Accademia Naven
Le parole dell'educazione
Castigo

(Lessico Montessori)

Il progresso è un processo interiore dell’uomo e non dipende dal castigo o dal premio come sollecitazioni esteriori. Il castigo non è perciò altro che un’azione di repressione. Il castigo, in sé, dovrebbe riguardare le situazioni in cui non siamo onesti e/o non rispettiamo la legge. L’impiego dei premi e dei castighi è qualcosa di simile al banco: servono a tenere prigioniero il bambino, a “… travasare meccanicamente il contenuto di programmi, nella loro intelligenza: programmi compilati nei ministeri e imposti per legge” (La scoperta del bambino).

I premi e i castighi non hanno ragione d’essere nella scuola e nell’educazione in generale. Premia e castiga quel maestro che vuole i bambini prigionieri mentre lui è impegnato a travasare le sue cognizioni nelle teste degli scolari che sono condannati ad essere i suoi ascoltatori. Premi e castighi si basano sull’obbedienza alle leggi arbitrarie degli adulti, mentre i bambini dovrebbero trovarsi in condizione di libertà per seguire quelle della natura. I premi generano emulazioni, invidie e vanità e i castighi hanno lo scopo di tenere i bambini compressi e abituarli a sottomettersi con prontezza. 

La società civile deve reggersi perché governata da persone responsabili che basano le loro azioni e le loro scelte sulla giustizia e sui valori e non perché vogliono essere premiati o perché temono le punizioni. Le loro scelte devono basarsi sui principi profondi del progresso e sul loro grande senso di responsabilità e non sull’attesa di un premio o sul timore di una punizione. Maria Montessori ha avuto modo di osservare il comportamento dei bambini, già ai tempi del primo esperimento della prima Casa dei Bambini, in situazione sia di premio sia di castigo ed ha osservato che si tratta di qualcosa che riguarda esclusivamente l’adulto e non appartiene invece al bambino. “… volemmo osservare più a lungo, e dopo una larghissima esperienza trovammo ripetuto il fatto in modo così costante che la maestra sentì una specie di vergogna tanto di premiare come di castigare quei bambini che rimanevano parimenti indifferenti al premio come al castigo” (Il segreto dell’infanzia). 

In seguito, senza negare pienamente una funzione sociale del castigo, collegherà l’assenza di castighi e di premi da un lato alla “buona volontà” (unico premio che deve essere in palio nella scuola), attribuendovi quindi un significato etico, che consiste in “quell’elevamento fatto di sforzo, di umiltà e di carità che a ognuno è dato raggiungere”, dall’altro al sentimento religioso (inteso come sottrazione del bambino alle leggi – cioè all’arbitrio  - dell’adulto per affidarlo a quelle di Dio) (La mente del bambino, mente assorbente). 

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