Accademia Naven
Crescere con Pinocchio
Le avventure di Pinocchio: capitolo 10

 

I burattini riconoscono il loro fratello Pinocchio e gli fanno una grandissima festa; ma sul più bello, esce fuori il burattinaio Mangiafuoco, e Pinocchio corre il pericolo di fare una brutta fine.

 

Anche questo capitolo, come già abbiamo visto, è articolato in due parti. La prima vede Pinocchio entrare nel teatro dei burattini per godersi lo spettacolo, uno spettacolo popolare, semplice, fatto di litigi che finiscono a “schiaffi e bastonate”. Poi d’improvviso il colpo di scena: Arlecchino dal fondo della sala scorge Pinocchio e lo riconosce. Di colpo tutto cambia: Arlecchino e Pulcinella interrompono la recita del solito copione che si ripete sempre identico per chiamare sulla scena Pinocchio. Lo spettacolo si interrompe, regna la confusione e il pubblico si agita e protesta:
“Vogliamo la commedia, vogliamo la commedia”. 
A mettere ordine ci penserà il burattinaio Mangiafuoco (già il nome è un programma!) che farà riprendere la commedia. Ma quel trambusto - l’interruzione dello spettacolo – richiede una resa dei conti e alla sera scopriamo che Pinocchio è stato appeso a un chiodo e le cose non si mettono bene per lui. Il capitolo si conclude con Pinocchio che piange invocando il babbo. 

 

Il teatro dei burattini

Il teatro è il luogo nel quale si rappresenta uno spettacolo, un contesto in cui da un lato abbiamo degli attori che recitano una parte e dall’altro gli spettatori che si godono ciò che gli attori rappresentano sul palcoscenico. Nella rappresentazione teatrale è prevista una separazione netta fra palcoscenico e platea, fra chi fa le cose e chi le sta a vedere. Che cosa vede (e che cosa sente) lo spettatore? Vede e ascolta qualcuno che rappresenta una situazione, che simula di essere qualcun altro. Nel teatro antico gli attori indossavano sempre una maschera e ogni maschera rappresentava un personaggio. E indossare la maschera significava per l’attore fingere sentimenti ed emozioni che in realtà non gli appartenevano ma che intercettavano le situazioni, i sentimenti e le emozioni della vita reale. Il teatro è un luogo di finzione in cui però tale finzione ha la funzione di rappresentare la verità della vita reale.
Il teatro funziona nella misura in cui vige un contratto implicitamente dichiarato: da una parte c’è l’attore che sul palcoscenico finge di vivere una realtà ben sapendo che è fittizia; dall’altra c’è lo spettatore anch’egli consapevole che ciò che viene rappresentato è una finzione ma che per contratto finge di credere che ciò che viene rappresentato sia vero. Lo spettatore guarda lo spettacolo consapevole che si tratta di una montatura, di qualcosa di simulato, di qualcosa che non è reale ma, pur non credendoci, si comporta come se ci credesse, come se ciò che sta vedendo sia la realtà.
Perché allora l’uomo fin dall’antichità è sempre stato attratto dal teatro? Perché vede i fatti della vita cuciti su un’altra persona, perché può vivere le situazioni anche le più drammatiche senza pagarne personalmente lo scotto. Il teatro rappresenta i fatti della vita (drammatici o comici) senza doverne pagare le conseguenze: il palcoscenico fa rivivere il piacere e il dolore, l’amore e il tradimento, l’unione e la separazione, la vita e la morte “come se” avvenisse nella realtà ma sapendo che le cose non stanno così. Rappresenta un modo per vivere le proprie emozioni trasferite però nei panni di qualcun altro. Il teatro ci permette di vivere momenti di vita non vissuti personalmente, ci apre alla vita immaginata e alla molteplicità dei mondi possibili.
In tutto questo, il teatro dei burattini rappresenta la forma forse più semplice – e sicuramente più popolare – di fare il teatro. Un po’ come è avvenuto per la banda musicale di paese rispetto all’orchestra, il teatro dei burattini è il parente povero della Commedia dell’Arte, è il teatro delle farse, caratterizzate da rappresentazioni comiche a volte anche di una comicità grossolana, ma non per questo meno importante perché gli ingredienti della finzione permangono ugualmente tutti. Se si vuole, nel teatro dei burattini la realtà è rappresentata in modo ancora più paradossale e la finzione è ancora più evidente, le posizioni sono ancora più antitetiche ed è proprio per questo che il divertimento è assicurato. È perciò ancora più evidente che le bastonate che Arlecchino dà a Pulcinella non sono vere ed è un divertimento fingere nell’immaginazione che siano vere. A differenza di quanto avviene nella realtà, Arlecchino non pagherà per la sua aggressività e Pulcinella non si coricherà alla sera con un feroce mal di testa per le bastonate che ha ricevuto.
Il teatro è importante per i bambini perché costituisce un esempio fondamentale di demarcazione fra realtà e finzione, fra mondo reale e mondo fittizio, fra desiderio immaginato e azione reale. Il bambino inizia a comprendere che c’è una separazione fra il mondo reale e il mondo che la sua mente è in grado di costruire ma che rimane all’interno della sua immaginazione intorno ai tre anni e sarà un processo le lo accompagna nel corso dell’intera scuola dell’infanzia. Attraverso il gioco del teatro il bambino impara a distinguere fra ciò che effettivamente c’è e ciò che non c’è nel reale ma che ci potrebbe essere. 

