Accademia Naven
Le parole dell'educazione
Natura

(Lessico Montessori)

 

Maria Montessori utilizza questo termine trasversalmente, compare cioè con frequenza nei suoi testi in occasioni diverse e in contesti diversi.

In generale il significato del termine (sia l’utilizzo del sostantivo “natura”, sia dell’aggettivo “naturale”) fa riferimento al bambino ed alla condizione di sviluppo che deve avvenire, appunto, secondo natura. Il bambino deve trovarsi cioè in una condizione non vincolata artificialmente. Quando il bambino si trova in una situazione di normalità (vale a dire non artificiale) lo sviluppo, sia fisico che psicologico, avviene secondo natura quando segue il normale corso previsto dalle leggi della natura, mentre i problemi si presentano quando sono presenti interventi dell’uomo artificiali e non appropriati. Da questo punto di vista la concezione di Maria Montessori appare sostanzialmente vicina a quella di Jean-Jacques Rousseau così come viene definita e descritta nei primi libri dell’Emilio (nonostante Maria Montessori in qua e in là dichiari di non condividere la posizione di Jean-Jacques Rousseau).

Questa posizione che invita a lasciare che la natura “faccia il suo corso” ed il conseguente invito a non interferire con le leggi della natura viene confermata e ribadita anche successivamente: occorre infatti “lasciar fare alla natura il più liberamente possibile” (Autoeducazione). Intralciarne il corso significa incorrere in due conseguenze: la prima è quella di creare uno scompenso (far deambulare un bambino troppo presto, oltre ad essere un intervento inutile perché non raggiunge lo scopo, significa creare un vero e proprio danno al bambino poiché è precocemente forzato ad attivare una funzione per la quale non è biologicamente pronto); la seconda è la perdita della libertà del bambino che si trova ad essere condizionato ed impossibilitato di fare ciò che ‘naturalmente’ si sentirebbe di fare (questo significa che quando il bambino si trova in uno stato di libertà non fa altro che seguire le regole della natura: libertà per il bambino significa perciò trovarsi nelle condizioni di fare ciò che è capace di fare; in altri termini, il bambino è libero quando si trova nelle condizioni di poter fare la cosa giusta, vale a dire quella adatta a lui). “È la natura, è la creazione che regge tutte queste cose. […]” nasce come principio la necessità di non porre ostacoli allo sviluppo naturale” (Autoeducazione).

Per quanto riguarda lo sviluppo psichico (è necessario ricordare che l’educazione ha il compito di accompagnarlo e sostenerlo), poiché si tratta di un intervento programmato dell’uomo (ad esempio attraverso la preparazione dell’ambiente) Maria Montessori parla di super-natura (o situazione super-naturale) e fa riferimento all’idea di intervenire solamente lo stretto necessario lasciando alla naturalità dello sviluppo di fare il suo corso (M-09). Rimane comunque il fatto che ciò che si dice per lo sviluppo fisico, come ad esempio il libero movimento (lasciare che la natura faccia il suo corso) vale anche per lo sviluppo psichico (lasciare che la mente del bambino svolga i suoi processi di maturazione secondo natura, cioè quando il bambino è pronto e senza forzature inutili e controproducenti).

 

Natura e educazione

M. M. individua in Itard il padre dell’educazione naturale. Il compito educativo che il medico francese si era prefissato nei confronti del sauvage de l’Aveyron prevedeva la sua educazione in due passaggi, in cui il primo consisteva nel tentativo di ricondurre Victor dalla vita naturale alla vita sociale, il secondo riguardava la sua educazione intellettuale, in cui non è possibile il secondo passaggio senza il primo. L’esperienza di Itard porta M. M. a trarre alcune conclusioni importanti: il primo elemento riguarda il fatto che il tentativo del passaggio dalla vita naturale alla vita sociale consiste in continue richieste di rinuncia e di costruzioni, in secondo concerne l’atteggiamento del maestro che si adatta all’allievo anziché pretendere che l’allievo si adatti al maestro. Fra questi due elementi Itard frappose il tempo: la sua scelta educativa di fondo è stata quella di non forzare la mano, di aspettare – adattandosi ai bisogni e alle tendenze del selvaggio - puntando sulla seduzione lenta e progressiva che la vita sociale poteva esercitare nei confronti del ragazzo. Sta qui secondo M. M. l’essenza dell’educazione: “Nell’educare i fanciulli si ripete il dramma educativo di Itard: noi dobbiamo preparare l’uomo, che è tra gli esseri vivi e appartiene perciò alla natura, - alla vita sociale – perché questa, essendo opera sua, deve pur corrispondere all’esplicazione delle sue attività naturali. Ma i vantaggi che con la vita sociale gli prepariamo, sfuggono al piccolo fanciullo, che è in principio della sua vita un essere prevalentemente vegetativo” (La scoperta del bambino).

