Il burattinaio Mangiafoco regala cinque monete d'oro a Pinocchio, perché le porti al suo babbo Geppetto: e Pinocchio, invece, si lascia abbindolare dalla Volpe e dal Gatto e se ne va con loro.
Il capitolo inizia con il congedo di Pinocchio da Mangiafuoco, che gli regala cinque zecchini d’oro, e dall’incontro con il Gatto e la Volpe che faranno di tutto per rubarglieli.
Abbiamo qui, ancora una volta, un rovesciamento di prospettiva. All’inizio del capitolo precedente Mangiafuoco aveva terrorizzato Pinocchio al punto che ha avuto addirittura paura di morire; l’inizio del presente capitolo ci propone invece una situazione invertita: Mangiafuoco è un generoso che regala a Pinocchio i famosi cinque zecchini d’oro ed è l’unico regalo autentico che Pinocchio riceverà in tutto il romanzo.
Tanto Pinocchio nel capitolo precedente diffidava di Mangiafuoco ed era spaventato per il suo aspetto, quanto in questo capitolo e nonostante i numerosissimi indizi non nutre nessun sospetto nei confronti del Gatto e della Volpe. Tanto Pinocchio nel capitolo precedente “ingannava” il burattinaio con parole di adulazione, quanto in questo capitolo non si accorge della manipolazione che la coppia mette in atto nei suoi confronti.
Parlami di te
Mangiafuoco chiama Pinocchio in disparte per fargli delle domande: è un atto di cortesia e di premura e costituisce un atto di attenzione e di rispetto fra i più elevati che Pinocchio riceve in tutto il corso del libro. Gli chiede di suo padre e della situazione economica della famiglia. E Pinocchio – ormai lo conosciamo – snocciola immediatamente e in un attimo tutta la situazione.
Ora Pinocchio non è più un estraneo e, per la precisione, un disturbatore che ha interrotto lo spettacolo: Mangiafuoco ha instaurato una relazione con lui e lo riconosce dotato di un’identità propria e, per conoscerlo meglio gli rivolge alcune domande che hanno a che fare con la sua vita. Quella di Mangiafuoco è un’operazione di riconoscimento: gli parla da persona a persona e come suo pari, facendo delle domande e ottenendo delle risposte. È un dialogo autentico. Anche Pinocchio aveva attuato (nel capitolo precedente) un’azione di riconoscimento ma si trattava di un riconoscimento fittizio: aveva adoperato strumentalmente l’arma dell’adulazione per non finire nella stufa, ma poi aveva instaurato una relazione nello stesso tempo autentica e drammatica quando aveva dichiarato la sua intenzione di sacrificarsi se proprio Mangiafuoco avesse voluto gettare nel fuoco il suo amico-fratello Arlecchino.
Pinocchio si era “preso cura” di Arlecchino e lo ha salvato perché è riuscito a farlo vedere agli occhi di Pinocchio non come un pezzo di legno qualsiasi (che poteva tranquillamente essere gettato nel fuoco) ma come un burattino che era vivo e che stava rischiando la vita.
Ora la situazione è rovesciata ed è Mangiafuoco che si fa carico di Pinocchio, che si prende cura di lui. E lo fa in modo profondamente umano. Pinocchio a sua volta, in modo altrettanto umano, risponde secondo verità. La conseguenza è il dono dei cinque zecchini d’oro che hanno il fine di sollevare dalla miseria e di rendere migliore la vita di Pinocchio e di suo padre.
Il dono
Mangiafuoco fa dono a Pinocchio di cinque zecchini d’oro. È un regalo, non vuole nulla in cambio. Quale significato ha questo dono? È un atto di reciprocità: Pinocchio ha riconosciuto Mangiafuoco come una persona (quindi non più omone terribile e terrificante) e quest’ultimo riconosce Pinocchio come soggetto (non più quindi come pezzo di legno da bruciare). Il regalo degli zecchini rappresenta perciò il riconoscimento reciproco, proprio perché donare significa riconoscere l’altro.