 

Il gioco delle maschere

Pinocchio entra in teatro da spettatore, vuole divertirsi, vuole godersi lo spettacolo di quei burattini che se le danno reciprocamente per il grande divertimento del pubblico.
Poi, d’improvviso, il colpo di scena:
“… Arlecchino smette di recitare, e voltandosi verso il pubblico e accennando con la mano qualcuno in fondo alla platea, comincia a urlare in modo drammatico:
-   Numi del firmamento! Sogno o sono desto? Eppure, quello laggiù è Pinocchio!”
Arlecchino – che, ricordiamolo, è un burattino – getta la maschera e smette di recitare, passando dunque dalla finzione del palcoscenico a quello della realtà, la sua realtà, perché è lui la maschera.
Sul piano della rappresentazione, tuttavia, la recita si interrompe con grande disappunto degli spettatori per dare corso all’accoglienza del loro fratello. Alla recitazione subentra un’altra recita e il colpo di scena modifica il tracciato della narrazione e questo ha diverse conseguenze.
Collodi ci offre, in un gioco degli specchi, una rappresentazione nella rappresentazione: i burattini passano dalla finzione che è propria della recitazione (il groviglio delle bastonate per il divertimento del pubblico) alla realtà nel momento in cui riconoscono in Pinocchio un loro simile. Da questo emerge che i burattini hanno una loro vita propria in modo simile agli attori che recitano la loro parte sul palcoscenico ma poi si tolgono la maschera per vivere la vita reale. Vivono una loro vita indipendente da quella del palcoscenico (come si vedrà in seguito nel capitolo successivo) che è fatta di emozioni autentiche e non recitate (la sorpresa nel riconoscere il loro fratello Pinocchio) così come avviene alle persone nella vita reale.
Pinocchio scopre di avere una famiglia e dei fratelli. Scopre di appartenere a un mondo che è quello del teatro. Non va dimenticato che non appena viene riconosciuto da Arlecchino si precipita anch’egli sul palco. Dunque, il suo mondo, quello vero e per cui è nato, è il palcoscenico, quel palcoscenico che è fatto di finzione e invenzione per il divertimento degli altri; il suo mondo non è la realtà. Pinocchio appartiene a un mondo altro e il mondo in cui vive non è il suo, non gli appartiene. E tuttavia non acquisisce la consapevolezza di essere differente, un diverso e non adatto a quel mondo nel quale, suo malgrado (un burattino in mezzo agli umani), si trova a vivere. È un diverso che vive spontaneamente la sua diversità che è tuttavia estranea agli umani. Su quel palcoscenico d’improvviso Pinocchio scopre la sua verità, la sua identità e il suo vero mondo.
Pinocchio è un personaggio sbagliato essenzialmente perché si trova nell’ambiente sbagliato, nell’ambiente che non è il suo e che quindi non lo comprende e non lo include. E scopre di essere ciò che non sapeva di essere. La salita di Pinocchio sul palcoscenico coincide con la scoperta della propria identità, un’identità che è nello stesso tempo di finzione e di esclusione. 

 

Che cos’è una mente libera?

