La conversazione, insieme alla "discussione" è una modalità linguistica e comunicativa importante e si sviluppa dall'età del nido a quella della scuola dell'infanzia.
La conversazione
Una delle prime attività di lingua parlata che viene praticata nella scuola dell’infanzia riguarda la conversazione. Si tratta di un’azione di scambio di informazioni e di punti di vista relativamente ad un certo argomento.
Possono essere individuati diversi tipi e ‘livelli’ di conversazione: è possibile individuare, per larghe linee, una ‘evoluzione’ delle competenze conversazionali.
Lo sviluppo delle abilità di fare conversazione dei bambini si presenta come un processo lento che matura per gradi e che è anche molto differente da bambino a bambino. Non possiamo inoltre aspettarci una evoluzione lineare: l’evoluzione delle abilità di conversazione è fatta di progressioni e regressioni, di andamenti asincroni e aritmici, di corse in avanti e pause improvvise.
Lo sviluppo delle abilità competenze conversazionali dipende inoltre dallo sviluppo delle capacità dei singoli soggetti partecipanti alla conversazione e dalle influenze che l’uno è in grado di esercitare (con maggiore o minore efficacia) nell’altro.
E’ conseguentemente utile che il gruppo non sia eccessivamente numeroso: i bambini devono avere un rapporto ‘faccia a faccia’, devono potere interloquire agevolmente l’un l’altro. Se il numero è troppo alto è inevitabile che quando l’adulto si intrattiene con un bambino o un gruppetto gli altri non si sentano coinvolti e siano disinteressati: la loro partecipazione agli scambi comunicativi dipende in questo caso per lo più dalle pressioni e dall’insistenza degli adulti.
Soprattutto nei primi momenti i bambini sono tesi a rispondere alle domande degli adulti e a riferirsi al contesto. E’ perciò inevitabile che vi sia molta guida da parte dell’insegnante: in seguito i bambini saranno sempre più in grado di essere autonomi.
I bambini divengono capaci, sotto la guida di un insegnante ma anche da soli, di accettare un argomento, di cercare di approfondirlo, di tenere conto delle affermazioni degli altri, di effettuare dei confronti, di operare delle scelte fra diverse ipotesi ecc. Ci pare utile qui proporre una sintesi delle tappe significative che ne accompagnano l’acquisizione.
Ragionando in termini di sviluppo, Margherita Orsolini sottolinea come l’evoluzione delle competenze conversazionali segua alcuni percorsi, per così dire, obbligati[1].
Schematicamente, sono rintracciabili cinque tappe.
1. I primi dialoghi
Si tratta dei primi giochi della comunicazione: i bambini avviano delle protoconversazioni fortemente dipendenti dal contesto. Essi in questa fase sono soprattutto presi dall’attirare l’attenzione del proprio interlocutore, dal rispondere a domande, dal replicare ad una risposta. Essi inoltre attingono in grande misure alle risorse verbali fornite dal parlante (che di solito è un interlocutore linguisticamente più competente, come un adulto o un compagno più grande). Tutto questo ha lo scopo di riconoscere (e provare ad applicare) l’alternanza dei turni come ‘impalcatura’ per la partecipazione ad uno scambio verbale.
2. Le competenze conversazionali
Il bambino è maggiormente autonomo ed attinge di meno alle risorse verbali dell’interlocutore ed è in grado di fare riferimenti propri. E’ anche meno dipendente dal contesto immediato ed è in grado di richiamare situazioni non presenti, riferimenti non immediatamente vicini e, sempre più frequentemente, oggetti simbolici.
3. Lo scambio di informazioni attraverso i dialoghi
Si avvia la condivisione dei significati. Non solo il bambino sa di che cosa si sta parlando e non solo è in grado di ‘stare sull’argomento’ ma è anche in grado di alimentare la conversazione. E’ chiaro che perché avvenga lo scambio di informazioni occorre che vi sia uno sfondo di significati condiviso, una sorta di ‘cornice’ conversazionale comune fra tutti gli interlocutori. Si parla in questo caso di script, cioè di conoscenze convenzionali stereotipate. I bambini divengono anche capaci di esplicitare dei significati, di dire cioè che cosa vuole dire una certa parola, oppure, ad esempio di fronte ad una obiezione, di soffermarsi e di spiegare ciò che intendevano veramente dire. Divengono contestualmente in grado di elaborare dei significati a partire dalle conoscenze stereotipe comuni, dagli schemi convenzionali.
4. Le dispute
Avvengono quando i bambini forniscono informazioni per spiegare il proprio punto di vista. Ormai la competenza conversazionale non dipende più dal contesto e non fa più riferimento stretto al parlante: le argomentazioni passano da una condivisione esteriore ed inter-psicologica, ad una dimensione interiore, intra-psicologica.
5. Le competenze conversazionali vere e proprie
Consistono nella capacità di sapere dialogare con tutte le relative implicazione che tale pratica comporto, vale a dire sapere formulare richieste, accettare o rifiutare una opinione di un interlocutore, giustificare il proprio o l’altrui punto di vista, spiegare, falsificare, attenuare o dosare il proprio flusso argomentativo. Ormai è anche in grado di tenere conto di ciò che l’interlocutore sa o non sa.
[1] Si veda a questo proposito: Margherita Orsolini, Guida al linguaggio orale, Editori Riuniti, Roma, 1988.