La conversazione e la discussione costituiscono una modalità importante per lo sviluppo della comunicazione e del linguaggio in un processo di continuità educativa.
L’esperienza della pratica educativa quotidiana mette in evidenza come i bambini, sia quando sono posti di fronte ai problemi della vita quotidiana sia in relazione ai grandi problemi del mondo partono da ciò che sanno e non da ciò che non sanno ancora cercando di trarre conoscenza dall’esperienza e dallo scambio. Essi sviluppano delle spiegazioni plausibili: si tratta di teorie intuitive o teorie infantili.
Mediante il gioco, l'apprendimento e la propensione all'esplorazione il bambino sviluppa molte conoscenze sugli oggetti fisici, sugli organismi viventi, su ciò che concerne il mondo degli esseri umani: il bambino sviluppa in altre parole un proprio immaginario scientifico e culturale fatto di conoscenze intuitive.
Il fatto significativo è proprio questo: i bambini a partire dai due anni e per diversi anni organizzeranno proprie teorie personali sui fenomeni che li circondano tentando di dare risposte soddisfacenti. A ben vedere questo comportamento non è in sé molto dissimile da quello dello scienziato. Si tratta perciò di una tappa evolutiva importante che va sostenuta ed incoraggiata.
L’esperienza ci insegna che i bambini, posti di fronte a situazioni/contesti favorevoli e/o di opportuna stimolazione sono in grado di formulare molte ipotesi, di produrre idee; essi partono cioè da ciò che conoscono e danno per scontato di conoscere ciò che vedono. Il problema dell’educatore è di individuare/promuovere la condizione giusta.
Tutto questo accade soprattutto quando i bambini sono “immersi” in una situazione data, quando cioè sono particolarmente coinvolti e motivati.
Quando il gruppo consente dei rapporti faccia-faccia e l’insegnante ha delle buone capacità di conduzione delle conversazioni e delle discussioni ci è stato possibile constatare il massimo di produttività emotivo/cognitiva. Questi tipi di apprendimento sembrano cioè avere un carattere fortemente sociale: lo sviluppo mentale di ognuno sembra avvenire soprattutto ed innanzitutto in forza degli scambi.
E’ possibile, da queste considerazioni ipotizzare un “modello”, delle modalità strutturate nuove di lavoro?
L’esperienza del lavoro educativo e didattico sembra mettere in evidenza che i bambini non apprendono certo per accumulazione; è evidente piuttosto che sono in possesso di competenze che richiedono la condizione giusta per essere espresse. Il problema principale dell’educatore è quello di promuovere le condizioni più favorevoli perché tali competenze entrino in gioco. I bambini sono permanentemente animati dalla curiosità e dalla voglia di esplorare; l’educatore deve fare leva su tale tensione più che su un proprio piano di azione preordinato a tavolino; in altre parole l’azione educativa è tanto più efficace quanto più parte dai bambini.
Da tutto ciò si deduce che il gruppo conta! Conseguentemente il lavoro per piccolo gruppo è fondamentale come occasione e possibilità di condivisione delle esperienze e come costruzione sociale delle conoscenze.
Quando gli educatori riescono a “vedere” ciò che può emergere dai gruppi di discussione fra bambini finiscono per considerare questa modalità di lavoro talmente importante da modificare profondamente il complesso dell’organizzazione del proprio lavoro didattico.
Dal punto di vista operativo, le regole che governano un gruppo di discussione possono essere così sintetizzate:
Ci pare utile proporre qualche esempio: un gruppo di bambini ha scoperto in giardino dei lombrichi. L’insegnante coglie l’occasione per promuovere una situazione di discussione.
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1 |
Insegnante |
In giardino abbiamo scavato per togliere le piante secche di rose: che cosa abbiamo visto nel terreno? |
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2 |
Yuri |
Abbiamo trovato dei beghi |
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3 |
Valentina |
Abbiamo anche scavato la terra per trovarli |
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4 |
Giulia |
Erano lombrichi |
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5 |
Andrea |
Abbiamo trovato anche delle formiche e delle tagliaforbici |
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6 |
Martina |
Lo sai che a casa ho visto dei beghi? |
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7 |
Andrea |
Adesso che piove secondo me sono quasi morti tutti; io un giorno ne ho messo uno nell’acqua ed è morto |
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8 |
Stefano |
Noi tutti i giorni in cortile scaviamo per cercare i lombrichi |
L’interesse cade sulle modalità di vita dei lombrichi: che cosa mangiano? Dove vivono? Hanno gli occhi?
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26 |
Davide |
Mangiano la terra |
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27 |
Tutti |
La terra |
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28 |
Beatrice |
Secondo me,... me lo aveva detto mio padre, ma adesso non me lo ricordo più... ci penso... secondo me le zanzare... |
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29 |
Giulia |
Delle bricioline di pane |
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30 |
Valentina |
Io non lo so |
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31 |
Yuri |
La terra |
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32 |
Martina |
Le radici |
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33 |
Federica |
Granoturco |
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34 |
Andrea |
Le radici e la terra |
...
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40 |
Insegnante |
Secondo voi i lombrichi hanno gli occhi? Ci vedono? |
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41 |
Gianluca |
Si |
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42 |
Matteo |
Si |
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43 |
Giulia |
Si, hanno gli occhi, ma piccoli piccoli |
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44 |
Deborah |
Hanno gli occhi nel petto |
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45 |
Davide |
Secondo me davanti |
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46 |
Insegnante |
Siete tutti d’accordo? I lombrichi hanno gli occhi? |
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47 |
Stefano |
Non sono proprio sicuro. Forse si |
Il giorno successivo i bambini riprendono la discussione.
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59 |
Luca |
Questa mattina sono andato in giardino, ho visto una pietra e ho detto: “Adesso guardo che cosa c’è sotto”, e poi quando l’ho tirata su ho trovato un verme |
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60 |
Daniele |
Si dice lombrico |
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61 |
Luca |
L’ho portato a scuola e l’abbiamo messo in una scatola con della terra, l’abbiamo messo sopra la terra e lui è andato sotto |
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62 |
Daniele |
La terra del giardino era umida |
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63 |
Luca |
In macchina il bego si era allungato tantissimo e poi è diventato piccolo come era prima |
Con la sollecitazione dell’insegnante i bambini si addentrano ancora di più nel misterioso mondo dei lombrichi: superata la fase degli scambi, per così dire, descrittivi relativamente a ciò che hanno visto fare, si addentrano nel cuore della discussione, caratterizzata dalla formulazione di molte ipotesi sulle possibili modalità di vita dei lombrichi. Dall’esperienza diretta essi traggono alcune considerazioni di carattere generale. I problemi posti sul tappeto sono diversi: perché i lombrichi hanno gli anelli, perché non muoiono anche se tagliati in due, se esistono differenze sessuali. E’ evidente il tentativo di trovare risposte plausibili e condivisibili.
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96 |
Insegnante |
Come è fatto il corpo dei lombrichi? |
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97 |
Federica |
Lungo, di anelle! |
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98 |
Giulia D. |
Sopra ha i pelini e dalla parte che sono rivolti all’indietro c’è la testa: scivolando il dito in avanti e indietro si sente. Però a che cosa servono i pelini? |
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99 |
Giulia Z. |
Ci camminano, strisciano |
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100 |
Martina |
Non hanno le ossa: per tirarsi avanti si muovono e strisciano |
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101 |
Giulia D. |
Vanno intorno. Per muoversi fa così: prima si tira un po’ su, poi va avanti e porta davanti la testa, poi si muove la parte di dietro. |
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102 |
Insegnante |
Hanno gli occhi? |
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103 |
Alex |
Non ce li hanno gli occhi, ma hanno una bocca piccolina |
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104 |
Insegnante |
Allora come fanno a vedere? |
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105 |
Federica P. |
Riconoscendo con la pelle se sono alla luce o al buio; hanno una pelle che sente molto |
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106 |
Martina |
E’ sensibile |
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107 |
Federica |
Si possono anche tagliare a metà |
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108 |
Giulia D |
Ma prima del 35° anello morirebbero se tu li tagli. Se invece è già venuto il 35° anello non muoiono, rimangono lì. |
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109 |
Insegnante |
Come si riproducono i lombrichi? C’è papà a mamma? |
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110 |
Martina |
C’è solo la femmina |
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111 |
Giulia D. |
Io non so cosa dire: ce ne vuole solo uno, o il papà o la mamma |
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112 |
Federica P. |
Sono d’accordo anch’io perché i lombrichi fanno tutto da soli. Hanno un anello dove ci sono le uova piccole che si ingrossano e scende per il corpo e dopo diventa una specie di nido che ci sono tutte le uova e dopo nascono i lombrichi |
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113 |
Alex |
Secondo me ci sono solo le femmine |
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114 |
Martina |
O un maschio o una femmina |
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115 |
Federica P. |
Il lombrico fa tutto da solo, ma ci deve essere un maschio e una femmina |
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116 |
Giulia D. |
Fanno tutto da soli i lombrichi, non c’è né maschio, né femmina |
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117 |
Federica P. |
E’ magico allora! Si vede che deve essere così. Gli umani invece sono sia maschi che femmine, gli umani non fanno micca le uova. |
Alla domanda dell’insegnante se i lombrichi hanno gli occhi, i bambini sembrano essere sicuri: è improbabile che li abbiano perché si riempirebbero immediatamente di terra. Trovano perciò un’altra soluzione: è la pelle che vede!
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143 |
Insegnante |
I lombrichi hanno gli occhi? |
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144 |
Erika |
Si |
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145 |
Silvia |
No |
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146 |
Gianluca |
Non hanno gli occhi; è con la pelle che il lombrichino può vedere dov’è la sua terra |
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147 |
Insegnante |
Se non hanno gli occhi come fanno ad accorgersi se c’è luce o c’è buio? |
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148 |
Gianluca |
Con la loro pelle |
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149 |
Silvia |
Con la loro pelle sentono se c’è freddo e vanno nella tana |
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150 |
Gessica |
Hanno una pelle sensibile: quando c’è il giorno sentono il caldo, quando c’è la notte sentono il freddolino; loro preferiscono il fresco |
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151 |
Deborah |
Quando piove escono tutti |
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152 |
Gessica |
Preferiscono il buio |
Le strade per risolvere un problema sono a volte tortuose. Come la conversazione, così anche la discussione non può essere rigidamente’ pilotata dall’esterno se non si vuole vanificare l’intero processo. I percorsi dipendono interamente dagli interlocutori e dall’evolversi degli scambi. Per questa ragione non può mai esservi una discussione uguale ad un’altra, questo anche quando la soluzione del problema può risultare fra due gruppi identica.
Ugualmente è possibile individuare a larghe linee, all’interno di un gruppo di discussione, da un lato alcuni indicatori di comportamento significativi che caratterizzano in modo tipico la discussione da altre forme di scambio verbale, dall’altra alcune funzioni comunicative tipiche tese a rafforzare gli scambi e a rendere più pregnante il discorso.
In riferimento al primo aspetto, il ‘sale’ della discussione è caratterizzato per lo più: