Accademia Naven
Il bambino, la comunicazione e la lingua
(18) - La sezione della scuola dell'infanzia come contesto di oralità e scrittura

Importanza della presenza in sezione della scrittura per favorire l’apprendimento della lettura.

Il lavoro nella sezione, quotidiano e metodico, localizzato in spazi stabili (l’utilizzo dei diversi arredi, il luogo dell’accoglienza, il posto degli oggetti personali, lo spazio della conversazione, l’angolo del libro o del gioco, il proprio posto a tavole e così via) assieme alle diverse ‘provviste’ per l’apprendimento (i libri, i giocattoli, i materiali didattici) fa sì che, nel tempo, si costruisca un senso del gruppo. La sezione si propone come aggregazione sociale all’interno della quale negoziare e applicare regole, condividere contenuti ed esperienze, cospargere gli spazi e l’ambiente di segni che contribuiscano alla costruzione di un’identità di quello specifico gruppo.

La sezione come uno dei luoghi principali della scrittura

I luoghi, gli spazi, gli oggetti vengono a poco a poco marcati da segni per lo più invisibili a chi è estraneo ad essa ma che acquisiscono un’importanza fondamentale (ed una sorta di guida per lo più implicita) per chi la abita.
Si sedimenta così a poco a poco uno ‘stile della sezione’ che accompagnerà le bambine ed i bambini per l’intero ciclo di permanenza nella scuola dell’infanzia. E, si sa, uno stile è composto da un lato da atteggiamenti, mode e posture, dall’altro dalla permanenza della parola.
Le parole scandiscono il tempo delle azioni quotidiane, le organizzano e danno loro un senso. Le parole accompagnano costantemente la bambina e il bambino tanto nella fissità quanto nella mutevolezza delle cose e degli eventi allo scopo di conservare dei significati o di attribuirne di nuovi.
Diventa perciò importante che la sezione diventi un contesto linguistico significativo, un luogo delle molteplici modalità e forme della lingua e in particolare della lingua scritta.

La produzione di significati

Ovviamente non è sufficiente (anche se indubbiamente necessario) che vi siano ‘molte scritte’ esposte negli spazi della sezione. Non conta, in sé, la quantità. È importante anche che la scrittura presente non sia una presenza artificiale e distaccata, occorre che racconti la vita della sezione, è necessario che, attraverso i messaggi e le informazioni che contiene, collochi le bambine e i bambini nella sequenza fisica e sociale della storia della sezione.
Occorre in altre parole che le scritte siano ‘significative’ che cioè da un lato si propongano come risorsa culturale e dall’altro siano la testimonianza del loro cercare di produrre significati.
La lingua scritta nel contesto della sezione ha lo scopo di narrare e conservare la memoria sia dei diversi momenti della vita quotidiana a scuola, sia delle attività organizzate.
Per queste ragioni non v’è una regola generale ma vi sono diverse opportunità che possono essere tenute in considerazione.

Proponiamo, a titolo esemplificativo, alcune ipotesi:

  • Di particolare importanza è la scritta dei nomi dei bambini e delle bambine, così come di diversi oggetti presenti in sezione.
  • Spesso vi sono delle scritte che accompagnano le immagini esposte: come sono valorizzate? Spesso gli stessi prodotti grafici delle bambine e dei bambini sono accompagnati da scritte poste dall’insegnante: quale valorizzazione?
  • Non mancano in molti casi i resoconti di conversazioni o discussioni effettuate dai bambini organizzati in gruppo.
  • Una abitudine diffusa è l’organizzazione, in sezione, di un angolo del libro e della lettura: lo scaffale dei libri, il cesto delle riviste, la raccolta dei giornali o dei fumetti, ecc.
  • Lo spazio dedicato ai messaggi: vi sono messaggi che l’insegnante deve trasmette alle famiglie, vi sono risposte scritte di ritorno, vi sono messaggi (ad esempio lettere) rivolte direttamente alle insegnanti ed al personale, vi sono messaggi che possono essere prodotti dagli stessi bambini e rivolti ad altri bambini;
  • l’ambito relativo agli strumenti della scrittura: la scatola dei timbri, il normografo, diversi tipi di penna e pennarello, fogli di dimensioni, colori e consistenze diversi, scritte già pronte, forbici e colla per ritagliare scritte da giornali allo scopo di utilizzarle in un altro contesto, ...

Tutto questo materiale contribuisce, al di là di singole iniziative e attività attinenti alla lettoscrittura, a fare della sezione un contesto di lingua scritta, reso ancora più forte dalla consapevolezza delle bambine e dei bambini che non si tratta di un luogo ad hoc (come potrebbe essere ad esempio una sala della biblioteca o un angolo appositamente strutturato) ma dello spazio consueto della vita quotidiana. 

