto il lavoro è un sacrificio che richiede sforzo e fatica perché dettato da ragioni esterne. Il bambino invece lavora senza sforzo perché è egli stesso motore del proprio lavoro.

 

Lavoro manuale

Non privo di interesse è un breve capitolo che si trova nella prima edizione del Metodo (M-09) e che verrà eliminato in tutte le edizioni successive e ci pare interessante farne un accenno perché riflette evidentemente il pensiero di Maria Montessori nella prima fase del suo esperimento. In primo luogo, il capitolo serve alla Montessori per prendere le distanze da Froebel e dalle sue proposte di attività manuali come inadatte da un lato sul piano della fisiologia perché richiederebbe al bambino uno sforzo eccessivo dell’organo, dall’altro perché Froebel faceva copiare le forme in creta invitandoli perciò a un lavoro esclusivamente riproduttivo e ripetitivo in contrasto con i principi di libertà che vigevano nelle Case dei Bambini. In secondo luogo, fa riferimento all’interessante esperienza denominata “Giovinezza Gentile” fondata dal ceramista Francesco Randone che si basava sull’arte della realizzazione dei vasi con la creta e il tornio (M-09). 

 

Il lavoro dell’adolescente

La funzione educativa del lavoro non si esaurisce solamente nel bambino e nel ragazzo ma ha la stessa funzione anche per l’adolescente. Nella secondaria il lavoro non deve essere finalizzato alla competizione ma “alla valorizzazione delle qualità dell’individuo”, ossia da un lato di individuare la vocazione dei ognuno e dall’altro di rendere ogni persona in grado di fare ciò che è capace di fare. Dunque, anche per l’adolescente il lavoro non deve avere un fine utilitaristico ma educativo (M-39). 

 

  • M-09: Montessori M. (1909). Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all'educazione infantile nelle Case dei Bambini. Città di Castello (Perugia): Lapi. 
  • M.14: Montessori M. (1921). Manuale di Pedagogia Scientifica. Napoli: Morano.
  • M-36: Montessori M. (1938). Il segreto dell’infanzia. Bellinzona: edizioni Ticinesi.
  • M-39: Montessori M. (1949). Dall’infanzia all’adolescenza. Milano: Garzanti. Comparso in francese con il titolo De l’enfant à l’adolescent nel 1948.
  • M-50: Montessori M. (1950). La scoperta del bambino (con 11 tavole fuori testo). Milano: Garzanti. 

Privacy e cookies

© Accademia Naven 2026
info@accademianaven.org
Accademia Naven srl, Piazza Venezia n. 6
38122 Trento. P. Iva 02708610221