(Lessico Montessori)

L’argomento compare a più riprese in diverse opere di Maria Montessori. Ripeterà a più riprese che il movimento non è uno “scarico di energie” ma è propedeutico allo sviluppo della mente e perciò alla guida della vita. Non è sufficiente però avere uno spazio libero per garantire il libero movimento. L’istinto motore del bambino si esercita in uno spazio adeguato: solo così i suoi movimenti saranno armonici, coerenti, orientati a uno scopo e non “sgraziati”. D’altronde, “… Non è facile rendere comune l’idea che il movimento ha un’importanza considerevole per la costruzione intellettuale e morale dell’uomo. Se nell’uomo durante l costruzione di sé medesimo fossero trascurati gli organi dell’attività, il suo sviluppo sarebbe ritardato e egli rimarrebbe in permanenza in stato di inferiorità più grave di quello causato dall’assenza di uno dei sensi intellettivi” (Il segreto dell’infanzia).
Nell’uomo sono strettamente intrecciati la vita vegetativa (l’alimentazione, l’ossigeno, la circolazione del sangue, ecc.) e gli organi dei sensi (finalizzati alla raccolta delle informazioni presenti nell’ambiente esterno; sono a loro volta strettamente intrecciati con il sistema muscolare che permette l’attività motrice). L’impiego dei muscoli è fondamentale perché attraverso di essi avviene la pratica della vita. La conseguenza evidente è che la vita psichica non può svilupparsi al meglio se il lavoro psichico viene artificialmente isolato dagli organi di senso e dal sistema muscolare. La vita attiva del bambino è infatti essenzialmente vita sensoriale e vita motrice. L’errore educativo è quello di lasciar vagare il pensiero “permettendo che i sensi rimangano languenti e i muscoli inerti” (La mente del bambino).
Movimento e sviluppo della mente
Non bisogna perciò dimenticare che l’esercizio fisico è a servizio della mente.
Tenuto conto che l’attività muscolare (il movimento) è il fattore fondamentale dello sviluppo della vita psichica è evidente il motivo per il quale i bambini provano una grande soddisfazione quando si rendono conto di essere capaci di compiere una certa azione ed è per questo che vi si esercitano a lungo. Da qui l’importanza della precisione dei movimenti fini e del piacere che il bambino prova alla ricerca del loro perfezionamento.
È importante inoltre ricordare che vi è un “periodo sensibile” in relazione al perfezionamento dei movimenti, vale a dire vi è un momento della vita nel quale il coordinamento motorio e il perfezionamento dei movimenti globali e fini rappresenta un momento cruciale particolarmente produttivo. Passato quel periodo lo sviluppo dei movimenti non avrà quella produttività, velocità e scioltezza dell’età della vita giusta per il loro sviluppo. Si tratta di un momento della vita “speciale” nel quale il bambino “analizza” i movimenti globali e fini e conseguentemente si “specializza” nella loro acquisizione e nella loro esecuzione precisa e funzionale. Il bambino è infatti in grado di “economizzare” i movimenti, nel senso che diviene via via sempre più capace di selezionare quelli efficaci e di svolgerli con armonia e trovandosi a proprio agio, eliminando ogni movimento goffo o inappropriato.
Le attività di affinamento motorio possono essere tantissime e possono essere ampiamente attinte dalle esperienze della vita pratica (come spolverare, pulire, apparecchiare la tavola, ecc.), ma anche esercizi come infilare il filo, camminare su un tracciato, stare in equilibrio su un piede, ecc. Da un lato, dunque, il segreto del perfezionamento è la ripetizione, dall’altro non bisogna dimenticare che è importante che le attività siano graduali in modo che il bambino sia via via in grado di superare difficoltà sempre maggiori.
Il movimento va perciò compreso nella sua essenza, cioè nella sua “incarnazione funzionale dell’energia creatrice”) e in quanto tale è costruttore della conoscenza perché è il mezzo che l’io ha a disposizione per entrare in contatto con la realtà esterna; perciò, si alimenta e cresce per mezzo delle acquisizioni conseguite nel mondo esterno. In questo senso, è attraverso il movimento che il bambino acquisisce (o meglio, auto costruisce) concetti astratti come ad esempio lo spazio e il tempo.
Osservando i movimenti del neonato, Maria Montessori trova evidente un disegno creativo della psiche in formazione: la vita psichica cioè guida lo sviluppo dei movimenti che si fanno sempre più coordinati e coerenti in relazione ad un fine. Il primo atto della costruzione dell’uomo è perciò l’intelligenza che a sua volta produce una delle sue prime manifestazioni nel movimento: “L’uomo a differenza degli animali non ha movimenti coordinati fissi: egli tutto deve costruire da sé: e non ha fini, ma deve cercarli” (La mente assorbente). È in questa prospettiva che, attraverso il movimento, il bambino – e quindi l’uomo – diviene costruttore delle proprie abilità.
Esercizi (giochi) legati al movimento
Ne “La scoperta del bambino, Maria Montessori si dilunga notevolmente a descrivere esempi di attività e di esercizi in forma anche assai dettagliata: si pensi ad esempio alla “ginnastica respiratoria” o alla “ginnastica labio-dento-linguale” (finalizzata alla corretta articolazione delle parole) a dimostrazione della sua competenza di medico, ma anche del valore che attribuisce all’educazione come processo auto-regolativo. Alcune proposte rimangono in tutte le diverse edizioni del Metodo, altre invece vengono tolte e ne compaiono di nuove. Ciò che appare costante è la minuziosità degli esercizi proposti, l’interesse costante del bambino che si concentra volentieri per svolgere con precisione rigorosa il compito affidato e al costante equilibrio fra le due classiche antinomie che caratterizzano la pedagogia montessoriana: da un lato la puntualità degli esercizi sotto lo sguardo vigile della maestra, dall’altro la libertà del bambino che si esercita se lo desidera e quando lo desiderano. Appare del resto evidente il risultato finale: tutti i bambini eseguono gli esercizi e li fanno volentieri e il contrasto antinomico fra esercizio da eseguire e libertà del bambino si dissolve. Del resto, la stessa Montessori appare consapevole del problema: “Un particolare assai poco inteso è la distinzione tra insegnare come si deve agire lasciando però libere le applicazioni pratiche”. Più avanti conferma ancora la propria posizione affermando che per bambino libero intende il bambino “spogliato” della volontà dell’adulto; conclude perciò dicendo: “Si deve tutto insegnare, si deve tutto legare alla vita: ma non si devono sopprimere, dirigendole noi ad una ad una, le azioni che i bambini hanno imparato a compiere e a collocare [il corsivo è nell’originale] nella pratica della vita (La mente del bambino).
Maria Montessori distingue fra ginnastica libera (vale a dire, senza l’impiego di particolari strumenti, ma con carriole, secchielli, palette, ecc.), ginnastica obbligata (la marcia, gli esercizi di respirazione, …) e la ginnastica educativa (come la coltivazione della terra e la cura delle piante e degli animali). Successivamente, aggiungerà molte altre attività (come arrotolare un tappeto, pulire un paio di scarpe, ecc., e tutte queste azioni cambieranno il nome diventando attività di vita pratica e di sviluppo dell’intelligenza attraverso l’azione. È evidente il cambiamento di registro dell’ultima eduzione rispetto alla prima: ciò che prima era puro esercizio ginnico, si trasforma ora in attività di vita pratica volta alla formazione della mente e della personalità. Affermerà infatti: “Tuttavia gli esercizi di vita pratica non possono considerarsi come una semplice ginnastica muscolare; essi sono un lavoro”.
Propone diversi giochi legati al movimento sia in relazione alla motricità globale che a quella fine (La scoperta del bambino):