Geppetto, tornato a casa, comincia subito a fabbricarsi il burattino e gli mette il nome di Pinocchio. Prime monellerie del burattino.
Pinocchio, il figliol povero
Le prime battute del capitolo ci permettono di scoprire che Geppetto vive da solo e in estrema povertà: la seggiola è cattiva, il letto è poco buono e l’unico tavolino è completamente rovinato. Il caminetto dipinto alla parete del muro con tanto di pentola che bolle sotto il fuoco con la sua nuvola di fumo suona evidentemente come una beffa. Sarà in questo luogo nel quale non c’è nulla che il burattino - che al momento è ancora nella mente di Geppetto – muoverà i suoi primi passi.
Collodi ci descrive un luogo di povertà estrema. Pinocchio deve ancora nascere ed è già l’ultimo degli ultimi. La sua energia e la sua voglia di vivere si manifesta fin dall’inizio come una corsa continua alla sopravvivenza in cui la fame e l’ostilità del mondo che gli sta intorno lo accompagneranno in modo costante.
La nuova idea che Geppetto ha in mente, quella di realizzare un burattino che sappia fare tante cose e che gli possa permettere di andare in giro per il mondo è insieme un desiderio e una speranza. È la speranza riposta nel figlio. È una voglia di futuro e poco importa se al momento non c’è nulla da mangiare (il caminetto è dipinto) perché è sicuro che non appena avrà realizzato il burattino qualche cosa succederà. È per questo che si dà subito da fare:
Appena entrato in casa. Geppetto prese subito gli arnesi e si pose a intagliare e a fabbricare il suo burattino.
Il caminetto con il fuoco acceso dipinto inaugura dunque un tema che sarà ricorrente e che accompagnerà il resto del romanzo che è quella dell’estrema povertà. Il camino è una presenza fondamentale nelle case del mondo rurale dei tempi del Collodi poiché era nello stesso tempo l’unica conte di calore dai rigori dell’inverno e lo strumento indispensabile per la preparazione del cibo. Il camino dipinto alla parete costituisce perciò un’amara ironia per dire che Geppetto è sotto la soglia del minimo indispensabile e non può dare nulla a Pinocchio: lo fa generosamente venire al mondo ma non potrà nutrirlo e vestirlo, non potrà dargli un futuro. Il camino dipinto è il segno ironico e amaro della vita grama e precaria di Geppetto che si è messo in testa di affidare il suo futuro a quello strano pezzo di legno.
Appena terminata la realizzazione del burattino, le sue parole sono le seguenti:
Lo voglio chiamare Pinocchio. Questo nome gli porterà fortuna. Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva l’elemosina.
La nuova famiglia che è in procinto di costituirsi è destinata dunque ad appartenere alla categoria dei paria, fa parte degli ultimi e si colloca all’ultimo gradino della società. È evidente che quella di Pinocchio non sarà una vita semplice, è destinato ad essere l’ultimo degli ultimi e dovrà lottare per tutta la vita per riuscire a mettere qualcosa sotto i denti. La speranza di Geppetto appare subito ingenua e destinata a non realizzarsi. Si prospetta una vita incerta e precaria, piena di guai e caratterizzata dalla lotta costante semplicemente per sopravvivere.
Collodi con poche ed efficaci pennellate riesce a descrivere questa situazione drammatica con grande leggerezza ironica ed infonde la fiduciosa speranza che in una situazione paradossale come quella prospettata qualcosa di inaspettato deve succedere.
Geppetto ha ben poco da offrire ma di certo ha il suo amore, un amore pazienta, tenace e persistente: è e rimarrà per tutto il romanzo l’unica base sicura di Pinocchio. Non appena ha finito di realizzarlo, pensa a dargli un nome proprio come si fa ad un figlio che nasce. È convinto che Pinocchio gli porterà fortuna. Se inizialmente la sua intenzione era di costruire un burattino per servirsene, poiché la prima sua intenzione era stata quella di usarlo per fare spettacoli in giro per il mondo, con l’attribuzione del nome da questo momento in poi Pinocchio sarà per lui un figlio e cercherà sempre di esercitare con sincero amore il suo ruolo paterno.
Il corpo
L’origine di Pinocchio non ha a che fare con l’embriologia ma deriva dalle capacità artigiane del suo costruttore. Gli organismi viventi dopo l’inseminazione sono autopoietici. L’uovo fecondato non ha bisogno d’altro che del nutrimento e della necessaria protezione e calore. Purché si trovino nelle condizioni ambientali giuste hanno al loro interno le informazioni – il DNA –, gli strumenti e i meccanismi per maturare e sbocciare. La prima cellula fecondata nelle condizioni giuste si divide in due e poi in quattro e così via fino ad arrivare all’organismo completamente formato. Il lavoro semmai sarà quello successivo che riguarda l’educazione e l’istruzione, le condizioni e le cautele che permettono la sopravvivenza, l’apprendimento delle regole della vita e sociali e così via.
Quello di Pinocchio è un mondo rovesciato, ha già una propria mente, ha l’udito e la vita, ha la parola e una propria identità. Geppetto, dopo avergli dato il nome, lo realizza lentamente e poco per volta: è un prodotto della sua mente e delle sue mani, è una nascita per sottrazione del legno, è una creazione fatta per singoli passi che nulla ha a che fare con le leggi biologiche.
… cominciò a lavorare a buono e gli fece subito i capelli, poi la fronte, poi gli occhi.
Geppetto lo realizza intagliando il legno e comincia dalla testa e gli occhi lo inquietano perché lo guardano incessantemente fissi e muti; il naso poi, nonostante si affatichi a ritagliarlo e accorciarlo continua in modo impertinente a crescere. E non appena la bocca è abbozzata comincia subito a ridere e a canzonarlo.
Avviene qui una sorta di contrappasso: da un lato a mano a mano che il burattino prende forma diventa sempre più insolente (fa gli occhiacci, gli toglie la parrucca, ecc.), dall’altro – conseguentemente - Geppetto si rende via via sempre più conto che le cose non andranno nella direzione nella quale sperava.
- Me lo merito! – disse allora fra sé – Dovevo pensarci prima! Ormai è tardi!
Comprende in altri termini che la sua vita sarà complicata ma nello stesso tempo accetta pienamente, totalmente Pinocchio come figlio, ne accetterà le marachelle, le ingenuità, le impertinenze, le trasgressioni senza mai rinunciare al suo ruolo di genitore e quindi di persona adulta e consapevole. Nel primo capitolo era stato presentato come un vecchietto fragile, ora si propone come un padre paziente e amorevole.
Ci sembra importante insistere su questo punto perché, a parte la Fatina (che però compare assai tardi e non sarà comunque sempre a disposizione di Pinocchio, né lo sosterrà in ogni occasione), tutti gli altri personaggi “umani” del romanzo non saranno figure disponibili nei confronti dell’infanzia, tutti ognuno a proprio modo remeranno contro l’infanzia: il Gatto e la Volpe, ma anche l’oste, il Giudice, il Pescatore e così via. Fanno e eccezione Mangiafuoco che il gigante spaventoso dal cuore buono e il maestro che fa il suo mestiere rimanendo anonimo.
Geppetto rimane perciò l’unica figura genitoriale pienamente positiva per tutto il romanzo. Poco importa che le sue scelte e i suoi sforzi non siano coronati dal successo: è l’unica figura che conserva sempre una fiducia piena e incondizionata in quello che sente come figlio.
A sua volta Pinocchio, non appena il padre gli scolpirà e attaccherà le gambe – siamo all’inizio della seconda parte del capitolo – inizierà a fuggire da quella casa e fuggirà incessantemente per tutto il romanzo. Geppetto per tutto il romanzo non farà altro che andare alla sua ricerca.
Correre, correre, sempre correre
Bastano pochi minuti da quando Geppetto gli ha fatto le gambe perché Pinocchio si metta a correre per la stanza e poi scappare fuori. Quella di correre è la sua specialità: è la prima azione che compie non appena il suo corpo è stato completato. Corre ma non importa dove, corre via da quella casa nella quale non c’è nulla (non c’è nemmeno il focolare) e fugge incessantemente non si sa e non importa dove. È la sua prima fuga a cui ne seguiranno altre: è un fuggitivo compulsivo.
Va detto che questa prima fuga è breve e forse un po’ maldestra perché viene acchiappato subito dal carabiniere (che è lì per controllare che tutto proceda in modo tranquillo) ma le conseguenze della sua fuga sono inaspettate. Il carabiniere ascolta le dicerie della gente che, senza sapere come stanno le cose, si sofferma inopinatamente a commentare ciò che crede di vedere (cioè un bambino che scappa da un adulto) e, nella sua qualità di rappresentante dell’ordine, della legge e della giustizia, lascia andare il bambino e manda in prigione il padre. Il carabiniere agisce ma non sa vedere. È la figura che ha la funzione del controllo ma non necessariamente la perspicacia e il buon senso, interviene sul disordine senza tuttavia preoccuparsi di accertarne la causa.