Riconoscere Pinocchio ha come effetto l’interruzione dello spettacolo e di conseguenza la protesta degli spettatori. Il burattinaio esce da dietro le quinte e ha urgenza di prendere in mano la situazione e rimettere a posto le cose: lo spettacolo deve per forza continuare. E la sua comparsa crea inquietudine
“All’apparizione inaspettata del burattinaio, ammutolirono tutti: nessuno fiatò più. Si sarebbe sentita volare una mosca. Quei poveri burattini, maschie e femmine, tremavano tutti come tante foglie.
-   Perché sei venuto a mettere scompiglio nel mio teatro? – domandò il burattinaio a Pinocchio, con un vocione d’Orco …”
Pinocchio viene perciò a scoprire in modo drammatico che cosa significa essere burattino. I burattini ridono e scherzano, se le danno di santa ragione senza farsi male perché hanno la testa di legno; il loro ruolo è però quello della finzione, è di recitare perennemente una parte, non vivere di vita propria. Esistono nella misura in cui recitano una parte e la loro funzione è quella di interpretare un ruolo. L’istante in cui hanno provato ad essere sé stessi – ad emozionarsi alla vista del loro fratello Pinocchio – lo spettacolo si interrompe e genera l’intervenuto minaccioso del burattinaio. L’istante in cui sono usciti dal loro ruolo hanno creato un problema.
I burattini di Mangiafuoco sono condannati alla loro prigione di essere burattini, sono obbligati permanentemente a recitare sempre la stessa parte per il divertimento di un pubblico che non conoscono e con cui non hanno un contatto. Essere burattini è un’alienazione, è la condanna permanente a non avere un’identità propria.
Mangiafuoco conosce bene i suoi burattini e sa immediatamente chi è il colpevole: rimprovera Pinocchio per la sua imprevista e non richiesta intrusione e per avere generato scompiglio nel suo teatro. Il burattinaio rivolge la parola direttamente a Pinocchio perché lo riconosce come un sovvertitore, uno in grado di scombinare dalle radici l’ordine costituito. La questione è qui evidentemente politica. Il bravo burattino è docile nelle mani del burattinaio, agisce secondo le indicazioni del burattinaio, prova e manifesta le emozioni che si addicono alla sua parte così come è prevista dal copione e alla fine dello spettacolo deve starsene tranquillamente appeso al chiodo fino a quando non inizierà un nuovo spettacolo. I burattini di Mangiafuoco si muovono e si agitano sul palcoscenico del teatro ma in realtà non hanno nessun potere, non hanno nessuna libertà, non hanno un pensiero proprio. Non esistono: la loro esistenza è una finzione. Pinocchio mette disordine nell’ordine costituito, mette in testa idee pericolose.
Collodi, uomo che conosce anche il teatro, è geniale qui nel colpo di scena e nel rovesciamento che propone. I burattini, buttando giù la maschera, chi sono se non i bambini scolari di quella scuola elementare post-risorgimentale che aveva lo scopo certamente di insegnare, ma di insegnare nell’obbedienza, di una scuola che insegnava a conformarsi docilmente al mondo dato, a fare la propria parte a conferma dello status quo, a stare cioè al proprio posto senza mai ribellarsi e ad accettare le proprie condizioni senza pensare che potrebbero essere diverse? Sarà Antonio Gramsci – grande conoscitore di fiabe e racconti rivolti all’infanzia - qualche decennio dopo a squarciare in modo lucido il velo del perbenismo conformista che il potere (il burattinaio) chiede ai propri burattini (il popolo) di muoversi e di pensare.
Pinocchio è il diverso fra i diversi e vive una doppia esclusione: è un burattino che non è al suo posto e non sa stare al suo posto. È un estraneo al mondo dei burattini e un estraneo al mondo degli umani. Pinocchio è però libero; è ingenuo, non conosce il mondo, commette continui errori ma fa tutto questo semplicemente perché malgrado tutto è libero in un mondo in cui la libertà non è affatto una virtù. 

