Accademia Naven
Le parole dell'educazione
Intelligenza

(Lessico Montessori)

Non esiste una definizione univoca di intelligenza: la si può intendere nei suoi processi generali (definizioni generali), così come in riferimento alle sue funzioni (definizioni specifiche) o anche in relazione a ciò che fa (definizioni operative). Anche Maria Montessori guarda all’intelligenza (occorre anche tenere in considerazione che frequentemente alla parola “intelligenza” preferisce la parola “mente”) da una molteplicità di prospettive differenti. Senza dubbio appare tuttavia estranea alla dicotomia, che si discuteva ai suoi tempi, se l’intelligenza è innata oppure acquisita. Su questo punto, tenendo conto di ciò che scrive nelle sue opere, Maria Montessori non sarebbe né per l’una né per l’altra posizione, muovendosi invece a favore di un’idea di intelligenza come sistema complesso che da un lato risponde a leggi fisiologiche ma che nello stesso tempo ha bisogno dell’ambiente (da cui riceve stimoli) non solo per reagire ad esso ma per costruirsi e edificarsi. Del resto, le sue preoccupazioni non sono di natura psicologica ma pedagogica e non ha ragioni per inserirsi nei dibattiti del suo tempo sulla natura dell’intelligenza, quanto piuttosto di trovare strade operative (non per questo, tuttavia, meno coerenti ed epistemologicamente argomentate) in relazione alla crescita sana dei bambini.
Maria Montessori affronta il tema dell’intelligenza in diverse sue opere. In particolare, vi dedica un lungo capitolo nel libro che istituisce la scuola elementare a metodo in cui intende trovare le coerenze fra ciò che si diceva di essa negli studi più accreditati dell’epoca ed il suo metodo che in quel periodo era già consolidato e diffuso ma ancora in espansione. L’intelligenza è la chiave di volta che permette la libertà: lasciare libero il bambino significa lasciarlo alla sua intelligenza, non ai propri istinti, perché lasciarlo libero significa essenzialmente lasciarlo libero di pensare. Potrà tuttavia essere libero quando le sue conoscenze saranno sufficienti, tali cioè da permettergli di comprenderne la loro utilità sociale.

 

Intelligenza e movimento libero in un ambiente preparato

La prima manifestazione dell’intelligenza avviene attraverso il movimento. Il bambino libero di muoversi trova le condizioni adatte per il suo sviluppo sano perché attraverso il movimento libero organizza le proprie azioni verso scopi sempre più mirati e quindi intelligenti. Non bisogna però lasciare a sé il bambino perché in realtà diventerebbe schiavo dei suoi istinti come avviene negli animali. Dobbiamo lasciare libero il bambino “come uomo”, aiutandolo ad esercitarsi nella naturale “palestra” della sua intelligenza, vale a dire preparando l’ambiente nella forma adatta, nella consapevolezza cioè che il bambino è “capace di pensare” e perciò è pensando che si adatta all’ambiente ed è sempre pensando che utilizza l'ambiente a proprio vantaggio. “[Il bambino] libero sarà quando avrà una conoscenza sufficiente non solo per distinguere le [cose] buone dalle false, ma per pensare quale è l’utilità sociale delle une e delle altre” (Autoeducazione).

Secondo Maria Montessori l’intelligenza è “… l’insieme delle attività riflesse e associative o riproduttive che permettono alla mente di costruirsi mettendola in rapporto con l’ambiente” (Autoeducazione). “L’intelligenza non si costruisce lentamente, dall’esterno”, i saperi non bussano alla porta della mente del bambino per entrarvi. Vale a dire, il bambino non è un essere passivo che viene progressivamente riempito di conoscenze. La pedagogia montessoriana tiene in grande considerazione l’ambiente come elemento centrale del processo educativo, ma nulla può fare l’ambiente se non è presente una sensibilità interiore del bambino che è in grado di assorbire le tracce e i segni che contiene. I primi cinque anni di vita rappresentano un periodo sensitivo importante in cui il bambino osserva ed assorbe per mezzo dei sensi una molteplicità di elementi-segnale presenti nell’ambiente per parli propri e rielaborarli. I bambini fin da piccolissimi assorbono una quantità enorme di impressioni sensoriali dall’ambiente. Raramente loro sfugge qualcosa, anche quando si tratta di particolari minimi. Lo si comprende dalla capacità precoce di riconoscere le figure, dalla memoria che dimostrano nel ricordare le cose.

 

Intelligenza e ordine

Il tempo costituisce uno degli indici tradizionali attraverso il quale si misura comunemente l’intelligenza, quando cioè si apprezza la rapidità di una reazione a uno stimolo. Viene considerato intelligente il bambino che reagisce in modo veloce, che risponde subito, che “capisce al volo” che mette in moto le sue facoltà con rapidità. Tuttavia, M. M. mette in guardia dalla formazione di “individui accelerati” e da una scuola basata sulla velocità e sulle anticipazioni. È importante invece lasciare il tempo al bambino, lasciare ad ognuno i suoi tempi perché ogni processo di sviluppo è un processo individuale, interiore, che si auto costruisce.
La chiave dello sviluppo dell’intelligenza non è la rapidità ma l’ordine. La rapidità ne è solamente la manifestazione esterna. “Aiutare lo sviluppo dell’intelligenza è aiutare e ordinare le immagini della conoscenza”. La vera ‘intelligenza rapida’ è quella che ordina le informazioni perché sa distinguere. E a sua volta distinguere vuol dire saper ordinare.

 

Intelligenza come funzione della ragione

È importante che il bambino “conservi con piena chiarezza le immagini che va captando, perché solo con la chiarezza e la distinzione delle impressioni può formare la propria intelligenza” (Il segreto dell’infanzia). Lo strumento potente di elaborazione delle immagini provenienti dall’ambiente è la ragione. È l’energia naturale, primordiale e creativa dalla forza irresistibile. Il bambino cioè assorbe le impressioni dall’ambiente attraverso il filo del ragionamento che all’inizio si trova allo stato germinativo e che si sviluppa progressivamente attraverso la relazione stessa con l’ambiente.
Gli adulti possono ostacolare il processo di sviluppo dell’intelligenza quando interrompono le prove di ragionamento dei piccoli perché non vedono e non comprendono il lavorio interiore che sta dietro tali comportamenti. A ben poco serve anche che essi propongano ai bambini cose vistose o stimoli forti come se altrimenti non fosse possibile attirare la loro attenzione. La stimolazione dei sensi non dipende però dalla violenza degli stimoli. Il bambino è attratto anzi dalle piccole cose, dai dettagli, dalla curiosità per le sfumature. Il bambino può essere attratto da uno stimolo esterno forte, ma si tratta di un fatto episodico, non legato alla vita interiore profonda del bambino.

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