Accademia Naven
Dieci tesi sul nido d'infanzia
Ogni bambino al centro
Tesi 5

È importante l’attenzione individuale a ciascun bambino. L’osservazione è fondamentale per un approccio educativo individualizzato.

 

Ci sono modi diversi di mettere in atto i processi educativi che dipendono dal punto di vista dal quale si muove lo sguardo.

Un modo è quello di prendere in considerazione il bambino ‘in quanto tale’, ossia in quanto ha le caratteristiche di essere bambino in mezzo ad altri bambini. In questo caso l’attenzione è per lo più rivolta al gruppo che ci è stato affidato ed il criterio privilegiato che si adotta è quello dell’uguaglianza attraverso cui la preferenza cade sugli elementi di omogeneità piuttosto che di differenza. In altri termini, siamo propensi a pensare che i bambini siano tutti sostanzialmente uguali nel senso che hanno indistintamente tutti determinati bisogni e sono tutti indifferentemente portatori di determinati diritti. Si tratta essenzialmente di una scelta che possiamo considerare ‘economica’ perché ci permette di privilegiare le azioni e gli interventi educativi che sono maggiormente generalizzabili, ossia che sono sostanzialmente adatti a tutti o alla maggior parte dei bambini.

C’è però anche un altro modo, senza dubbio più complicato e difficile ed è quello di prendere in considerazione ogni bambino in se stesso, in quanto individuo e soggetto-persona e quindi differente da qualsiasi altro soggetto-persona. In questo caso si pone l’accento sulle peculiarità individuali che caratterizzano e identificano ognuno di noi. In questo caso nessuno è assimilabile all’altro e i tratti comuni non sono sufficienti a far perdere l’identità specifica del soggetto preso individualmente in considerazione. Di conseguenza anche il lavoro educativo si fa ‘meno economico’ poiché richiede interventi mirati e differenziati, invita ad un’attenzione individualizzata e non consente facili generalizzazioni e più o meno comode standardizzazioni.

Tutto questo mette in discussione un principio che a prima vista pareva che non fosse possibile mettere in discussione: si tratta del criterio dell’uguaglianza come criterio fondamentale di giustizia. Spesso appare giusto ciò che si presenta come indifferenziato: è giusto che le persone siano trattate in modo uguale, è giusto che ognuno riceva lo stesso trattamento riservato agli altri e, all’opposto, è considerata come un’ingiustizia la differenza di trattamento soprattutto se avviene a presunta parità di condizioni di partenza.

Appare evidente che il punto cruciale di questa ambiguità sta nel significato che attribuiamo al termine ‘uguaglianza’. L’uguaglianza in sé non esiste e non può esistere, ma si regge sempre min funzione di qualcos’altro. In altre parole, dobbiamo domandarci sempre “a che cosa” tale uguaglianza esattamente si riferisce. È noto a questo proposito il principio del reddito pro-capite per cui potrebbe apparire un principio di uguaglianza prevedere lo stesso reddito per due persone. Tuttavia, può accadere che le due persone non siano fra loro uguali (uno può avere necessità che l’altro non ha, ad esempio uno potrebbe essere ammalato ed avere bisogno di cure, mentre l’altro no).

È questa una delle principali difficoltà dell’educazione: offrire una proposta educativa per tutti o per ognuno? Da un lato occorre un modello comune, dall’altro è necessario prestare attenzione alle caratteristiche ed alle necessità di ognuno individualmente.

Tutto questo può essere un problema, ma anche, indubbiamente un vantaggio.

Il problema c’è quando non riusciamo ad entrare in sintonia, quando incontriamo bambini che non rispondono alle nostre sollecitazioni, oppure non hanno il ritmo giusto o anche quando sono affettivamente evitanti. Ci sono, in altri termini, dei bambini che riusciamo a vedere di meno, che ci sfuggono, che rimangono appunto opachi perché non riusciamo a definirli e metterli pienamente a fuoco. E ci appare evidente allora che i bambini non sono tutti uguali. Non dobbiamo di conseguenza limitarci a dimenticarne alcuni. Comprendiamo anzi che dobbiamo impegnarci di più con alcuni di essi rispetto ad altri, che dobbiamo dosare meglio i nostri interventi, che dobbiamo predisporre con maggiore cura i materiali e l’ambiente per poterli pienamente accogliere.

Tuttavia, dicevamo, ci sono anche i vantaggi, che risultano evidenti quando siamo consapevoli che le differenze di ognuno riguardano anche le capacità individuali specifiche. In questi ultimi anni si è parlato molto e molto diffusamente delle intelligenze multiple. Ciò che più appare interessante in questo discorso è che è possibile educare le diverse intelligenze e che intelligenze diverse richiedono approcci diversi. Poiché le intelligenze servono per la vita (sia in relazione alle abilità immediate e pratiche, sia in riferimento al più ampio ambito della cultura di appartenenza) le società hanno adottato soluzioni diverse per promuoverle ponendo l’accento su specificità tipiche di ogni cultura. In particolare, le abilità peculiari di singoli individui possono essere valorizzate e potenziate attraverso l’intervento educativo. Anzi, l’aiuto preventivo, ossia il sostegno effettuato quando ancora le intelligenze individuali non si sono ancora manifestate nella loro evidenza, può costituire una valida preparazione di quella ‘base sicura’ che garantirà una maggiore disponibilità all’apprendimento in seguito.

 

Prospettive

Può accadere di vedere bambini che, pur vivendo intorno a noi nella quotidianità nella realtà di tutti i giorni, ci sono in realtà un po’ sconosciuti.  Può accadere di far fatica a comprenderli ed a rispondere in modo pieno ai loro segnali ed alle loro richieste.

È utile:

  • Non dare per scontato di conoscere perfettamente tutti i bambini, perché si evolvono continuamente e cambiano.
  • Non limitarsi a prendersi cura e ad avere rapporti privilegiati esclusivamente con i bambini ‘del proprio gruppo’ di cui siamo stati inizialmente figura di riferimento, ma ampliare lo sguardo al gruppo più allargato.
  • Fermarsi periodicamente e domandarsi se, per qualche ragione, è presente un bambino meno conosciuto.
  • Prestare attenzione ai bambini più deboli o evitanti.
  • Effettuare osservazioni periodiche sistematiche.
  • Allargare i confini del nostro sguardo attraverso sia il confronto e scambio con le colleghe, sia con le letture e lo studio.

 

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