 

Ancora il fuoco

C’è ancora un aspetto di questo capitolo che merita attenzione. Una volta finito lo spettacolo, Pinocchio senza complimenti viene attaccato al chiodo in attesa della sua sorte che pare inevitabile. Mangiafuoco aveva notato che era fatto di un legno ben asciutto e adatto per il fuoco e la sorte di Pinocchio appare segnata. Possiamo notare – per inciso – che è già la terza volta nella breve vita di Pinocchio che il fuoco compare: la prima volta quando maestro Ciliegia è incerto se farne una gamba di tavolo o semplicemente metterlo nella stufa, la seconda quando stanco e infreddolito si addormenta e si brucia i piedi, ora è perciò la terza volta che il fuoco lo perseguita.
Il capitolo si conclude con quell’invocazione che abbiamo già sentito:
-   Babbo mio, salvatemi! Non voglio morire, non voglio morire! …
Anche questa è la terza volta che sentiamo questa invocazione. La prima compare quando Pinocchio da solo e al freddo non ha nulla da mangiare e rischia di morire di fame e invoca il padre, la seconda avviene quando gli si bruciano i piedi e la terza è quella di finire nella stufa per scaldare l’arrosto di montone di Mangiafuoco. Altri momenti difficili capiteranno anche in seguito. Quella di Pinocchio sembra essere una corsa continua per sfuggire alla morte.


Spunti e proposte di lavoro

  • Personaggi: Arlecchino, Mangiafuoco, Pinocchio, Pulcinella
  • Setting: Il “gran teatro dei burattini”, l’abitazione di Mangiafuoco
  • Le parole chiave: teatro, commedia, fratelli, burattinaio, ...

Il tema centrale di questo capitolo è il teatro e, nello specifico, al teatro dei burattini. qui di seguito alcuni spunti di attività.

 

Il Kamishibai

Costituisce una delle forme più immediate – ma non per questo più semplici – di fare teatro. Il mercato editoriale offre diverse storie già predisposte e pronte per l’immediato utilizzo. Tuttavia, è possibile anche costruirle in aula. Si potrà in sezione e in un contesto di lavoro di piccolo gruppo (a) definire le linee di una storia (i nuclei di una sequenza di azioni, eventi o situazioni) attraverso un piccolo gruppo di discussione, (b) definire il testo narrativo, (c) produrre i disegni per la realizzazione delle schede che costituiranno la storia.
I temi possono essere i più diversi:
- un evento successo a casa,
- i nonni,
- le stagioni,
- l’amicizia, 
- il litigio,
- ...

 

Il teatro dei buratti

È un argomento che si presta bene per lo sviluppo di molteplici attività a scuola. il teatro è fatto di narrazioni, recitazioni, espressioni corporee, grafiche, emotive, ecc.
Senza dubbio il teatro è sempre un’attività piacevole per i bambini. Come spettatori i bambini assistendo ad una rappresentazione sono invitati a riconoscere i personaggi e a comprendere una storia. Il bambino della scuola dell’infanzia può anche vivere l’esperienza di attore interpretando un personaggio, imitando i movimenti e i gesti, ricordando le parole e, in una parola, esibendosi di fronte agli altri e tutto questo rappresenta un’esperienza forte che ognuno dovrebbe provare.
Il teatro ha un importante valore educativo anche nel caso dei bambini piccoli perché si tratta di attività da fare insieme, rapportandosi ai compagni e interagendo insieme secondo i tempi, gli spazi e le regole stabilite da un copione.
Serve:
(a) il teatro dei burattini (può essere di legno, di cartone; può essere confezionato in aula, realizzato dai nonni, ecc.);
(b) i burattini (anch’essi possono essere realizzati con diversi materiali come, ad esempio, il legno dipinto o la cartapesta,
(c) la realizzazione di uno o più fondali per la rappresentazione della scena.

Il teatro dei burattini può essere utile per rappresentare i diversi capitoli del libro di Pinocchio oppure o anche altre storie riprese da testi (come, ad esempio, la rappresentazione di fiabe) o anche storie inventate.

 

La figura di Mangiafuoco

Un altro possibile esempio di attività suggerita dal capitolo è il personaggio di Mangiafuoco: la descrizione di Collodi è particolarmente dettagliata per suscitare impressioni e punti di vista dei bambini. Mangiafuoco rappresenta l’adulto estraneo, l’uomo nero, la figura enigmatica che fa paura. Anche in questo caso il lavoro per gruppi di discussione può permettere l’emergere dei vissuti dei bambini. Anche la rappresentazione grafica può essere importante per i bambini per rielaborare “i segni” della paura (il corpo, la postura, il vestito, ecc.) e la sua esorcizzazione.

Privacy e cookies

© Accademia Naven 2026
info@accademianaven.org
Accademia Naven srl, Piazza Venezia n. 6
38122 Trento. P. Iva 02708610221