Accademia Naven
Crescere con Pinocchio
Le avventure di Pinocchio: capitolo 04

La storia di Pinocchio col Grillo-parlante, dove si vede come i ragazzi cattivi hanno a noia di sentirsi correggere da chi ne sa più di loro.

 

La libertà del corpo

Il primo descrive la voglia di libertà di Pinocchio: la voglia di correre all’impazzata:
… correva come un capretto o un leprotto …
saltando i fossi e vagabondando in lungo e in largo all’interno di quel mondo rurale in cui da poco ha iniziato a vivere. Per lui si tratta di una doppia scoperta. Da un lato scopre l’ambiente circostante e lo fa a gran velocità così come fanno i bambini vivaci e intelligenti che corrono incessantemente da una parte e dall’altra con grande divertimento. Dall’altra è evidente che la sua esplorazione non è sistematica: corre ovunque in modo disordinato come un animale selvatico senza un’apparente meta precisa e con il solo scopo del piacere della corsa. La descrizione che ne fa Collodi è quella di un cucciolo così come avviene nel mondo degli animali quando esplorano per la prima volta il mondo annusando e scrutando avidamente tutto ciò che sta intorno.
Ciò che Pinocchio fa è di giocare in modo libero e si tratta di un gioco nel quale scopre e nello stesso esplora le potenzialità del corpo correndo più veloce che può, saltando i fossi, arrampicandosi sugli alberi e così via. È la prova di sé stesso e il piacere di sentirsi libero.
Poco importa che nel frattempo Geppetto sia finito ingiustamente in prigione. Pinocchio attraverso questa corsa sta vivendo pienamente e spensieratamente la sua infanzia. Non sente il peso della responsabilità perché ha un’età in cui non è ancora in grado di sentirsi responsabile di ciò che accade.
Attraverso questa breve descrizione, Collodi ci dice qualcosa in più rispetto all’evoluzione del burattino. La nascita dei bambini avviene per processi biologici e non è un caso che “nascita” e “natura” derivino dalla stessa radice linguistica. La nascita dei viventi deriva da regole interne al genoma e sono governate dalle leggi nascoste del DNA. Pinocchio è invece – come dicevamo - un diverso perché viene realizzato pezzo dopo pezzo (prima i capelli, poi gli occhi, poi il naso e la bocca, ecc.). Anche per Pinocchio, tuttavia, la vita si configura come un mistero perché sappiamo che segretamente e oscuramente presente nel pezzo di legno grezzo da catasta e già da subito possiede una voce. Se dunque Pinocchio è il frutto del lavoro artigianale effettuato con lo scalpello e la pialla, una volta completato (una volta cioè che gli hanno fatto anche le gambe), può finalmente anche lui fare il suo mestiere di crescere, cioè di provare il suo corpo, di esporlo all’ambiente mettendolo alla prova superando gli ostacoli e trovando le soluzioni più opportune per muoversi in libertà nell’ambiente. Quella di Pinocchio non è perciò una corsa inspiegabile ma un momento importante della crescita infantile.
Ed è esattamente ciò che il Grillo-parlante, per quanto sia convinto di essere un saggio, non riesce a comprendere. 

 

La pesantezza della pedagogia pedante

È interessante notare che Pinocchio guarda il Grillo ma quest’ultimo non volge mai lo sguardo verso il burattino. Non ha bisogno di vederlo per sapere già tutto di lui
È lo stesso Collodi che ci dà conferma quando ci informa che Pinocchio
“… si voltò …”
impaurito quando sentì il crì-crì-crì del Grillo mentre quest’ultimo
“… saliva lentamente su su per il muro …”.
Il Grillo non si disturba a chiamare Pinocchio per nome, si limita a farsi notare con quel noioso crì-crì, e non si scompone mai per tutto il tempo della conversazione perché – come ci avverte l’autore – era tanto più
“… paziente e filosofo …”
quanto più Pinocchio si dimostrava spazientito e impertinente. Non poteva esserci maggiore distanza fra i due. E le ragioni di tale distanza sono subito dichiarate: il desiderio di Pinocchio è quello di
“… dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo …”
e il Grillo si limita a dire – con la consueta calma filosofica – che
“… tutti quelli che fanno codesto mestiere finiscono sempre allo spedale o in prigione”.
Il contrasto non potrebbe essere più forte all’impertinenza baldanzosa e ingenua di Pinocchio si contrappone l’insolente supponenza pedagogica del Grillo.