Il carabiniere compare nel racconto all’improvviso perché si trova per caso nella traiettoria della corsa sfrenata di Pinocchio. Ma forse c’è qualcosa di più. Nei primi due capitoli Collodi aveva descritto la casa, il focolare domestico (in realtà la sua assenza nel mondo dei più poveri); ora racconta il mondo sociale in cui Pinocchio dovrà suo malgrado vivere e sarà un mondo che non guarderà con benevolenza Pinocchio. Il carabiniere rappresenta l’ordine sociale esercitato attraverso la sua presenza visibile nella società e la sua funzione di controllo. Il suo compito è di evitare qualsiasi disordine ed è il garante della disciplina nei comportamenti sociali. Il suo compito è di contrastare e di castigare ma non di comprendere.
Insomma, quella in cui Pinocchio vive è una società di polizia, una società sorvegliata e i comportamenti fuori del sistema non sono ammessi. Mentre si butta voluttuosamente a scoprire - con l’ingenuità tipica del neofita e con gli strumenti che ha a disposizione - il mondo che gli sta intorno, non sa di essere, nello stesso tempo, un sorvegliato. È la sua differenza (non solo perché è fatto di legno ma proprio per la sua esuberanza impertinente) a distinguerlo e a toglierlo dell’anonimato degli armonizzati e dei normalizzati.
Il mondo nel quale Pinocchio inizia la sua vita è gerarchizzato, disciplinato e sorvegliato, e il carabiniere, come detto, ha la funzione superiore del controllo. Pinocchio però vive in un mondo tutto suo, non conosce il peso delle regole e questo fa di lui un disfunzionale, un inassimilabile, un differente. Quella corsa nella piazza e nel paese lo qualifica già come un irriducibile, un differente, un estraneo al suo stesso ambiente di vita, un essere residuale che attira su di sé l’attenzione della polizia. E quando le cose stanno così occorre che qualcuno paghi. Per il momento non sarà direttamente Pinocchio a pagare ma toccherà al padre.
Sorvegliare e punire
Abbiamo qui, dunque, il primo esempio di un mondo alla rovescia, di gente che non sa capire ciò che succede (e a cui non importa di sapere come effettivamente stanno le cose) e di tutori dell’ordine che traggono le conclusioni opposte rispetto a quelle che dovrebbero trarre.
Pinocchio per certi versi è, per così dire, il rovescio di un bambino (è di legno, ha subito la parola e il pensiero, sa subito camminare) e vive in un mondo rovesciato. Corre libero e all’avventura ma si trova in un mondo che non comprende e punisce questa sua libertà.
I bambini vanno incontro al mondo se si sentono affettivamente sicuri, se sanno di essere amati. Quella che era iniziata come un’avventura, un’esplorazione fiduciosa e irruenta del mondo che sta intorno, si traduce per Pinocchio in un distacco, in una separazione forzata dagli affetti. Geppetto viene gettato in prigione senza averne colpa e senza che Pinocchio ne comprenda le ragioni.
Geppetto è solo anche Pinocchio, appena appena venuto al mondo, è già solo.
Una mente impertinente in un corpo impertinente
È in questo capitolo che le avventure del burattino hanno inizio e vale la pena di prendere in considerazione l’episodio da un altro punto di vista: quello di Pinocchio in sé stesso. Chi è, dunque, Pinocchio?
Pinocchio nasce con abilità diverse rispetto a come nascono i bambini: nasce già padrone del linguaggio e con una gran voglia di correre. Collodi ce lo presenta come un bambino di sette o otto anni ed esprime i bisogni della sua età.
Il primo aspetto che colpisce dei comportamenti di Pinocchio è l’impertinenza con la quale prende in giro Geppetto. Il termine “pertinenza” deriva dal verbo latino “pertinere”, il quale rimanda al significato di “ciò che appartiene a”, in pratica ciò che riguarda, concerne, attiene ad un oggetto, un concetto o una situazione. All’opposto l’impertinenza riguarda ciò che va oltre l’appartenenza e ne supera i confini. Impertinente diventa tutto ciò che rompe gli schemi, che esula da un dato contesto, ma che non per questo ne è completamente estraneo. È ciò che permette di vedere la realtà da un’altra prospettiva, che fa rendere conto che forse le cose potrebbero non essere come pensiamo che siano. L’impertinenza è insomma la capacità di guardare il mondo da un punto di vista non conformista e convenzionale, è la capacità di vedere altro rispetto a ciò che comunemente si vede.