La banca delle parole

L’idea è che le parole possono essere capitalizzate per renderle fruttifere. È possibile cioè raccogliere e custodire singole parole che potranno rivelarsi utili per un prossimo utilizzo.
Dal punto di vista pratico, la banca delle parole consiste in una scatola che contiene un numero vario di parole scritte che possono essere riutilizzate in seguito.

Come si fa

Si decide quali parole possono essere scelte per venire a far parte della banca delle parole. La raccolta può riguardare:

  • i nomi delle bambine e dei bambini;
  • i nomi di oggetti, materiali e spazi presenti in sezione: ad esempio ‘sedia’, ‘tavolo’, ‘finestra’, ...
  • i termini indicanti incarichi o funzioni, come ‘cameriere’, ‘cucina’, ‘sole’, ‘pioggia’, ...;
  • i termini ricorrenti di una storia (ad esempi, nella storia dei ‘Sette capretti” i termini ricorrenti possono essere ‘capretti’, ‘lupo’, ‘cacciatore’, ‘bosco’, ecc.);
  • i nomi di animali o piante, come ‘gatto’, ‘cane’, ‘gallina’, ‘rosa’, ‘margherita’, ...

Le parole devono essere scritte in stampatello ed incollate in un cartoncino. La dimensione di tutti i cartoncini è uguale allo scopo di rendere più agevole la raccolta, l’archiviazione e la catalogazione delle parole. Vi possono essere diverse modalità di composizione delle parole: possono essere ricopiate e trascritte a mano, si può usare il normografo, possono essere composte coi timbri, i singoli caratteri possono essere ritagliati da giornali o riviste. Per chi possedesse in sezione un personal computer ed una stampante la soluzione sarebbe ancora più agevole: la scrittura in video ammette molti tentativi ed errori ammettendo cambiamenti in tempi rapidi e senza sprecare carta e inchiostro. 

Come si usa

Una volta predisposta, la scatola delle parole, può servire per una molteplicità di attività e di giochi. Ad esempio:

  • quando un bambino o una bambina non sa come si scrive una parola, può decidere di prendere la scatola, cercare la parola giusta fra le tante e ricopiarla;
  • Quando si vuole cercare il nome di un compagno o una compagna;
  • quando si intendono usare delle parole che il bambino o la bambina sa che è contenuta nella scatola per comporre un messaggio;
  • quando si desiderano raggruppare le parole secondo un criterio stabilito: ad esempio il gruppo dei nomi dei compagni, dei nomi degli oggetti presenti in sezione;
  • quando si vuole raccontare una storia nota di cui precedentemente si erano raccolte le parole: ad esempio “Cappuccetto Rosso prende il cestino per andare dalla nonna che abitava in una casa che si trovava dall’altra parte del bosco. Nel bosco incontra il lupo ...”
  • quando si vuole fare il gioco delle parole abbinate secondo vari criteri;
  • di inizio simile ma con differenze successive (nonna, nonno, casa, cane; ...);
  • con finale simile (castagna, campagna, ...);
  • secondo la funzione: muratore, casa; cacciatore, fucile; ... ;
  • se si vuole giocare alla tombola delle parole: è un gioco di piccolo o medio gruppo. Ogni giocatore possiede alcune tessere-parola (il numero deve essere uguale per ogni bambino). Il conduttore del gioco (di norma l’insegnante, ma in certi casi anche di bambini quando sono in grado di farlo) possiede in un sacchetto una copia identica delle tessere distribuite ai bambini e ne mostra una per volta: il possessore della parola identica deve dichiararsi e coprire la parola pescata (ad esempio girando la tessera dalla parte del dorso dove non vi è la scritta). Vince chi per primo è riuscito a coprire tutte le parole.

Il calendario della sezione

Una attività ricorrente e diffusa nelle scuole dell’infanzia è il calendario della sezione. Lo scopo è di potere registrare avvenimenti diversi rispettando un ordine cronologico. Tenere aggiornato il calendario della sezione significa tenere conto di avvenimenti che si muovono e mutano nel tempo, come il passare dei giorni, dei mesi e delle stagioni, le variazioni del tempo meteorologico e così via.

