Accademia Naven
Crescere con Pinocchio
Le avventure di Pinocchio: Capitolo 02

Maestro Ciliegia regala il pezzo di legno al suo amico Geppetto, il quale lo prende per fabbricarsi un burattino meraviglioso che sappia ballare, tirar di scherma e fare i salti mortali. 

 

Entra in scena Geppetto

È nel secondo capitolo che Geppetto, la figura che a parte Pinocchio sarà fondamentale per tutto il romanzo e che sarà l’unica figura sostanzialmente positiva, entra in scena e lo fa in modo ridicolo: si tratta di un vecchietto – che quindi sembra avere passato l’età per essere padre – che è conosciuto nel circondario con il nomignolo di Polendina, appellativo di cui si sentiva offeso e che lo mandava su tutte le furie per via della strana e bizzarra parrucca color polenta che gli nasconde la calvizie. 
Bussa alla porta di Maestro Ciliegia perché gli è venuta un’idea balzana che è quella di fabbricarsi
… un burattino meraviglioso, che sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali. Con quel burattino voglio girare il mondo …
Immediatamente si leva la vocina insolente che già abbiamo conosciuto nel capitolo precedente che dice:
-        Bravo Polendina!
A quella insolenza Geppetto si scaglia contro l’amico-nemico mastr’Antonio o Maestro Ciliegia. Ne nasce una poco onorevole zuffa mentre il pezzo di legno che diventerà poi Pinocchio si gode il parapiglia e la poco onorevole zuffa scatenata dalle sue parole.
La stessa scena si ripeterà poco più avanti, quando Maestro Ciliegia va a prendere il bastone che aveva in serbo per regalarlo a Geppetto. il pezzo di legno dà uno “scossone” che gli fa perdere l’equilibrio andando a sbattere contro gli stinchi di Geppetto. Per la seconda volta Geppetto accusa l’amico di averlo fatto apposta e dopo alcuni scambi verbali decisamente poco garbati riprende la rissa di prima che tuttavia si esaurisce in breve e con poco danno: due graffi sul naso dell’uno e due bottoni mancanti nel giubbotto dell’altro. Alla fine, Geppetto se ne va con il pezzo di legno ricevuto in regalo da mastr’Antonio.
La scena è interamente occupata dai due amici-rivali e il pezzo di legno non è altro che l’oggetto della richiesta di Geppetto ed insieme della contesa. Sono i personaggi posti in primo piano e dominano la scena ma non controllano gli eventi e cadono nella trappola ordita dal terzo personaggio che il lettore ormai conosce bene ma di cui i due protagonisti sono ignari. Il vero centro della scena è occupato da quello che nel mondo teatrale viene chiamato il convitato di pietra che nel nostro caso è molto più banalmente un pezzo di legno da catasta, quel famoso pezzo di legno qualsiasi che non ha ancora un nome. Pinocchio non è ancora nato, è confusamente uno dei tanti pezzi di legno ammonticchiati alla rinfusa nella sgangherata bottega di Maestro Ciliegia – esiste al momento solamente la sua “vocina” – che già combina guai e appare evidente che i guai proseguiranno e accompagneranno tutto il racconto.

 

Il bambino è la sua voce

Già abbiamo visto nel capitolo precedente che Pinocchio esiste perché parla (e quindi pensa) e si manifesta attraverso la sua voce. In questo secondo capitolo ritorna il tema della voce esiste esclusivamente in quanto è “voce”. Si manifesta attraverso una vocina sottile che tuttavia gli adulti non sanno riconoscere.  Non sospettano che la voce provenga dal legno e ognuno perciò l’attribuisce all’impertinenza dell’altro.
Il gioco degli equivoci nasce e si sviluppa perché gli adulti non comprendono che quel pezzo di legno è vivo e non ne riconoscono la voce. Collodi si colloca dal punto di vista di Pinocchio e cioè del bambino, di quel bambino che agli adulti appare invisibile perché molto spesso non sono in grado accorgersi veramente della sua presenza e cioè di vederlo (e quindi di guardarlo) e di ascoltare la sua voce.
Si tratta pur tuttavia di una burla e per la seconda volta Collodi gioca a capovolgere la situazione trasformando la tragedia in farsa. Ci fa capire che Pinocchio sembra quasi saperlo bene e per questo prende l’iniziativa e provoca gli adulti giocando d’astuzia e colpendoli nella loro debolezza: sa che non lo riconosceranno e provoca una sorta di gioco degli equivoci e questo non fa che accrescere l’ammirazione e il divertimento nel giovane lettore che ovviamente prende le parti di Pinocchio. Il burattino non è ancora fatto e non c’è ancora, è presente però e ben viva la sua anima; non ha un’identità ma è già un eroe agli occhi del suo lettore, è al momento ancora solo in embrione ma esiste ed è il nero protagonista del racconto, non c’è ma è pienamente al centro della scena.

 

L’incertezza genitoriale

Ciò che c’è di più paradossale in questo racconto rimane tuttavia implicito e sottotraccia: Pinocchio nasce dalla scoperta involontaria di Maestro Ciliegia e dalla volontà di Geppetto di realizzare un burattino: in altre parole, due maschi. E la Fatina dai capelli turchini comparirà solamente nel capitolo XV, quando Pinocchio vedrà alla finestra una bambina che gli dirà che non può aprire la porta perché in realtà è morta e sta aspettando la bara.  
Che genitori sono dunque i due uomini uno dei quali di lì a poco con pialla e scalpello darà forma al suo corpo di burattino? Per il momento come adulti non offrono un’immagine edificante: la causa è la vocina che si sente nella stanza (e per la verità Maestro Ciliegia ha il sospetto che provenga dal pezzo di legno m non approfondisce) che li porta ad offendersi reciprocamente (le parole che volano sono: bugiardo, asino, somaro, Polendina, brutto scimmiotto e così via) e si arrabbiano a causa di provocazioni stupide, bisticciano in modo ingenuo e incontrollato come due bambini. La “vocina” che si ode dimostra di avere il controllo della situazione meglio dei due adulti si comportano in modo puerile. La genitorialità è qui rovesciata: chi tiene in scacco gli adulti è la “vocina” (che ancora non si sa da dove viene e che sarà Geppetto a scoprire nel capitolo successivo), mentre gli adulti per un nonnulla bisticciano senza ritegno e altrettanto velocemente si riappacificano. 

 

Geppetto diventa padre

Sono genitori inconsapevoli e le loro strade ben presto si divideranno: maestro Antonio non ne vuole sapere di quello strano pezzo di legno e lo regala all’amico Geppetto per sparire poi completamente dalla scena per tutto il resto del romanzo, mentre Geppetto benché ancora inconsapevole, manifesta un chiaro desiderio di paternità (vuole scolpire un burattino che sappia ballare, tirare di scherma, ecc. e in questo modo possa garantire qualche entrata) e diventerà via via un genitore responsabile. È qui che le loro strade si dividono: in Maestro Ciliegia prevale la paura e ben volentieri si disfa del pezzo di legno che gli ha creato problemi, Geppetto invece se ne torna a casa zoppicando con il pezzo di legno che fin dal primo momento ha dato segno di problemi.
La parabola di Maestro Ciliegia finisce qui e non comparirà più nel corso del romanzo. È già subito evidente che la famiglia che di lì a poco si formerà con la nascita di Pinocchio sarà una famiglia monogenitoriale. 

 


Spunti e proposte di lavoro

  • Personaggi: Geppetto, mastro Ciliegia
  • Setting: Interno della bottega di falegname
  • Esempi di parole chiave: burattino, amicizia, confitto, pace, ...

 

Il conflitto

Un elemento centrale di questo capitolo è il conflitto generato da un equivoco ma anche da motivi futili dei due adulti che si offendono reciprocamente e se le danno di santa ragione. La scena però è ridicola perché si tratta di due adulti che in realtà si comportano come i bambini. Sempre in modo infantile di lì a breve fanno la pace per poi bisticciare di nuovo per una sciocchezza e poi fare di nuovo la pace.
Che cos’è il conflitto? Da che cosa nasce di solito, in aula, con gli amici o anche a casa? Perché si bisticcia: quali sono le cause che di solito lo generano? Che cosa significa essere rivali? Come si risolvono i conflitti?
Conosci altri tipi di conflitti oltre a quelli fra bambini? i conflitti degli adulti? I grandi conflitti, la guerra? 

 

La conciliazione

Diceva Maria Montessori che la grande arma per la pace è l'educazione. La violenza non risolve mai i problemi. Una delle cause più profonde della guerra sono da riscontrare in interventi educativi inadeguati nell'infanzia. La pace è perciò un problema pedagogico ed è una responsabilità dell'educazione.
Che cos’è la pace? Che cosa significa "fare pace"? Come superare i contrasti fra i compagni?
Come praticare la "conciliazione" dei conflitti fra i bambini? Che cos'è la guerra?

 

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