Maria Montessori non ha mai citato, almeno nelle sue opere più famose, il romanzo di Collodi ma esprime a chiare lettere ciò che l’autore di Pinocchio racconta in modo simbolico attraverso le parole del Grillo-parlante. Il grillo rappresenta quegli adulti che poiché hanno a che fare con i bambini si sentono per definizione degli educatori; per il fatto che dedicano ad essi le loro energie e il loro amore sono convinti di fare sempre bene. Non si rendono conto che le cose non stanno così. Agiscono basandosi sull’immagine di bambino che hanno in mente (un bambino immaginato), senza riuscire a viverlo dall’interno e, quindi, a vedere il bambino reale.
I parametri all’interno dei quali il Grillo-parlante spende le sue parole e il suo atteggiamento nei confronti di Pinocchio sono, come vedremo fra poco, quelli dell’Italia post-risorgimentale: bambini che devono andare a scuola per imparare a leggere, scrivere e fare di conto come competenze elementari ma tuttavia per conservare lo status sociale del loro mondo di provenienza. Non è prevista la possibilità di un ascensore sociale. Imparare significa essenzialmente imparare a stare al proprio posto.
Il Grillo-parlante non è un buon educatore. Il suo errore è che non sa o non gli importa di sapere che Pinocchio, quale emblema di ogni bambino in crescita, ha dentro di sé potenzialità che vanno intercettate e sostenute, fatto del quale è invece pienamente consapevole il paziente e amorevole Geppetto. Per lui Pinocchio è semplicemente e soprattutto un colpevole e la cui colpa è quella di non volersi adattare, di non accettare la sottomissione.
L’episodio del Grillo-parlante e della ribellione di Pinocchio (è da notare che è una delle pochissime situazioni del romanzo in cui il protagonista non è vittima) pone Collodi al di fuori del benpensantismo pedagogico dell’epoca. Si tratta di una dissociazione, venata fra l’altro da un’evidente ironia, rispetto alla visione e dai valori della pedagogia post-risorgimentale dell’epoca. D’ora in poi e per sempre il Grillo rappresenterà il segno e la metafora della raccomandazione pedagogica come pedanteria.
La questione si chiude con la morte (benché apparente) del Grillo. È importante prestare attenzione alle parole proferite nel testo.
-        Povero Pinocchio! Mi fai proprio compassione (dice il Grillo)
-        Perché ti faccio compassione? (chiede Pinocchio)
-        Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno!
A queste parole, Pinocchio saltò su tutt’infuriato e preso sul banco un martello di legno, lo scagliò contro il Grillo-parlante.
Forse non credeva nemmeno di colpirlo: ma disgraziatamente lo cole per l’appunto nel capo, …
È importante notare che in un mondo bislacco e ingiusto qual è quello in cui il protagonista vive, è l’unico misfatto che compie Pinocchio (non sarà così per altri personaggi del romanzo) perché le sue reazioni alle situazioni che incontra sono sempre dettate dall’impulsività e dal bisogno di reagire alle situazioni senza mai mostrare malevolenza o cattiveria. Collodi si premura di sottolineare che si è trattato di un gesto impulsivo, involontario, provocato più dalle parole malevole del Grillo che interviene sbagliando i tempi poiché in quel momento Pinocchio è stanco ed ha fame. A questo si aggiunge che il Grillo-parlante non si ferma alle raccomandazioni ma le sue parole finiscono per assumere un tono offensivo che stonano evidentemente nella bocca di colui che vorrebbe essere una guida pedagogica. In qualche modo Collodi giustifica e mitiga l’azione riprovevole di Pinocchio per l’atteggiamento tutt’altro che pedagogico del Grillo: ci dice che quella del Grillo-parlante è una pedagogia altezzosa, distante, non basata sulla relazione e sulla fiducia. È, insomma, una pedagogia che non funziona.
La pedagogia del Grillo-parlante è una pedagogia negativa e lo è per diverse ragioni. Una prima si basa su ciò che Pinocchio non deve fare e si sofferma sulla lista degli errori di Pinocchio e sulle sue incapacità. La seconda è rappresentata dal distacco e dall’indifferenza con cui dice le cose: la sua linea pedagogica è quella di criticare e condannare. La terza è che più che un educatore è un moralista freddo e privo di empatia che non lo guarda in faccia mentre gli parla, è sarcasticamente ironico, usa un tono canzonatorio e non nasconde la sua sfiducia nei confronti di Pinocchio. La reazione di Pinocchio appare perciò come una conseguenza inevitabile.

