Scuola dell'infanzia
Normalmente leggiamo un capitolo per volta a piccoli gruppi. Fin dall’inizio del libro le parole di Collodi sono potenti perché attirano i bambini in modo forte, sia quelli che già conoscono il racconto sia quelli nuovi che lo sentono per la prima volta.
L’elemento chiave che scatena l’interesse dei bambini è la vocina che esce dal legno senza che, per altro, abbia ancora una forma. È un aspetto che fa riflettere i bambini e il piccolo gruppo permette quegli scambi riflessivi che si rivelano impossibili quando ci si trova tutti insieme e si lavora con l’intera sezione. Ci sono dei turni per parlare, bisogna ascoltare l’altro, a volte appare naturale partire dal discorso dell’altro per farlo proprio oppure per contrastarlo: la conversazione e discussione in piccolo gruppo si rivela perciò un elemento fondamentale del nostro modo di attuare nella quotidianità il processo educativo che abbiamo in mente e che i bambini con i loro comportamenti spontanei ci suggeriscono.
Abbiamo perciò chiesto ai bambini di fare un riassunto del capitolo e ognuno ha avuto modo di manifestare la propria sensibilità.
Abbiamo poi proceduto porgendo alcune domande a cui i bambini hanno dimostrato di rispondere volentieri e con piacere. È evidente che non si tratta di una cosa semplice e che, poiché i bambini non sono ancora abituati, occorre un lungo e paziente lavoro. Ecco, comunque, qui di seguito ciò che i bambini hanno risposto.
Cosa è successo in questo capitolo?
Perchè è caduto?
Perchè Geppetto sceglie proprio quel pezzo di legno che parlava?
Chi è vivo?
Maestro Ciliegia è caduto perché il pezzo di legno parlava: è stato questo un punto chiave perché si trattava per i bambini di un pezzo di legno speciale, diverso da tutti gli altri, anche se alla vista non mostrava differenze.
È da questa idea del “legno vivo” che abbiamo voluto proseguire la conversazione: sono vive le cose che si muovono, l’ape è viva perché vola da un fiore all’altro, si parla se si è vivi, ecc.
Anche l’albero è vivo, osserva tuttavia un bambino, anche se non si muove da solo (lo muove il vento) e non parla. È stato questo lo spunto per imprimere all’attività una nuova direzione.

Abbiamo pensato di collegare l’idea dell’albero che è vivo all’arte e abbiamo proposto ai bambini l’immagine dell’albero di Klint.
È emerso tutto lo stupore dei bambini, uno stupore che sanno esprimere con le espressioni di ammirazione del viso, con i gesti e le posture evidentemente più che con le parole. In ogni modo, proponiamo qui di seguito un esempio delle parole emerse.
Che cosa vedete?
Le parole non esprimono ciò che i bambini manifestano di sentire e siamo consapevoli dell’importanza di lavorare sul linguaggio e ci sembra importante offrire stimoli e sollecitazioni attraverso l’offerta di materiali ed esperienze visive.

A un bambino sembrava che l’albero di Klint fosse vivo, che avesse gli occhi, altri bambini hanno osservato che la vita è presente anche sull’albero, rappresentata dai fuori e dagli uccelli. L’arte è evidentemente per il bambino un interessante veicolo emotivo di sollecitazione della comunicazione e del linguaggio.

Ne parliamo insieme.





La presente esperienza fa riferimento al capitolo 1 de "Le avventure di Pinocchio" ed è stata realizzata nella scuola dell'infanzia aziendale della Fondazione Ferrero di Alba (Cn)