Accademia Naven
Le parole dell'educazione
Scrittura

(Lessico Montessori)

L’interesse di Maria Montessori per la scrittura riguarda essenzialmente i meccanismi che la precedono sul piano sensoriale e dei movimenti della mano. Il suo interesse riguarda perciò gli aspetti fisiologici e meccanici del linguaggio grafico inteso come condizione necessaria del bambino per poter padroneggiare la scrittura.

Le premesse sensoriali e motorie

A differenza delle altre forme di apprendimento (che per Maria Montessori fanno parte dello sviluppo naturale del bambino) il linguaggio grafico richiede un insegnamento e, conseguentemente, è chiesto alla maestra un atteggiamento diverso rispetto a quello adottato in occasione della presentazione dei materiali di sviluppo. M. M. richiama e fa sua la posizione di Itard e soprattutto di Séguin in cui quest’ultimo afferma che non serve insegnare a scrivere, poiché il bambino che disegna alla fine scriverà: il linguaggio grafico è infatti quel processo che prepara alla scrittura. Il principio cardine è proprio questo: l’insegnamento del disegno prepara la scrittura. È evidente che qui il disegno è inteso essenzialmente come attività grafica che si trasforma in linguaggio, vale a dire in segno che rimanda ad un significato. Il segno sul foglio, perciò, è sempre razionale è orientato a una funzione specifica. Il segno grafico richiede un’attenzione al piano che deve ricevere il disegno (il foglio e la delineazione ossia il modo nel quale si lascia la traccia sul foglio): dall’analisi ragionata del disegno nascerà poi la scrittura. Essa è il frutto del lavoro della mano che traccerà sul foglio segni organizzati (in cui l’occhio guiderà la mano) secondo forme ordinate composte di linee orizzontali, verticali e oblique.
Maria Montessori ritiene importante l’intuizione di Séguin, ma ne critica da un lato il procedimento puramente meccanico, dall’altro all’attenzione esclusiva attenzione alla scrittura in stampatello e con le lettere maiuscole, mentre i bambini sono chiamati a scrivere in corsivo ed è quindi chiamato ad imparare anche forme tonde e non solamente linee. È importante precisare che M. M. aveva a lungo studiato la proposta di Séguin in riferimento al proprio lavoro con i bambini diversamente abili, ma poi scoprirà qualcosa di inaspettatamente nuovo quando si troverà ad affrontare il problema della scrittura con i bambini normali della Casa dei Bambini. Nell’uno e nell’altro caso l’approccio adottato è stato quello sperimentale, vale a dire ha centrato l’attenzione analitica sugli atti (cioè i “meccanismi”) che il bambino compie scrivendo. La conclusione a cui è arrivata è stata che occorreva lo sforzo del tutto artificioso che, con il metodo tradizionale di insegnamento della scrittura, si richiedeva al bambino per farlo scrivere. A un metodo puramente meccanico doveva essere sostituito un metodo psicologico, vale a dire centrato sul bambino per il quale la scrittura doveva costituire un processo spontaneo.
Come? Attraverso l’educazione sensoriale. Il bambino tocca con il dito le forme delle lettere e attraverso il movimento della mano il bambino ne analizza e memorizza la forma e l’attività propedeutica alla conquista della scrittura è l’impiego dell’Alfabetario (o Alfabeto Mobile). La loro funzione è di permettere al bambino la forma delle lettere senza necessariamente doverle riprodurre ma facendo sì che facessero il movimento necessario della mano per esplorare i contorni delle lettere. L’immagine visiva della lettera e la memoria motoria costituiscono l’elemento facilitatore della sua scrittura una volta che il bambino abbia imparato a padroneggiare il maneggio dello strumento, vale a dire della capacità di gestire la penna per tracciare il segno corrispondente sul foglio. In questo modo la scrittura diventa facile per i bambini e l’apprendono in modo spontaneo. Il bambino ama controllare il movimento della mano per scrivere. Dunque, per M. M. la scrittura precede la lettura: può scrivere prima di saper leggere (quest’ultima rappresenta un passo successivo).


