(Lessico Montessori)
Maria Montessori dedica molte pagine all’educazione sensoriale (o dei sensi) e riprende più volte l’argomento nel corso degli anni con precisazioni e ulteriori conferme, facendo di essa un elemento centrale della sua pedagogia. L’elemento di fondo è che i sensi si possono educare è questa l’essenza del Metodo e della proposta dei materiali di sviluppo. La ricerca del tempo si basava essenzialmente su strumenti psicometrici e la misurazione rappresentava una garanzia di scientificità. Maria Montessori parte dalla consapevolezza che i sensi non si possono e non si devono misurare, si possono però educare. Non solo: il bambino li può educare da solo in libertà con l’aiuto indiretto dell’adulto. Lo scopo dell’educazione dei sensi è quello di raffinare la percezione degli stimoli per cogliere le differenze attraverso esercizi ripetuti. Il bambino piccolo, con l’utilizzo dei materiali di sviluppo attua la prima forma di autoeducazione attraverso l’educazione dei sensi in quanto (a) attraggono l’attenzione spontanea del bambino e (b) contengono una graduazione razionale degli stimoli. L’educazione dei sensi non va confusa con le “nozioni” su di essi. Maria Montessori fa l’esempio del pianista: l’allievo di pianoforte riceve le informazioni/nozioni dal maestro di musica, ma deve esercitarsi da sé, il lungo lavoro di perfezionamento tecnico è personale e l’allievo dovrà lavorare incessantemente su sé, “tuttavia il pianista non sarebbe mai formato col solo esercizio, senza la direzione del maestro” (La scoperta del bambino).
Le sensazioni esistono perché il corpo le riceve in quanto è biologicamente predisposto a farlo e non vi è bisogno in sé di insegnarle. Ma ugualmente l’educazione dei sensi ha un altissimo significato pedagogico: quello di imparare a collocare socialmente le sensazioni (Maria Montessori dice letteralmente per “preparare l’individuo all’ambiente” e l’educazione professionale ha conseguentemente lo scopo di “insegnare all’individuo a utilizzare l’ambiente”) (La scoperta del bambino). Lo scopo dell’educazione sensoriale è quindi quella di aiutare lo sviluppo in quella fase della vita in cui il bambino è particolarmente sensibile e ricettivo prima che tale periodo si chiuda e non sia sostanzialmente più possibile procedere se non con faticosi esercizi e con scarsi risultati. L’educazione sensoriale si configura perciò come premessa, una condizione a monte del futuro rapporto del bambino con l’ambiente in funzione sociale. In questa fase iniziale, infatti, il bambino rivolge la sua attenzione ai sensi “sotto forma di curiosità passiva” che diventerà in seguito funzionale in rapporto all’ambiente. L’educazione sensoriale ha perciò lo scopo di formare “uomini osservatori” (La scoperta del bambino).
Gli scopi dell’educazione (secondo un approccio scientifico) sono essenzialmente due: uno è biologico e si prefigge lo sviluppo naturale dell’individuo, l’altro è sociale e si propone di preparare l’individuo all’ambiente. L’educazione sensoriale ha la funzione di perseguire entrambi gli scopi. È importante infatti aiutare lo sviluppo dei sensi per i bambini piccoli perché si tratta di un’età speciale particolarmente sensibile a questo tipo di stimoli. L’educazione sensoriale ha evidentemente un carattere fisiologico ma agisce anche in funzione della preparazione all’educazione psichica. L’educazione sensoriale all’età giusta permetterà successivamente lo sviluppo di capacità professionali ed anche artigianali/artistiche nell’età adulta: “Il segreto di preparare a un mestiere consiste nell’utilizzare questo periodo della vita fra i tre e i sei anni d’età, in cui esiste una tendenza naturale a perfezionare i sensi e il movimento” (Il segreto dell’infanzia).