Bastano pochissime battute a Collodi per dipingere questo tratto di Pinocchio il cui sguardo è da un lato innocente e dall’altro ironico e creativo e che contrasta perciò con il mondo conformista del romanzo in cui – come vedremo – nulla in sostanza si deve muovere, ognuno deve stare al suo posto, i poveri dovranno continuare a rimanere poveri e le classi sociali devono accettare la loro sorte come un inevitabile dato di fatto.
Pinocchio è perciò un “diverso” per le sue capacità di rovesciare lo sguardo sul mondo che lo circonda, anche se per il momento non sa badare a sé stesso e controllare le sue capacità che, accompagnate dalla sua ingenuità infantile, non potranno che procurargli guai.
Il secondo aspetto riguarda la sua immediata capacità di movimento e la sua conseguente voglia di esplorare il mondo. Nel bambino piccolo movimento e sviluppo della mente coincidono. L’esplorazione dell’ambiente circostante costituisce una tappa fondamentale della crescita e il movimento sia globale sia fine permette al bambino di maturare progressivamente in modo armonico. È normale che un bambino che nasce a otto anni - e che a otto anni usa le gambe per la prima volta – si metta a correre all’impazzata senza necessariamente una meta. Pinocchio corre per provare le sue gambe, cioè per il piacere di correre. Non ha una meta precisa se non il piacere di vedere ciò che si presenta davanti agli occhi e che accade intorno a lui. Ma il mondo non è a sua misura. C’è il carabiniere – un uomo d’ordine, vale a dire “obbediente” che ha il compito di garantire la conservazione il sistema in sé stesso pur senza domandarsi se è buono o no – che ha il ruolo sociale di bloccare ciò che per qualche ragione non fa parte della quiete sociale e i bisogni di Pinocchio non sono previsti e non rientrano in quell’idea di ordine sociale.
Non serve però capire: occorre interrompere e bloccare.
Spunti e proposte di lavoro
La casa
Le case non sono tutte uguali ma hanno tutte la stessa funzione: quella di essere rifugio e protezione, di ripararci dal mondo esterno, di farci sentire sicuri; è un luogo intimo dove conserviamo le nostre cose e i nostri affetti. È il luogo dove ci nutriamo e cresciamo. La casa di Geppetto è differente: è poverissima, gli arredi sono assai limitati e modesti e il cibo e il calore sono totalmente assente. Il contrasto è evidente.
Gli spunti possono essere tanti: Gli elementi della casa come luogo di vita della famiglia (e le differenze con quella di Pinocchio); il tema della povertà e dei suoi segni, il ruolo e la funzione del cibo (che nella casa di Geppetto non è disponibile).
La bottega del falegname
La bottega artigianale come luogo di lavoro. Il lavoro del falegname, lo spazio di lavoro in cui opera, gli strumenti che utilizza, gli oggetti che costruisce. Visita a un luogo di lavoro del legno.
Il corpo di Pinocchio
Pinocchio ha un corpo insolito, è di legno ed è perciò un vegetale. Sono molti i modi di realizzare Pinocchio: con il legno, con la cartapesta, con la plastilina, con la stoffa, con il cartone ritagliato. ecc. Le diverse parti del corpo e le loro funzioni. Le gambe servono per camminare e per correre, saltare, scappare.
Il carabiniere
Il carabiniere rappresenta l'ordine costituito e si trova in quel luogo perché deve sorvegliare la situazione affinché tutto rimanga secondo l'ordine previsto e non ci siano disordini. Pinocchio con la sua vivacità genera trambusto e disturbo alla quiete del luogo e questo comporta l'intervento del carabiniere. E' il suo primo contatto con l'autorità e con le regole sociali.
Alcune domande: chi è il carabiniere? come lo si riconosce? qual è il suo mestiere, quali sono le cose che fa? Che cosa fa il carabiniere del romanzo di Pinocchio e che cosa pensiamo in relazione a ciò che ha fatto (perché ha "agguantato" Pinocchio, perché lo ha rilasciato, perché ha mandato in prigione Geppetto)?