 


Spunti e proposte di lavoro

  • Personaggi: Pinocchio, Grillo-parlante
  • Setting: la campagna, la casa di Geppetto
  • Esempi di parole chiave: la campagna, il grillo, gli insetti

 

Libera esplorazione

L’intero capitolo è incentrato sulla libertà che per Pinocchio è quella di potere esplorare il mondo liberamente, guardando con i propri occhi, ascoltando con le proprie orecchie, toccando con le proprie mani. Il suo desiderio è – come direbbe Maria Montessori – di seguire la sua guida interiore. Il burattino, come avviene per tutti i bambini, è mosso dalla curiosità: è un novizio del mondo e non ne sa ancora quasi nulla ed è ovvio che lo voglia scoprire. Ha sete di conoscenza e bisogni di mettersi alla prova.
Il capitolo suggerisce di mettere a nudo, sotto forma di gioco, il ruolo dell’educatore. Che cosa pensano i bambini in merito al ruolo educativo di cui hanno esperienza? Come si deve fare per aiutare i compagni o i più piccoli quando non sanno fare una cosa oppure la sbagliano?
Qual è l’idea dei bambini dell’educazione? Che cosa significa secondo il loro punto di vista educare?
“Io ti insegno e tu impari”: giocare alla maestra. Giochi di ruolo.

 

La campagna

Quali sono i saperi dei bambini sulla campagna? Senza dubbio accompagnare i bambini in percorsi ludici e didattici per aiutarli a scoprire il mondo rurale è un obiettivo importante e i temi possono essere tanti: gli animali, i vegetali, la biodiversità, l'acqua, il ciclo delle stagioni, il paesaggio (le alture, le siepi, le piante, i fossi, i fiumi, il bosco, le coltivazioni, ecc.).
Un altro aspetto è la fruizione, da parte dei bambini, dell'ambiente rurale: Pinocchio corre, salta, esplora, è libero, ecc. Importanza del gioco all'aria aperta, della capacità di muoversi negli spazi aperti, nel piacere di giocare in libertà, la possibilità di esplorare il suolo, i minerali, i vegetali, gli organismi viventi, ecc. Quali ambienti conoscono i bambini?
C'è anche la campagna ... "della fantasia", degli spazi esterni immaginati. Come immaginiamo l'ambiente in cui Pinocchio per la prima volta si muove liberamente? Conversazione sul paesaggio descritto (o lasciato all'immaginazione di chi ascolta) nelle fiabe. 

 

Il Grillo-parlante

l Grillo-parlante rappresenta l'adulto saggio nei confronti del ragazzo che, per diventare adulto, ha il compito di imparare e di adeguarsi alle regole del mondo. La sua è perciò una funzione pedagogica. È qui evidente che il confine fra la saggezza pedagogica e la pedanteria è quanto mai incerto. Il Grillo, infatti, dice cose sagge (che Pinocchio ben comprende) ma nello stesso tempo è ironico e "mantiene le distanze" senza costruire un rapporto di fiducia. La reazione di Pinocchio (che lo schiaccia pur senza avere l'intenzione di farlo) è nello stesso tempo un atto riprovevole e una reazione istintiva in qualche modo comprensibile. 

L'episodio del Grillo-parlante richiama l possibile sviluppo di temi diversi:

  • Che cosa rappresenta nel racconto di questo capitolo
  • Il grillo nella natura
  • Perché Pinocchio lancia il martello al grillo?
  • I doveri e i piaceri.

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