 

Natura e vita pratica

Il bambino ha una “tendenza naturale” ad esplorare l’ambiente. In merito M. M. offre molti suggerimenti e indicazioni partendo dal doppio principio di tuffare il più possibile il bambino nella natura e di adottare metodi educativi che non sacrifichino mai le tendenze e la libertà naturale del fanciullo. Vale la pena di citare la più volte ribadita importanza di mettere in contatto i bambini il più possibile all’aria aperta come pratica fondamentale dell’igiene infantile, alla pratica del giardinaggio e dell’orticoltura. Sul piano educativo, la coltivazione delle piante e/o la cura degli animali si articola su tre principali passaggi: (a) l’osservazione: il bambino osserva le piante e gli animali nello stesso modo nel quale il maestro osserva lui, vale a dire (a1) osserva con metodo e (a2) si prende cura premurosa allo stesso modo con cui gli adulti si prendono cura di lui (b) la previdenza nel senso che sa prevedere in modo diligente i bisogni degli organismi viventi, come ad esempio la necessità di innaffiare periodicamente le piante o di nutrire gli animali e questo comporta un processo di autoeducazione; (c) l’attesa: occorre attendere che il seme germogli e che la pianta giunga a maturazione; la capacità di attendere i tempi giusti degli organismi viventi richiede attenzione e rispetto che in futuro si trasformerà in saggezza; (d) il sentimento della natura: attraverso la cura degli animali e delle piante il bambino impara ad occuparsi della vita ed impara ad amare la natura nelle sue manifestazioni ed apprende in questo modo la generosità della natura nelle sue forme molteplici e sorprendenti di manifestarsi; (e) la natura educatrice: come il seme germoglia e si trasforma pianta matura divenendo parte della popolazione del suo genere, così il bambino cresce e diventando adulto viene a comprendere di far parte dell’umanità e della civiltà.

Il lavoro in relazione alla natura è sempre gradito ai bambini. Sono più interessati al raccolto che alla semina ma in ogni modo si adattano volentieri alla varietà dei lavori necessari per la coltivazione senza risparmiare impegno e sforzo. Nel caso della coltivazione è importante dare al bambino uno spazio definito entro il quale lavorare (e qui entra la capacità della maestra): “Egli deve poter sorvegliare tante piante, quante ne entrano nella sua coscienza, quante se ne fissano nella sua memoria, in modo che gli siano conosciute”.

In seguito, Maria Montessori sottolineerà come tutti questi esperimenti abbiano a che fare con l’educazione scientifica del bambino (attribuendo a tali attività anche una dimensione propriamente didattica: “Basta ricordare che esso include gran parte della morfologia e la classificazione del regno animale e vegetale […]. Attenzione precisa e scientifica è anche data dalla preparazione di acquari …” (La mente del bambino).

 

L’ambiente esterno

Con frequenza gli adulti tendono a privare i bambini dal rapporto con la natura in diversi modi, fra cui quello di non lasciarli andare liberi all’aria aperta, camminare a piedi nudi sull’erba, dormire sotto l’albero, ecc. e non si accorgono che i bambini diventano così indifferenti ed estranei alla natura. Non c’è da meravigliarsi perciò se dopo una piccola passeggiata si dichiara stanco. “Ma se i bambini sono a contatto con la natura, allora, viene la rivelazione della loro forza” (M-50). Non va dimenticato invece che “Il sentimento della natura cresce con l’esercizio come ogni altra cosa …” (La scoperta del bambino).

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