Nella scuola tradizionale l’idea è che si debba insegnare intellettualmente e poi fare eseguire: in genere a scuola si parla di una cosa e poi la si fa fare con un evidente percorso che parte dalla teoria per andare verso la pratica. Ma anche quando il bambino arriva a capire un’idea non significa che la sappia fare, può anzi incontrare difficoltà inaspettate. Maria Montessori sostiene l’importanza del processo inverso. Occorre cioè partire dalla pratica e le sensazioni ed il loro perfezionamento, ne costituiscono la condizione fondamentale. Quando vuole comprendere il mondo, partire dall’idea è il percorso tipico di procedere dell’adulto, mentre il bambino non è come l’adulto, è predisposto a partire dai sensi, è il suo modo naturale di mettersi in rapporto al mondo esterno. In questo modo il bambino si farà osservatore attento sia del mondo che lo circonda, sia di sé stesso (delle funzioni muscolari della mano e del corpo impegnate a compiere una determinata azione) e crea le premesse per il futuro per trasformarsi via via in una persona competente sia nell’ambito di un lavoro professionale, sia nell’avvio ad apprezzare la bellezza e l’armonia.
L’educazione sensoriale presuppone un approccio metodologico che nella lezione montessoriana è fondamentale. Partire dai sensi significa partire dall’esperienza concreta per la formazione intellettuale futura e di conseguenza. In questo senso anche l’educazione sensoriale argomenta e giustifica le linee del Metodo: mentre la scuola tradizionale prima insegna e poi fa eseguire, secondo il metodo Montessori prima il bambino fa e poi è chiamato a riflettere su ciò che ha fatto. In questo senso anche le esperienze sensoriali si muovono contro corrente e corrono nella direzione generale che caratterizza il Metodo.
I tre tempi
Maria Montessori trova eccellenti anche per i bambini normali la lezione dei tre tempi che Séguin aveva articolato per la sollecitazione dei bambini con compromissioni:
Il procedimento può senz’altro essere simile anche per i bambini normali. Tuttavia, mentre Séguin sollecita nel bambino compromesso l’associazione fra la percezione sensoriale e il nome, il bambino normale non ha bisogno di tale sollecitazione per osservare, ma lo farà da solo ed esprimerà gioia e piacere nel farlo. Cioè il bambino si auto educa.
Isolamento del senso
Un aspetto importante riguarda l’isolamento del senso, come ad esempio far ascoltare un rumore nel silenzio, oppure far toccare un oggetto con gli occhi bendati. Lo scopo è di polarizzare l’attenzione e permettere al bambino di concentrarsi e analizzare meglio la sensazione. Il bambino normale lo farà con divertimento e piacere. Maria Montessori formula diversi esempi di attività finalizzate sia all’educazione separata di singoli sensi (come l’olfatto, il gusto, il tatto), sia polarizzando, come detto, l’attenzione del bambino nella direzione di una sensazione specifica isolata.
Distribuzione degli stimoli
Consiste nel passaggio graduale da pochi stimoli e in forte contrasto fra loro al riconoscimento delle differenze sempre più impercettibili. Ad esempio, utilizzando le aste della lunghezza, inizialmente si porrà a confronto da un lato la più lunga e dall’altro la più corta, per passare poi progressivamente al riconoscimento delle differenze contigue. La stessa cosa vale per i colori (dal più chiaro al più scuro) o dei suoi (dal più basso al più acuto) e così via.
Educazione dei sensi e vita pratica
L’educazione sensoriale avviene a due livelli. La prima avviene in “situazione di esercizio” ed avviene quando il bambino svolge l’attività per esercitarsi e per il piacere di farlo. La seconda avviene in situazione di vita pratica e consiste nel cogliere le occasioni che ogni giorno si presentano e che permettono al bambino di collegare l’attività che sta svolgendo con l’utilità che ne emerge nella vita quotidiana; ad esempio, il gioco di immergere le mani nell’acqua tiepida se da un lato aiuta il bambino a discernere le temperature, dall’altro apprende l’importanza di lavarsi le mani, tenere pulite le unghie, ecc.