È un dono puramente gratuito, non è previsto che venga contraccambiato, è un dono che non crea un debito. Pinocchio non è “debitore” rispetto al suo donatore e Mangiafuoco non vuole legare a sé Pinocchio attraverso una elargizione importante. Non va infatti dimenticato che il dono a volte può essere un’arma a doppio taglio e può rientrare nella sfera del ricatto. Non è insomma un vincolo o un atto di prepotenza di Mangiafuoco per dimostrare la propria superiorità, il proprio status sociale o per creare una sorta di sentimento di subordinazione.
È un dono così come un dono deve essere, cioè nella libertà più totale; è un modo per dedicarsi con un sentimento altruistico e sincero ed è confermato dal fatto che la loro relazione termina qui e per il resto del romanzo Mangiafuoco sparirà per sempre dalla scena.
Si abbracciano più volte, Pinocchio abbraccia ad uno ad uno tutti i burattini della compagnia e pieno di contentezza si mette in viaggio per tornare a casa. È un addio tranquillo, non nostalgico e non malinconico: dopo la parentesi di quell’incontro, ognuno seguirà il corso della propria vita.
L’inganno
L’episodio è noto: Pinocchio dopo il congedo dalla Compagnia del Gran teatro dei burattini si avvia per la strada di casa e lungo il tragitto incontra il Gatto e la Volpe.
L’intelligenza sociale e le abilità relazionali che Pinocchio ha dimostrato nei confronti di Mangiafuoco che riuscirà a impietosire con l’arma della seduzione qui scompaiono completamente. Ogni astuzia è rimossa, si dimostra di un’ingenuità disarmante, non è capace di interpretare i molteplici e vistosi segnali che cadono ripetutamente sotto i suoi occhi.
Il capitolo era iniziato con il racconto del comportamento gentile di Mangiafuoco e quando lungo la strada per casa Pinocchio incontra il Gatto e la Volpe incontra lo stesso tipo apparente di gentilezza: si tratta però di estranei che fingono di conoscerlo e lui cade subito nel tranello.
I segni sono molti: la Volpe è zoppa ma improvvisamente è capace di movimenti velocissimi, il gatto è cieco ma è manifesta d’improvviso sguardi furtivi. Nulla è come sembra: gli indizi sono davanti agli occhi di Pinocchio ma non li vede o non li vuole vedere. Pinocchio riceve anche un chiaro avvertimento dal Merlo bianco (colore improbabile: non ci sono merli bianchi) appollaiato sulla siepe che non ascolta. Non fa caso al Gatto che, benché cieco, scatto con un balzo nella direzione del merlo e lo riduce al silenzio mangiandoselo.
Mangiafuoco aveva chiesto a Pinocchio come si chiama suo padre; la Volpe dice invece di conoscerlo bene e precisa di averlo visto il giorno prima davanti a casa sua, aggiungendo che era in maniche di camicia e che tremava di freddo (e come faceva la Volpe a sapere quest’ultima cosa Collodi non lo spiega). Una descrizione così precisa confonde Pinocchio e lo porta a nutrire grande fiducia nei confronti dei due viandanti incontrati per strada. Si confida apertamente e racconta anche il fatto di avere ricevuto in regalo i famosi cinque zecchini.
E qui comincia l’inganno: Pinocchio spiega i suoi buoni propositi (di nutrire amore verso il padre di volere andare a scuola e studiare e di comprare una casacca nuova perché la vecchia l’aveva venduta per comperare l’Abbecedario) e due rilanciano spiegandogli – in forma del tutto disinteressata – che esiste un modo semplice per moltiplicarli: basta sotterrarli per una notte nel Campo dei Miracoli e il giorno i cinque zecchini si trasformeranno in alberi i cui rami saranno carichi di monete.
Va detto che Pinocchio qualche dubbio sembra nutrirlo perché resiste lungamente alle ripetute lusinghe dei due ma alla fine cede e invece di andare a casa finisce per seguire i due compari sulla strada che porta al paese nei pressi del quale si trova il Campo dei Miracoli.
Un breve inciso. Collodi cita un luogo dal nome evocativo: il Campo dei Miracoli richiama senza dubbio la Piazza dei Miracoli di Pisa. Ma Pinocchio non fa attenzione ai nomi dei luoghi, anche quando gli dicono che il campo si trova nei pressi del paese dei Barbagianni. Più avanti in relazione a un altro episodio fa riferimento a un altro paese il cui nome è Acchiappa-Citrulli.
L’episodio è talmente noto che dire che due persone sono come il gatto e la volpe significa dire che occorre diffidare perché si tratta di truffatori.
Il mondo che Collodi descrive attraverso Pinocchio è un mondo insicuro e ingannevole nel quale l’infanzia è manipolata e truffata. L’orribile – ma in fondo buono – Mangiafuoco non è del luogo, vagabonda in qua e là con la sua carovana a portare gli spettacoli in giro. Nel secondo capitolo abbiamo constatato che maestro Ciliegia è troppo spaventato per tenersi Pinocchio, nel sesto capitolo abbiamo visto il comportamento perfido del vecchino al quale Pinocchio ha chiesto aiuto, ora vediamo che la coppia gentile dei due compari lo vogliono condurre al paese dei Barbagianni. Non c’è welfare, non c’è attenzione, non c’è protezione, non c’è amorevolezza nei confronti dell’infanzia. La Toscana che Collodi descrive è sorda all’infanzia, gli adulti sono più propensi a defraudarla che a proteggerla, più a manipolarla che a sostenerla.
Nel paese che Collodi descrive non c’è cura per l’infanzia, non c’è welfare. Gli adulti del mondo di Pinocchio non amano l’infanzia, la ignorano oppure la sfruttano.
Spunti e proposte di lavoro
Personaggi: Gatto, Mangiafuoco, Merlo bianco, Volpe
Setting: esterno, strada di campagna
Le parole chiave: cieco, gatto, volpe, zecchino, zoppo
Il capitolo racconta il congedo amichevole da Mangiafuoco e dell’incontro della coppia di truffatori il Gatto e la Volpe.
Il dono
Pinocchio riceve in dono i famosi cinque zecchini d’oro: è un regalo prezioso e del tutto inaspettato. L’episodio offre lo spunto per un confronto e per la raccolta di esperienze e vissuti su che cosa è il dono, che cosa significa donare, che cosa significa ricevere un dono, perché si prova piacere a ricevere un regalo, quali sono i regali che fanno piacere e quali no e perché, ecc.
Spesso nella nostra realtà i bambini sono talmente abituati a ricevere doni da considerali scontati e ad attenderne continuamente altri.
Un’esperienza interessante può essere quella di “giocare ai doni” nella scuola dell’infanzia, come preparare i doni per qualcuno, decidere a chi donare e che cosa donare, ecc. Occorre anche decidere perché donare, qual è il motivo per il quale facciamo un regalo a qualcuno, come e per quale ragione scegliamo un particolare regalo e così via.
Il dono è anche scambio: spesso si fa un regalo e si riceve un altro regalo; si parla dello “scambio dei doni” nel senso che il regalo reciproco è in sé un mutuo riconoscimento.
La dissimulazione e l’inganno
I bambini sanno bene che il Gatto e la Volpe sono soggetti poco raccomandabili, che sono dei profittatori e che sfruttano i più ingenui. Il capitolo è un’interessante lezione sul fatto che non sempre le cose sono come sembrano. I due giocano d’astuzia per fini malevoli, per ingannare Pinocchio e per derubarlo degli zecchini che possiede anche se sanno bene che quel denaro nelle intenzioni di Pinocchio è destinato al padre che ha bisogno di una casacca nuova. Il gatto e la volpe sono simbolo di astuzia, di ingegno, di simulazione e di inganno, dicono una cosa ma ne pensano un’altra.
Un’esperienza interessante e utile è quella del teatro, come ad esempio una breve scena in cui i bambini si alternano ad assumere una volta il gatto o la volpe e una volta Pinocchio. Si tratta di un esercizio utile per mettersi nei panni dell’altro rappresentando le due posizioni soggettive dei personaggi: può essere un’ottima esperienza di decentramento.
Il gioco degli indizi
Collodi ha disseminato il capitolo di indizi sulla malafede del Gatto e la Volpe di cui tuttavia Pinocchio non s’avvede. Vale la pena, con i bambini più grandi, di fare un’analisi testuale alla scoperta di tali segni, in cui cioè le cose non sono come appaiono, le parole non corrispondono alle azioni, in cui si sa che le promesse non saranno mai mantenute, ecc.