Accademia Naven
Le parole dell'educazione
Osservazione

Si dice comunemente che l’osservazione ha un ruolo centrale nel nido e che tutto dipende da essa e che nulla si può fare se non è preceduto da un’adeguata pratica osservativa. A volte ci si accontenta però della parola, senza specificare (o dando per scontato) che cosa si intende con la parola osservare. Come tutte le parole frequentemente utilizzate il suo significato può rimanere implicito o dato per scontato con il risultato che non sempre per tutte le persone che lavorano in un contesto il termine ha lo stesso significato e attraverso la pratica osservativa si fanno le stesse cose.
In generale, si utilizza questo termine secondo due significati che sono in realtà fra loro distinti.
A volte si può fare osservazione nel senso di notare, rilevare, accorgersi: questa accezione richiama l’idea di qualcosa che richiama la nostra attenzione nel senso che percepiamo qualcosa di nuovo che precedentemente non era caduta sulla nostra attenzione. È dunque qualcosa che ci sorprende, che non ci aspettavamo, che non faceva parte delle cose che abbiamo messo in conto che potessero accadere. In questo caso è avvenuto che la realtà ha superato la nostra immaginazione. Nella pratica comune al nido, come dive A.M. Fontaine, il termine appropriato non dovrebbe essere quello di osservare, ma di “monitorare a radar”: l’idea è quella di tenere sotto controllo la situazione allo scopo di evitare che accada qualcosa di non previsto, anomalo, non accettabile. Si può notare – per inciso – che in certa misura le osservazioni previste dagli strumenti normalmente utilizzati per la valutazione della qualità rientrano in questo ambito: lo scopo principale è infatti quello di accertare se rientriamo negli standard previsti o se vi è qualcosa di anomalo che non ci permette di raggiungerli pienamente. Si può notare anche – sempre per inciso – che in sé questa pratica osservativa non può essere innovativa perché stabilisce delle soglie, degli standard ai quali attenersi.
Il secondo significato è quello di guardare con attenzione, scrutare, esaminare e questo presuppone una posizione proattiva e intenzionale di colui che osserva. In questo caso, osservare significa formulare in progetto preventivo e intenzionale, cioè prendere una decisione che ipotizza che cosa si immagina di trovare e perché decidiamo di avventurarci in questo percorso di ricerca. Si tratta perciò di una posizione che si colloca all’opposto della precedente: la prima prende le mosse dalla casualità e dal bisogno di intercettare ciò che appare anomalo, mentre qui parliamo di intenzione e si presuppone la necessità di una pianificazione. Osservare, secondo questa seconda accezione, non vuole dire andare alla ricerca della conferma di ciò che si sa già, ma cercare qualcosa che non si sa ancora: questo significa che la pratica osservativa (come pratica scientificamente fondata) non è possibile senza un’ipotesi a monte e senza la definizione preventiva di una metodologia rigorosamente pianificata.
Nella pratica, è importante esercitare la pratica osservativa in una prospettiva evolutiva, tenendo conto di ciò che è progredito e ciò che non lo è, delle evoluzioni e delle regressioni, della sedimentazione e della maturazione delle esperienze. In altre parole, non c’è il “bambino dato”, un bambino definito una volta per tutte. In questo senso, l’osservazione non dovrebbe tanto registrare ciò che il bambino sa fare o dire in un determinato momento, ma ciò che saprà fare e dire fra un po’, quando ha ricevuto la giusta stimolazione, quando ha ottenuto l’adeguato sostegno, quando - in una parola - è impegnato nello sviluppo di una determinata abilità. Se non si fa questo l’osservazione è relegata al passato, a rendere conto di ciò che è già accaduto e che quindi è superato. L’osservazione che presta attenzione allo sviluppo si preoccupa invece di ciò che deve ancora accadere, dovrebbe avere uno scopo, per così dire, predittivo.
In relazione al “come” osservare in riferimento al nido d’infanzia, è importante anche tenere in considerazione la modalità di approccio scelta.
Parlare di osservazione sperimentale significa definire i parametri di comportamento che intende osservare (come ad esempio il tipo di risposte che singoli bambini o utenti offrono quando si trovano di fronte a determinati stimoli). Si procede poi ad effettuare una attività di osservazione sistematica per un certo tempo su ciò che si è deciso / programmato di osservare. Si confrontano infine i dati raccolti dai diversi osservatori. Più osservatori vedono infatti con occhio diverso ed il confronto fra i diversi punti di vista consente di raggiungere un sufficiente livello di attendibilità dei dati osservati.
Adottare l’approccio clinico significa osservare un problema particolare come ad esempio l'insorgere di determinati comportamenti simbolici, l'assimilazione di determinati concetti o anche l'adozione di procedure cognitive specifiche da parte di singoli bambini. Prima di iniziare una attività specifica che intende a proporre, l'educatore raccoglie informazioni su temi particolari di indagine che possono essere utili per la successiva programmazione di attività e le seleziona. L'educatore (o il gruppo di educatori) crea una situazione ad hoc nella quale possono essere osservate solamente quella o quelle variabili che interessano escludendo le altre che potrebbero essere fuorvianti o di disturbo. Seleziona poi le informazioni raccolte ed i comportamenti osservati e li analizza. Dal punto di vista dei risultati, la programmazione di attività avviene sulla base di informazioni raccolte e di dati osservati.
Un altro tipo di osservazione è quello biografico: mira a rilevare le reazioni soggettive dell'osservatore nei confronti di determinati fatti o situazioni che vede e/o che vive. L'educatore cioè analizza i propri vissuti in rapporto ad una determinata situazione educativa come ad esempio il comportamento delle madri nella fase dell'ambientamento oppure alcuni momenti delle routine quotidiane. Lo scopo è di analizzare non tanto ciò che accade, ma come accade ciò che accade: gli oggetti cioè dell'osservazione non sono tanto i fatti o i comportamenti in sé, quanto le dinamiche delle relazioni. La cosa importante è ri-leggere (ad esempio in sede di collettivo) i comportamenti descritti ed i vissuti emersi. Questo tipo di osservazione serve ad oggettivare contribuisce cioè a ridurre l'ansia nei confronti di ciò che sta facendo e dei problemi che sta affrontando ed a trovare soluzioni a problemi o spiegazioni di preoccupazioni che risultino il più possibile aderenti ai fatti e legati al concreto.

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