Il primo anno di vita del bambino rappresenta uno dei momenti più delicati dello sviluppo infantile ed è quello che desta la maggiore preoccupazione delle famiglie. Quali devono essere le caratteristiche del rapporto di cura riguardo a questa età? Come articolare al meglio le routine? Quali sono i problemi organizzativi ed educativi che emergono con maggiore frequenza? Come risolverli?
Gli studi più recenti pongono sempre maggiore enfasi sul ruolo che possono svolgere le figure con cui il bambino quotidianamente sperimenta occasioni di contatto, analizzando, in particolar modo, gli effetti della qualità del legame che si instaura tra educatrice e bambino sullo sviluppo del piccolo.
Relativamente a queste tematiche, un interessante contributo è dato dalla teoria dell’attaccamento (Bowlby, 1969) che permette di comprendere come l’educatrice possa costituire una figura di attaccamento capace di provvedere ai bisogni emotivi del bambino, e di essere fonte di sicurezza in situazioni stressanti o pericolose.
Il legame di attaccamento, infatti, può essere inteso come quella relazione emotivamente significativa che si costruisce sulla base della storia relazionale tra il bambino e la persona adulta di riferimento, la quale, a sua volta è capace di prendersi cura di lui. Tale legame, biologicamente determinato, svolge una funzione adattiva per il bambino in quanto gli garantisce la sopravvivenza, in particolare nelle fasi precoci del suo sviluppo durante le quali è maggiormente esposto ai pericoli provenienti dall’ambiente esterno.
Alla base del legame di attaccamento vi è il sistema comportamentale di attaccamento, caratterizzato da una serie di comportamenti che hanno la funzione di garantire la vicinanza alla figura di attaccamento; tra questi troviamo, ad esempio, il pianto, i vocalizzi e, in fasi piu’ avanzate dello sviluppo, la motricità. Tali segnali facilitano l’attivazione del sistema di cure nell’adulto, permettendo al bambino di ricevere conforto e protezione.
Così come avviene per la relazione madre-bambino, anche la qualità della relazione educatrice-bambino è dipendente dalla capacità di quest’ultima di cogliere i segnali e di rispondere adeguatamente ai bisogni emotivi del bambino (Cassiba, Gatto, 2004). Come riportano alcuni studi (Goossens, Van Ijzendoorn, 1990; Howes, Hamilton, 1992; Howes, Philips, Whitebook, 1992; Howes, Smith, 1995), i bambini che presentano un attaccamento sicuro hanno, infatti, un’educatrice più sensibile nei loro confronti.
Il legame di attaccamento con educatrice è indipendente da quello stabilito con le altre figure significative e in particolare con quello stabilito con la madre. Tale dato è importante perché implica la possibilità per l’educatrice di rappresentare una figura adulta significativa attraverso la quale il bambino può costruire una rappresentazione positiva di sé e dell’ adulto, proprio a partire dalle esperienze che quotidianamente vive con l’educatrice di riferimento.
La possibilità di conoscere e padroneggiare i presupposti teorici della teoria dell’attaccamento può permettere, quindi, all’educatrice di diventare capace di organizzare una strategia piu’ adeguata di fronte ai comportamenti insicuri che i bambini potrebbero riproporre all’interno del contesto nido.
Partendo dalla teoria dell'attaccamento e dalle recenti riflessioni ad esse connesse, nel gruppo di lavoro si è proposta una rilettura pedagogica dell'ambientamento dei bambini più piccoli al nido come occasione relazionale forte, nella quale l'educatrice può pensare spazi, tempi e strategie per il "sostegno" della relazione madre-bambino; dando la parola alle educatrici coinvolte nelle esperienze abbiamo attraversato le “correnti emotive” che vivono in presenza di piccolissimi al nido. Ci siamo interrogati sui contributi teorici della teoria dell’attaccamento per rileggere l'esperienza dei primi ingressi dei bambini, intrecciando percorsi osservativi e avventure interpretative, associando la suggestività delle immagini all'incisività delle testimonianze, registrando, discutendo e interrogando la complessità che i bambini e gli adulti vivono nei contesti educativi. Le parole raccolte, raccontano emozioni e consapevolezze; scelte di stili relazionali e competenze professionali; riportano ricostruzioni interpretative e memorie; narrano storie quotidiane che intrecciano relazioni agite, vissute, rielaborate.
E’ utile saper tradurre tutto ciò nelle scelte metodologiche e strategie professionali che le educatrici nell’incontro e nell’accoglienza con bambini piccolissimi e genitori possono attuare in alcuni momenti particolarmente significativi:
Prospettive
È importante promuovere: