Accademia Naven
Crescere con Pinocchio
Le avventure di Pinocchio: capitolo 06

Pinocchio si addormenta con i piedi sul caldano e la mattina dopo si sveglia coi piedi tutti bruciati.

Pinocchio è di nuovo solo con la sua fame. Il brutto tempo (la nottataccia) le fa da pendant. Deve trovare qualcosa da mangiare ad ogni costo ma non c’è nulla da nessuna parte. L’unico strumento che ha a disposizione sono le sue gambe: corre a precipizio nel paese vicino per chiedere l’elemosina di un pezzo di pane. Ma per tutta risposta gli arriva una secchiata d’acqua sulla testa. I temi affrontati in questo capitolo sono la forza e insieme la vulnerabilità del corpo.
Il momento è brutto da diversi punti di vista: la fame la fa ancora da padrone e non s’acquieta, il tempo è pessimo e suggerirebbe di starsene a casa ma Pinocchio è costretto ad andarsene ugualmente in giro preso dai morsi della fame.

 

La solitudine come punto di partenza

È evidente l’assenza del bene più prezioso per l’infanzia: la famiglia e la protezione e il calore che sa (o dovrebbe sapere) dare. E la nottata da incubo ha la funzione di sottolineare la mancanza di protezione e la solitudine spaventosa di Pinocchio.
Pinocchio si affaccia al mondo da solo così come avviene in molte fiabe in cui i bambini non hanno il conforto e il sostegno degli adulti. Cenerentola è sola, la Bella addormentata è sola, i Tre porcellini sono soli e si fanno coraggio a vicenda, Pollicino deve confidare solo in sé stesso, Cappuccetto Rosso affronta il bosco in spensierata solitudine. Troviamo qui uno degli ingredienti classici e fondamentali della fiaba: il protagonista – che con frequenza è destinato a diventare eroe, anche se non lo sa ancora mentre chi ascolta o legge l’intreccio narrativo lo sa molto bene – è forzatamente da solo come condizione di partenza del racconto. È una condizione indispensabile per dare inizio alle peripezie e agli eventi incerti che lo porteranno comunque alla vittoria e a vivere, alla fine, “felice e contento”. La solitudine – ci suggerisce la fiaba - è una condizione indispensabile per la crescita, è il debito da pagare per la riuscita, per il superamento delle difficoltà attraverso le quali il protagonista è messo alla prova.
I bambini amano la solitudine, nel senso che desiderano fare le cose da soli: vogliono essere messi alla prova e amano mettersi da soli alla prova. È un modo per misurare le proprie forze, per rendersi conto di quello che sanno fare e di ciò che vorrebbero saper fare. Vogliono però la presenza e il conforto degli adulti, che sappiano stare al loro fianco e che sappiano fornire l’aiuto necessario in caso di bisogno, che garantiscano il necessario supporto emotivo e che la loro presenza costituisca una rete di protezione dai rischi e un conforto in caso di necessità. È per questo che Pinocchio è il prototipo di tutti i bambini e Collodi ne ha saputo creare un’immagine universale dell’infanzia come avviene in molte fiabe.
Ma le analogie si fermano qui. Collodi nella prosecuzione del racconto effettua due rovesciamenti rispetto alla struttura della fiaba della tradizione popolare.
La prima è che l’aiutante magico (secondo la definizione di Wladimir Propp) non c’è e Pinocchio non trova quell’appoggio che di solito prima o poi incontrano i personaggi delle fiabe. Non c’è un soccorritore che viene in aiuto. Il tema dell’aiutante magico – che sarà impersonato dalla Fatina/bambina con i capelli turchini - lo incontreremo solo più avanti nella seconda parte del romanzo e con modalità assai diverse rispetto a quella tipica della fiaba tradizionale e con risultati incerti.
La seconda è rappresentata dal totale insuccesso che le iniziative di Pinocchio per risolvere il proprio problema (la fame) sortiscono. Lo scenario umano dipinto da Collodi è insieme simile e differente rispetto a quello del mondo della fiaba. Da un lato Pinocchio va quasi sempre incontro all’insuccesso: non trova cioè nulla da mangiare così come, inizialmente, potrebbe avvenire in qualsiasi fiaba; dall’altro non si verifica nessun aiuto, nessuna soluzione, nessun capovolgimento dei fatti. I bambini delle fiabe alla fine, dopo tentativi e fallimenti, ce la fanno; per Pinocchio non ci sono invece rovesciamenti positivi e la fame rimane ed è solo il primo dei disastri in cui incapperà e a cui ne seguiranno molti altri.

