Pinocchio ha fame e cerca un uovo per farsi una frittata: ma sul più bello, la frittata gli vola via dalla finestra.
La fame
Il capitolo è incentrato sulla fame, tema che comparirà ancora e sarà costantemente presente lungo il corso dell’intero romanzo. Già abbiamo visto nel terzo capitolo che l’abitazione di Geppetto consisteva in una
“stanzina posta a pianterreno che prendeva luce da una scala”,
sulla cui parete c’era dipinto un camino con il fuoco acceso e una pentola messa sul fuoco a bollire.
Pinocchio senta una fame terribile, ispeziona ogni angolo e rovista ogni cassetto ma in tutta la casa non trova nulla da mangiare. È una fame terribile, una fame
“che si taglia con il coltello”,
una fame profonda e antica, una fame permanentemente destinata a non essere soddisfatta e che deriva da una situazione di quella miseria profonda di chi non ha nulla e che aleggerà per tutto il resto del racconto.
Alla fine, con sorpresa, vede un uovo in cima a un mucchio di spazzatura. Ma la gioia durerà poco perché, una volta rotto il guscio, un pulcino se ne volerà via felice di essere stato liberato e senza dimenticare di salutare con grande cortesia (lo chiama addirittura “Signor Pinocchio”). E Pinocchio rimpiangerà di avere tirato il martello al Grillo-parlante e si dispererà per quella fame che lo accompagnerà costantemente per l’intera sua avventura:
Il povero burattino rimase lì, come incantato, cogli occhi fissi, con la bocca aperta …
Ancora una volta dovrà scappare: fuggire per la fame e fuggire dalla fame. Scappa sempre di gran corsa nel paese vicino nella speranza di trovare un’anima buona che gli dia un po’ di pane.
Questo capitolo doveva colpire molto i lettori contemporanei: all’epoca in cui Collodi scriveva la sua storia di un burattino, l’infanzia – se si esclude la minoranza trascurabile dei figli della borghesia post-risorgimentale – sapeva molto bene che cos’era la fame. La fame, lo ripetiamo, accompagnerà Pinocchio per tutto il libro: quella della ricerca affannosa di trovare qualcosa da mettere sotto i denti sarà una costante.
L’ostilità del mondo
Con questo capitolo iniziano le difficoltà di Pinocchio e le sue battaglie con il mondo ostile in cui si trova a vivere.
Qualcosa in questo senso si iniziava a capire già dal capitolo precedente quando il Grillo-parlante avvertiva Pinocchio delle difficoltà che avrebbe incontrato ma lo aveva fatto con quel tono saccente ostile e per niente accogliente che aveva attivato in Pinocchio stizza e fastidio.
A sua volta Pinocchio, che pur sa parlare, correre, saltare, e persino ribattere al Grillo-parlante, non possiede ancora un pensiero critico nei confronti delle difficoltà dell’esistenza.
D’altra parte, ormai cominciamo a conoscere il carattere di Pinocchio: esuberante, ironico, sempre di corsa, dalla risposta pronta e dall’intelligenza viva e – nonostante l’incidente con il Grillo-parlante – sostanzialmente buono e generoso (di cui troveremo molte conferme in seguito).
La contraddizione non potrebbe essere più stridente: la voglia di vivere di Pinocchio (con quel suo andare continuamente di corsa, con quella sua istintività immediata) contrasta fortemente con l’assenza di un posto per l’infanzia nel mondo – fino a un certo punto fantastico – in cui gli è capitato di nascere e di provare a vivere. L’uccellino che è appena uscito dall’uovo e che sa subito volare sembra sapere dove andare e avere un futuro più sicuro di quello di Pinocchio.
Pinocchio invece ha una casa disadorna, con un focolare dipinto e la dispensa vuota. E, nella sua solitudine, sembra essere proprio il suo carattere ingenuo e insieme fiducioso a salvarlo. Lo salva, paradossalmente, il suo non essere consapevole della mancanza di prospettive. Vorrebbe a suo modo guardare lontano ma non ce la fa: affronta istintivamente le situazioni del momento e vive costantemente l’attimo presente senza ipotecare il futuro a cui non pensa affatto. Per tutto il racconto ascolterà, come si usa dire, “la pancia” e comincia qui la sua avventura che si delinea qui quel suo costante vivere nella corsa e quel suo irresistibile farsi sedurre dalla curiosità.
Dopo la prima corsa per mettere alla prova le sue gambe nuove, avvenuta non appena Geppetto gli aveva confezionato le gambe, che lo porterà direttamente nelle braccia del carabiniere, il capitolo si conclude con la seconda corsa, questa volta per raggiungere il
paesello vicino, nella speranza di trovare qualche persona caritatevole che gli avesse fatto l’elemosina di un po’ di pane”.
Spiccare il volo
Il pulcino è il secondo animale che compare nel racconto (il primo era stato il Grillo-parlante) ed entrambi dimostrano di conoscere già Pinocchio (conoscono il suo nome) e, come avviene in molte favole della tradizione popolare, sanno parlare.
Assistiamo alla seconda nascita raccontata nel romanzo di Collodi. La prima era stata quella di Pinocchio stesso e ora quella del pulcino. Anche questa nascita compare senza preavviso e il pulcino compare improvvisamente sulla scena come un imprevisto, in modo simile a come quella voce che proveniva dal legno aveva interdetto maestro Ciliegia.
Sia per Pinocchio che per il pulcino nascere vuole dire spiccare il volo per andarsene da qualche parte. Il pulcino non ha una meta, si limita a volare perché e questo il suo mestiere. Pinocchio rimane sorpreso dal volo del pulcino che non si aspettava (e che lo obbliga a rinunciare al suo pasto). Il pulcino è nato per volare via – e lo fa con estrema gentilezza e con un grazioso saluto – e di lui non sapremo più nulla. Vola anonimamente verso il suo destino che a noi rimane ignoto. Allo stesso modo Pinocchio è nato per correre senza meta o per andare in qualche luogo: per entrambi la vita è un viaggio il cui percorso e la cui meta è via via da scoprire.
Spunti e proposte di lavoro
Il cibo, la fame, l'alimentazione
Pinocchio ha fame e non trova nulla da mangiare. Cerca vorticosamente qualcosa senza riuscirci. È un’esperienza che lo tormenta. È anche un’esperienza di solitudine (le case del paese sono chiuse e non c’è nessuno per strada). Anche in casa non c’è nessuno perché Geppetto è in prigione. Abbiamo qui due temi distinti e tuttavia intrecciati: l’alimentazione (suggerita dalla fame di Pinocchio) e la solitudine (suggerita dalla casa vuota e dalle strade del paese altrettanto vuote).
A proposito del cibo e dell'alimentazione gli sviluppi possono essere molteplici e ci limitiamo qui solamente ad alcuni spunti: che cos’è il cibo? Perché ci nutriamo? Qual è il nostro rapporto di ognuno con il cibo? Quali sono i cibi che ci piacciono e che non ci piacciono? da dove arriva il cibo? come si produce?
Anche a proposito della solitudine le linee di sviluppo possono essere molte (sarà per altro un tema che ricomparirà sostanzialmente per tutto il romanzo di Collodi); per affrontare questo tema, che avrà inevitabilmente futuri sviluppi, per un primo impatto alcune domande possono essere: che cosa significa “essere da soli”? che cosa significa “fare da soli”? Quando vi siete sentiti soli? Quando desiderate stare da soli? In quali circostanze avete paura di essere da soli?
L'uovo
L’uovo compare all’improvviso come una visione: Pinocchio lo intravvede sulla spazzatura (luogo non tanto insolito per i tempi del Collodi) ma si rivela non commestibile perché nel momento in cui se ne impossessa il guscio si apre e il pulcino che ne esce spicca subito il volo. Per Pinocchio l'uovo è un cibo a lungo cercato per placare la fame ma improvvisamente diventa qualcos'altro: si schiude e diventa vita.
Il doppio tema (cibo e vita) può essere trattato alternativamente: l'uovo come cibo e le sue diverse preparazioni; la schiusa dell'uovo e la nascita; il pulcino, il nido; le ali, il volo; ...