Il tabellone

Si tratta sostanzialmente di una tabella a doppia entrata con una riga per ciascun mese (ulteriormente suddivisa dal reticolato dei fogli nei vari giorni) e una colonna corrispondente alle varie voci. Ciascuna riga «mensile» sarà alta il corrispettivo di un foglio da disegno; la larghezza delle colonne sarà decisa in funzione dello spazio disponibile. La tabella può contenere, in colonne differenti, informazioni diverse:

  • Il nome del mese, delle stagioni;
  • La data, le condizioni meteorologiche della giornata: sereno, variabile, pioggia;
  • i presenti e gli assenti (vedi anche l’”appello”);
  • i turni di lavoro (chi fa il cameriere, chi deve raccogliere i giocattoli, ecc.);
  • gli incaricati per accudire piante o piccoli animali (si occupano di dare il mangime al pesciolino o di innaffiare le piante della sezione: accanto all’incarico si potranno effettuate annotazioni: ha mangiato? si mostra tranquillo? presenta qualche novità rispetto alle sue abitudini? le eventuali condizioni della piantina tenuta in vaso sulla finestra o per terra in giardino, ecc. potranno essere indicate su cartoncini colorati, ritagliati e fissati sul pannello di riferimento. I fogli con i dati potranno via via essere ‘rimovibili’ secondo le esigenze. 

L’idea centrale è la documentazione, sotto forme diverse di codificazione, della storia della vita quotidiana della sezione. Gli aspetti connessi con la scrittura sono di due tipi: il primo riguarda la predisposizione della tabella (di solito uno o più cartelloni esposti in sezione e ben visibili), il secondo è relativo alle modalità di registrazione dei dati.

Rispetto al primo punto, emerge l’esigenza costruzione:

  • del titolo (ad esempio “Gli incarichi”, “Le stagioni”, “Il tempo”);
  • dei “logo” delle differenti colonne (ad esempio il segno che indica la pioggia, la giornata di sole, il tempo variabile, oppure l’incarico di cameriere, di responsabile del prestito dei libri per quel determinato giorno, ecc.);

Rispetto al secondo punto, la registrazione dei dati, l’impegno riguarda le modalità di registrazione dei dati: ad esempio alla fine di ciascun mese la realizzazione dell’istogramma relativo alle assenze dei bambini oppure del tempo atmosferico (usando ad esempio un quadrato colorato e opportunamente ritagliato come unità: uno di un dato colore per le giornate serene, uno di un altro colore per la piaggia, la nebbia, ecc.).

Il circle time del mattino 

Ogni mattina, prima di cominciare l’attività, l’appello ha lo scopo di accertare le presenze e le assenze. Questa attività, in sé burocratica, può diventare un’occasione educativa.
È facile per i bambini riconoscere i presenti ma è meno facile ricordare chi è assente.
L’appello, quando non è una pratica esclusivamente routinaria e quando non viene attribuito ad esso solamente un valore burocratico, è anche una prima occasione di rapporto dei bambini con la lingua scritta. Nella pratica diffusa della scuola dell’infanzia sono rintracciabili molte varianti che fanno tutte riferimento ad uno schema costante.
Di norma, viene appeso ad una parete della sezione un cartellone grande, appeso al muro ad altezza di bambino, che contiene, in un riquadro, le fotografie delle bambine e dei bambini della sezione. Sotto ad ogni fotografia viene anche riportato il nome del singolo bambino o bambina, scritto in stampatello.  
Vengono poi costruite, con cartoncino rigido, tante tessere quanti sono i bambini: da un lato viene incollata la fotografia di ogni bambino (ogni fotografia è identica a quella posta nel cartellone), dall’altro viene trascritto, sempre in stampatello, il nome corrispondente.
Il gioco dell’appello consiste nell’appendere le tessere corrispondenti ai bambini presenti sotto (o in prossimità) dei relativi riquadri riportati in cartellone. Le tessere rimanenti corrispondono ai bambini assenti per quel determinato giorno.

Su questa impostazione di base, sono possibili percorsi diversi:

  • Ogni singolo bambino o bambina cerca o dispone la propria fotografia e la colloca al posto giusto (ogni bambino è invitato cioè a riconoscere la propria fotografia);
  • Le tessere possono essere disposte da altri bambini (un bambino cioè è invitato a riconoscere - e ad individuare l’even­tuale assenza - di altri bambini);
  • La manipolazione delle diverse tessere, ed in particolare la possibilità offerta ad ogni bambino di avere a lungo fra le mani la propria, è un buon punto di partenza per favorire il collegamento fra la propria immagine e la scritta del proprio nome: in molti casi il proprio nome scritto è il primo codice alfabetico nei confronti del quale i bambini costruiscono una certa familiarizzazione;
  • In seguito, sarà possibile per ogni bambino abbinare la scritta del proprio nome alla fotografia o alla scritta del cartellone (in questo caso l’attività prevede che la fotografia della tessera sia coperta o che non contenga più la corrispondente fotografia);
  • In seguito, è possibile anche togliere le fotografie dal cartellone: l’azione di ogni bambino consiste nel riconoscimento di scritte identiche;
  • Il passo finale consiste nell’invito rivolto ad ogni singolo bambino a riconoscere (leggere) i nomi di tutti gli altri bambini. 

 

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