Accademia Naven
Dieci tesi sul nido d'infanzia
Bambini con bisogni educativi speciali
Tesi 10

I bambini con “Bisogni Educativi Speciali” sono bambini che vivono una situazione di difficoltà che richiede interventi individualizzati. Tale difficoltà può essere di diversa origine (organica come psichica, familiare, sociale, ambientale …), più o meno grave, globale e pervasiva o specifica e circoscritta, permanente o temporanea.

 

Questa definizione è dunque molto ampia, non fa riferimento solo a bambini con diagnosi medica o psicologica ma ad ogni situazione che richieda, per una certa fase, un’attenzione educativa “speciale”. I confini divengono dunque più sfumati e aumenta la complessità, aprendo diversi quesiti; fra questi: chi rientra nella categoria, chi non rientra? che significato assume tutto questo?
Le situazioni più sfumate, dalla lettura più complessa, richiedono una riflessione approfondita e non facile, per dare una lettura che sappia cogliere risorse e fragilità, evitando semplificazioni o letture affrettate. Un’attenzione importante va infatti data al rischio di “etichettatura”, cioè come l’ingresso in una categoria, seppure dai confini così sfumati, possa portare a fenomeni di categorizzazione.
L’identità di una persona è complessa, ricca, multiforme… in ogni persona riconosciamo elementi di comunanza e di diversità, che rendono ognuno unico. Un rischio possibile è che l’aspetto percepito come “specialità”, “diversità”, venga percepito come L’Identità della persona, che viene identificata in modo monolitico con questo, senza riconoscerne la ricchezza.
Avvicinarsi alla diversità, non evitarla, riconoscerla, non negarla, è un percorso che può essere difficile anche a livello personale, obbligando al confronto con la comunanza nella diversità e alla diversità nella comunanza.
A partire da questa riflessione, si aprono temi e sguardi diversi; un ragionamento aperto è legato alla definizione stessa di B.E.S. che, aprendo a una visione più complessa, lo fa però a partire da una focalizzazione sui bisogni della persona, bisogni educativi, anziché valorizzare l’idea di persona competente e la complessità intrinseca nella diversità, visione che promuove invece un dialogo aperto e mai scontato fra risorse e limitazioni.
Altro tema, e al tempo stesso interrogativo su cui riflettere, è quanto il personale educativo debba conoscere i dettagli di certe situazioni o quanto la conoscenza debba essere situata e distribuita a diversi livelli, condivisa nel progetto di fondo ma al tempo stesso differenziata all’interno del gruppo di lavoro, per lasciare la relazione educativa libera da elementi esterni che potrebbero influenzarla.

Quali percorsi per osservare e leggere le difficoltà?
In ambito educativo, si incontrano diverse situazioni che sollecitano riflessioni e percorsi di approfondimento: i percorsi dei bambini seguono una traccia ma ognuno segna i suoi passi, e gli strumenti principali per poter cogliere la direzione del cammino sono l’osservazione e la condivisione.
L’osservazione può assumere diverse forme, l’osservazione educativa, carta-matita, l’osservazione della pedagogista… questo materiale poi assume significato nella condivisione all’interno del gruppo di lavoro, in cui lavorare per costruire un’immagine condivisa del bambino, a partire dalla relazione che con lui si vive ma anche riuscendo a distaccarsene per riflettervi in modo consapevole.
Questo infatti è uno dei nodi centrali della professionalità educativa: la professionalità è riuscire a vivere una relazione da un lato alla pari, in cui si condividono emozioni, esperienze e percorsi di crescita, e dall’altro ponendosi in una posizione educante, mantenendo i confini di un ruolo professionale e non di sola vicinanza affettiva; si tratta dunque di un lavoro intessuto di emozioni, non da negare, ma da utilizzare con consapevolezza per una comprensione più profonda del bambino e del suo percorso.

 

Come confrontarsi con i genitori?

Questo tema, sempre centrale in ambito educativo, lo è in modo ancora più significativo nei percorsi evolutivi segnati da fragilità, difficoltà o incertezze. Spesso ci si trova a confrontarsi con diverse visioni del bambino e del suo percorso di crescita, con modalità di comunicazione ambivalenti da parte della famiglia, con il dubbio di cosa dire, quanto dire, come dire… Molte volte l’identificazione con il bambino e i suoi bisogni porta il personale educativo a focalizzarsi sull’importanza di sostenerlo nelle sue fragilità, mentre questo è un aspetto che deve sempre porsi come complementare alla costruzione di un percorso di sostegno e di condivisione con la famiglia, anche nell’incontro con culture familiari diverse. Il rispetto per la famiglia è il punto di partenza indispensabile per tali percorsi, che possono arricchire tutti gli attori interessati.

 

Ambiente facilitatore o barriera?

L’ambiente influisce fortemente sull’esperienza di ciascuno di noi; in alcune situazioni, tale influenza può essere particolarmente determinante, sia per le caratteristiche della situazione stessa che per aspetti propri della persona, che ne limitano la libertà di interazione con il contesto, la possibilità di modificarlo, di sceglierlo. Fattori ambientali di diverso genere possono dunque divenire facilitatori o al contrario barriere per l’esperienza di una persona, favorendo o ostacolando la sua partecipazione, il suo coinvolgimento nelle situazioni di vita. La disabilità stessa, che viene abitualmente vista come una dis-abilità propria dell’individuo, viene in realtà definita anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come “conseguenza o risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo e i fattori personali, e i fattori ambientali che rappresentano le circostanze in cui vive l’individuo”.

 

Prospettive

Riflettere sul tema dei Bisogni Educativi Speciali si traduce in impegno etico, che impegna a pensare e progettare una società che non solo limiti le barriere, ma anche promuova fattori facilitatori; questo aspetto investe diversi livelli, da quello politico istituzionale, “a cascata” fino all’impegno quotidiano in ambito educativo, imponendoci di riflettere sull’ambiente che viene creato, le attività proposte, le modalità di cura e di comunicazione, come anche, a livello sia personale che al tempo stesso nuovamente educativo, impegnandoci ad una nuova consapevolezza del modo di porsi nella relazione, a partire dal riconoscimento dell’altro, nella sua specificità e unicità.

 

 

Privacy e cookies

© Accademia Naven 2026
info@accademianaven.org
Accademia Naven srl, Piazza Venezia n. 6
38122 Trento. P. Iva 02708610221