 

Un mondo in cui non c’è posto per l’infanzia

“Allora Pinocchio, preso dalla disperazione e dalla fame, si attaccò al campanello d’una casa, e cominciò a suonare a distesa …”
Come andrà a finire lo sappiamo: l’inganno del “vecchino” consisterà nel chiedere a Pinocchio di avvicinarsi alla finestra con la promessa di qualcosa da mangiare ma poi gli verserà sulla testa

“un’enorme catinella d’acqua gelata”. 
Pinocchio racchiude in sé la fiducia dell’infanzia nei confronti del mondo. Come ogni bambino guarda avanti con fiducia, va all’avventura – nel senso che sono proiettati nelle cose che ancora non ci sono ma ci saranno – si rialza da ogni sconfitta, è fiducioso nei confronti del mondo che gli sta intorno, si affida pienamente alle parole del vecchino così come avverrà in seguito con il Gatto e la Volpe.

Nei capitoli precedenti abbiamo visto la miseria e l’inospitalità della casa; con questo episodio Pinocchio va incontro per la prima volta verso il mondo che gli sta intorno e le cose non andranno meglio perché dovrà constatare suo malgrado che non si tratta di un mondo ospitale e accogliente. Il vecchino rappresenta il primo esempio della dissimulazione e dell’inganno degli adulti: tutto fa pensare che sia ospitale, accogliente e disponibile nei confronti dell’infanzia ma l’invito ad avvicinarsi non si rivelerà altro che una beffarda indifferenza e ostilità nei confronti dell’infanzia. Il vecchino adotta con la voce un tono accogliente e amorevole ma il suo gioco è ingannevole e perfido.
Abbiamo ancora una volta la conferma che nel mondo di Pinocchio non c’è posto per l’infanzia, non c’è amore per i bambini, non c’è ascolto dei loro bisogni e dei loro desideri; nel mondo di Pinocchio gli adulti ingannano i bambini e tradiscono l’infanzia. Non ci sono nel mondo sociale inventato da Collodi gli affetti intergenerazionali, i nonni non amano i nipoti e si beffano di loro se si imbattono nella loro strada. La delusione è ancora più cocente se pensiamo che il vecchino dovrebbe essere un nonno affettuoso.

 

La forza vulnerabile del corpo

È così che tormentato dalla fame, tutto bagnato e fradicio dalla testa ai piedi, Pinocchio si addormenta con i piedi nel catino che contiene le braci e si risveglierà con i piedi bruciati.
Il corpo di Pinocchio è forte e potente, corre all’impazzata come un leprotto, galleggia nell’acqua, conserverà nei prossimi capitoli le monete in bocca senza che nessuno gliele possa rubare, sopravvive sorprendentemente all’impiccagione. Emergono molti vantaggi, nel corso del libro, di quel corpo vegetale. Nello stesso tempo quel corpo è anche fragile proprio a causa della facilità con la quale il legno può prendere fuoco.
Quello di Pinocchio è un corpo speciale che se da un lato ha prestazioni molteplici, dall’altro è mutevole e instabile, in continuo divenire e in continuo cambiamento. Pinocchio, burattino di legno, è un corpo eterogeneo dotato di estrema agilità di movimenti che in questo capitolo brucia e in seguito si trasformerà in asino e poi in bambino vero. Costituito da una materia insolita (il legno) è nello stesso tempo potente e fragile, rigido e dinamico, potente e labile.
Pinocchio impara a manovrare il suo corpo insolito, si sente padrone dei propri movimenti e delle proprie prestazioni; nello stesso tempo gli riserva delle sorprese di cui si meraviglia: i piedi possono essere rifatti, non può morire impiccato perché il suo corpo è di legno, per lo stesso motivo non affoga in fondo al mare.
La vita libera di Pinocchio si rivela in tutta la sua tragicità: il corpo compare in questo in tutta la sua inaspettata vulnerabilità e forza: la fame più nera e il fuoco che distrugge le gambe.
Nell’ultima riga del capitolo compare tuttavia un elemento di salvezza: sente una voce ed è quella di Geppetto. È il punto di aggancio per la prosecuzione del racconto.


Spunti e proposte di lavoro

  • Personaggi: Pinocchio, Vecchino
  • Setting: Esterno notte "nottataccia d'inferno" - Interno della casa di Geppetto
  • Esempi di parole chiave: la notte, il maltempo (lampi, tuoni, vento, pioggia, tempesta, ...), il vecchino, il sonno, il dolore, il fuoco, ...

Il capitolo è organizzato in tre momenti che permettono lo sviluppo di altrettanti nuclei tematici: la notte (caratterizzata dal maltempo), la richiesta di Pinocchio al vecchino di un pezzo di pane e la risposta beffarda che ne riceve (il vecchino versa l’acqua fredda sulla testa di Pinocchio), il sonno di Pinocchio (mentre le braci del caldano gli bruciano i piedi).

 

La notte

Il racconto evidenzia due aspetti fra loro connessi: da un lato una notte di maltempo da fare paura ("era una nottata d'inferno") per il buio, la pioggia, il freddo, i fulmini, i tuoni, ecc.), dall'altro Pinocchio che forse è spaventato e ha paura ma soprattutto che ha fame e perciò si trova a dover affrontare la propria paura per governarla.
Anche in questo episodio i temi di possibile sviluppo in aula sono molteplici. Ci limitiamo perciò qui a qualche possibile esempio:

  • Il giorno e la notte (l’alternanza luce/buio);
  • La notte e il sonno;
  • La notte e la luna, le stelle;
  • Che cosa succede nella notte mentre noi dormiamo;
  • Il maltempo di notte;
  • La notte e la paura del buio;
  • Fiabe e storie in cui compare la notte;

Alcune domande:

  • Quando hai paura?
  • quali sono le cose che ti fanno paura?
  • come hai superato la paura?
  • ti è capitato di uscire di notte?
  • perché la notte fa paura?
  • ... 

 

La cattiveria del mondo

Il mondo di Pinocchio non è un mondo di buoni: i buoni nel romanzo di Collodi sono davvero pochi. Accade che persone appaiano buone e non lo siano (ad esempio il Gatto e la Volpe, l'Omino di burro), così come persone che appaiano cattive ma in realtà siano buone. Questo Pinocchio dovrà imparare a capirlo da sé e lo farà lentamente.
Pinocchio è fiducioso nei confronti del mondo: se ha fame per lui è sufficiente chiedere a qualcuno un pezzo di pane. Ma si accorgerà che le cose non stanno così. Il vecchietto si rivelerà a Pinocchio essere l’opposto di ciò che ci si aspetterebbe da un nonno. In altre parole, Pinocchio scopre che non sempre le cose sono come ce le aspettiamo. Tuttavia, dopo lo scherzo del rovescio dell’acqua sulla testa se ne va senza rancore.
L'episodio costituisce uno spunto per parlare dei nonni e dei rapporti intergenerazionali fra nonni e bambini. Qual è il vostro rapporto con i nonni e le nonne? Che cosa fanno i nonni per i bambini? perché sono importanti? E che cosa fanno i bambini per i nonni? I nonni a scuola nella nostra scuola ... 

 

Il sonno

Pinocchio si addormenta affamato e stanco e, addormentandosi, si separa da un mondo di cui ha fiducia e che fino a questo momento si è dimostrato ostile. Addormentarsi significa isolarsi, rinchiudersi, perdere la consapevolezza ... e così Pinocchio non si accorge di perdere i piedi ...
Che cosa sanno i bambini del sonno? quali sono le loro idee? Alcune domande a titolo di esempio: che cosa succede quando ti addormenti, che cosa succede quando si dorme? Che cosa significa essere stanchi (o essere riposati), che cosa succede al corpo? che cosa sono i sogni? che cosa succede quando ci si sveglia? ...

 

Il corpo

Il corpo di Pinocchio è anomalo (è di legno): noi lo sappiamo ma lui sembra non saperlo, altrimenti non si sarebbe addormentato con le gambe sulle braci. La differenza è che Pinocchio si addormenta senza sentire dolore (e questo è un vantaggio o uno svantaggio)?
Anche in questo caso il tema è ampio e le domande possono essere molte: Che cosa succede quando ci si brucia? Quali sono le sensazioni del corpo che provi (il caldo e il freddo, il prurito, il solletico, il dolore ...)? Le parti del corpo che/quando “fanno male”, le esperienze personali di dolore del corpo, ...

 

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