La preparazione dei movimenti

L’atto dello scrivere è un meccanismo complesso e Maria Montessori lo affronta partendo dall’analisi degli atti fisiologici e, in questa direzione, ci sono due gruppi di movimenti: il primo è quello del maneggio della penna o della matita (il bambino afferra lo strumento con le prime tre dita e il secondo è che si muove in alto e in basso, in linea diritta o curva per tracciare il segno sul foglio. Si tratta di un movimento individuale, diverso per ognuno per cui si sa che ognuno ha la propria scrittura. Nel periodo dell’infanzia si fissano si fissano i meccanismi motori: in altre parole, Maria Montessori riconosce nel raffinamento del movimento della mano un “periodo sensitivo” per cui anche la scrittura (poiché i movimenti finalizzati alla scrittura si stabiliscono “senza sforzo” e “naturalmente”) fa parte della natura, costituisce cioè un processo naturale per il bambino. Anche in questo caso, perciò, l’avvio alla scrittura prende le mosse dall’educazione sensoriale (e quindi fa parte di necessità del periodo di vita dell’infanzia – intorno ai tre-quattro anni di età – e non va rimandata). Ed anche in questo caso la maturazione del bambino consiste nella progressiva conquista della capacità di controllare in modo sempre più fine il movimento della mano che lo porterà a tracciare con “leggerezza” il segno sul figlio instaurando una sorta di cooperazione fra mano e penna da un lato e fra mano e mente dall’altro. La difficoltà dei bambini, infatti, non è tanto di imparare a tenere la penna in mano, ma di avere la mano “leggera” nel produrre la traccia sul foglio. E lo sviluppo di questa capacità può avere inizio intorno ai tre anni di età alla condizione che vengano superati tre ostacoli motori fondamentali, e precisamente (a) la capacità di trattenere la penna con le tre dita (e a questo scopo di grande utilità sono state le attività di esplorazione degli incastri, tenuto conto che il pomello dei singoli pezzi deve essere afferrato con una sola mano e in modo simile a come successivamente verrà impugnata la penna o la matita; (b) la leggerezza della mano, vale a dire la capacità raggiunta di tracciare il segno sul foglio senza sforzo a causa del lungo esercizio tattile che i materiali di sviluppo permettono e che si configurano perciò come precursori della scrittura (e tale leggerezza permetterà di potersi dedicare alla scrittura anche per un tempo lungo, evitando di stancarsi alle prime battute); (c) la mano ferma, ossia la padronanza della coordinazione dei suoi movimenti che consente alla mano di muoversi con la necessaria sicurezza e scioltezza (e ancora una volta troviamo la preparazione remota della mano negli esercizi che il bambino ha abbondantemente svolto in precedenza quando si era dedicato a percorrere con le dita i bordi dei blocchi, delle tavolette e degli incastri solidi e piani).
Dunque, l’apprendimento della scrittura consiste nel superamento di un groviglio di difficoltà tecnico-motorie che possono essere superate attraverso alcune esperienze sensoriali significative. Risulta evidente, in altre parole, che l’attività grafica preparatoria del bambino è indipendente dalla scrittura intesa come traccia grafica di significati condivisi. La scrittura costituisce poi la risultante di una molteplicità di fattori che fra loro possono essere separati. È in questa prospettiva che Maria Montessori propone dapprima esercizi ed attività di maneggio dello strumento (la penna) e poi, sfruttando il naturale interesse del bambino nei confronti del disegno, invitarlo alla produzione di segni grafici. Da qui il ruolo del disegno – secondo Maria Montessori - che ha una funzione quasi esclusivamente propedeutica alla scrittura che il bambino abbandonerà dopo poco che ha cominciato a scrivere. Da qui l’esercizio della ripetizione delle lettere per costruire la memoria motoria e visiva della loro forma.

Verso un processo graduale

Come si concreta dunque il processo che dalla sensorialità arriva alla scrittura? Sinteticamente eccolo: (a) Per un certo periodo il bambino disegnerà contorni di forme e figure (e potrà utilizzare materiali di sviluppo che possono essere utili allo scopo), ma a questo punto si aggiunge un nuovo scopo che è quello di addestrare la sensazione tattile-muscolare e visiva; (b) Un secondo passaggio riguarda il collegamento del suono alla forma percepita attraverso la vista e la sensazione muscolare-tattile. È un passaggio importante perché si tratta di un abbinamento mnemonico che si basa su una convenzione inventata dall’uomo e perciò non spontanea e naturale. Il bambino, perciò, dovrà riconoscere le figure in relazione a un suono udito. Ciò che è importante è che il bambino comprenda che a un singolo suono corrisponde un singolo segno; (c) È importante a questo punto anche il processo inverso, vale a dire la capacità di individuare e pronunciare il suono giusto corrispondente ad una lettera indicata fra quelle a disposizione nell’alfabetario o disponibile in altra forma.

Scrittura e lettura insieme

Un ulteriore passo è rappresentato, una volta memorizzati i singoli suoni corrispondenti alle lettere dell’alfabeto, trovarli disposti in un certo ordine fino a quando il bambino arriverà a scoprire che si tratta di una parola con significato compiuto: si tratta della fase in cui scrittura e lettura si trovano embrionalmente fuse. Improvvisamente il bambino si trova di fronte a qualcosa di nuovo: il bambino si trova di fronte alla possibilità di fondere suoni e significati. La scrittura è dunque un atto precursore della letture e come tale va inteso; ciò che inizialmente era un atto motorio e sensoriale ora diventa un’azione guidata dall’intelligenza ed il momento in cui il bambino può cominciare a costruire delle parole per il piacere di provare a farlo: creare parole è molto più stimolante che trovarle già scritte e doverle leggere, anche se in realtà non si tratta di una vera e propria lettura, ma semplicemente una verifica (un controllo) della parola già scritta.

Esplosione della scrittura

La composizione (e la scomposizione) delle parole si traduce in un meccanismo psichico caratterizzato dall’associazione fra rappresentazioni visive e uditive. Il bambino non ha ancora intenzione di leggere e non si pone il problema di leggere, ma ugualmente in modo spontaneo ne ha acquisiti i meccanismi. Improvvisamente, una parola emerge dopo l’altra e il bambino scopre di poter scrivere (e di conseguenza anche leggere) un numero assai elevato di parole: in questo Maria Montessori parla di “esplosione della scrittura”, intendendo con questa espressione la comparsa improvvisa e spontanea e quindi “naturale” (ma preparata a monte da una varietà di preparazione sensoriale e motoria) del desiderio incessante del bambino di comporre parole o di leggere parole che si trovano nell’ambiente di vita come le insegne, i cartelli, le scritte, le didascalie che accompagnano le immagini, ecc. (La scoperta del bambino).
In seguito, anche nei suoi scritti successivi, Maria Montessori, ricorderà inalterato quel primo stupore che la colpì quando i bambini cominciarono a leggere prima le lettere e poi spontaneamente le parole a partire dall’esplorazione sensoriale del tocco con il dito del contorno delle lettere. Quella prima esperienza rimarrà indelebile nella sua memoria e non modificherà più, nella sostanza, la sua concezione dell’apprendimento della lingua scritta: per lei la scrittura continuerà ad essere per il bambino non un dovere ma una “entusiastica obbedienza ad un impulso” interiore (Educazione per un mondo nuovo), così come continuerà ad essere fermamente convinta che la scrittura avviene prima della lettura poiché i bambini delle Case dei Bambini partivano dall’analisi di ciò che avevano prodotto attraverso le lettere mobili. Come allora, in quella fase della vita infantile che aveva chiamato “Periodi Sensitivi”, per la lettura non entravano in gioco solamente le labbra e la mente ma anche – e anticipatamente – la mano (Educazione per un mondo nuovo). Semmai aggiungerà, con maggiore consapevolezza, che il lavoro del bambino che compone le parole con le lettere mobili compie un’azione di decodificazione, vale a dire cerca va alla ricerca di un significato di segni per lui al momento ancora oscuri: “In lui si compiva un lavorio simile a quello degli scienziati che studiano iscrizioni preistoriche …” nello “… sforzo [del bambino] per capire il significato di quei simboli strani” (Educazione per un mondo nuovo).

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