Accademia Naven
Il bambino, la comunicazione e la lingua
(15) - In aula con la Grammatica della fantasia

Una riflessione per possibili spunti operativi con l'impiego della "Grammatica della fantasia".

Mai come oggi siamo sommersi dalla scrittura. Ogni anno l’industria editoria sforna un grande numero di libri nuovi senza che quelli precedenti siano stati dimenticati, le librerie sono sommersi di libri che rimangono per poco tempo negli scaffali e inesorabilmente dopo non più di qualche mese vengono soppiantati da altri che si presentano come novità del momento e destinati subito ad essere soppiantati da altri e in breve relegati ad un perenne oblio. Forse è per il fatto che le nuove tecnologie agevolano la scrittura che gli scrittori si sono moltiplicati e i libri presenti sul mercato sono troppi.
Non è però così per tutti: alcuni rimangono incredibilmente attuali e sembrano non invecchiare mai.
La Grammatica della Fantasia di Gianni Rodari ha ormai superato i cinquant’anni ma spende ancora di sorprendente freschezza. Non è un libro da leggere una volta per tutte: è un libro da tenere a portata di mano per i continui spunti che offre e per le infinite sfumature con le quali può essere utilizzato per l’interazione dell’adulto con i bambini. Tale straordinaria freschezza forse deriva anche dal fatto che non è stato scritto di getto ma che Rodari lo ha confezionato a partire da una serie di appunti organizzati da alcune insegnanti di scuola dell’infanzia. Ne è stato senza dubbio l’ispiratore profondo, ma poi si è trovato a prendere in mano appunti scritti da altri da sistemare.
L’atto del concepimento della Grammatica della Fantasia è stesso a raccontarlo nelle prime pagine del libro – compresa la dedica in esergo alla Città di Reggio Emilia -: è il resoconto ragionato di un corso di formazione, su invito di Loris Malaguzzi, rivolto alle scuole dell’infanzia ed elementari della città nel 1972.
Rodari era un giornalista che aveva iniziato la sua gavetta facendo provvisoriamente da giovane il maestro di scuola elementare. Era anche figlio della guerra, così come lo era Loris Malaguzzi, e ne aveva respirato gli orrori. Aveva studiato a fondo il pensiero di Antonio Gramsci e, per altre ragioni, si era interessato in modo profondo al manifesto di André Breton, poeta e teorico del movimento surrealista. Per tutta la vita ha fatto il mestiere di giornalista pur tenendo sempre sott’occhio, come una sorta di secondo mestiere, i bambini. Come Gramsci, era radicalmente convinto che l’emancipazione degli ultimi non sarebbe mai potuta avvenire dalle classi egemoni, ed era altrettanto convinto che per liberare gli ultimi non sarebbe servita la rivoluzione ma l’arma della cultura. Con Breton, era convinto che la fantasia e l’immaginazione fossero uno strumento potente per la formazione di uno sguardo che sapesse andare oltre attraverso la capacità di immaginare la molteplicità dei mondi possibili. E che tutto questo potesse essere fatto a partire dai bambini, quei nuovi nati che fortunatamente la guerra non l’avevano conosciuta e che potevano guardare al futuro con spensierata fiducia.
Il corso di formazione che aveva tenuto a Reggio Emilia è stata l’occasione per sistemare e riorganizzare un insieme di giochi di parole e di divertimenti linguistici che aveva raccolto in qua e il là e che avevano bisogno di essere ordinate in un impianto che avesse una sua coerenza.
L’obiettivo era di comprendere quale fosse stata la reazione dei bambini di fronte all’uso trasgressivo delle parole, alla costruzione di nonsense e al divertimento che si prova con il travisamento dei significati e delle violazioni delle regole linguistiche. Trasgredire le regole della lingua poteva essere un modo divertente per conoscerle e appropriarsene; diventava però anche nello stesso tempo un modo per costruire pensiero immaginando l’impossibile che nelle parole diventa possibile. E i bambini hanno dimostrato, se posti nella condizione giusta, di saper essere maestri in questo.
È successo infatti che le maestre di Reggio Emilia hanno preso terribilmente sul serio quelle facezie, quegli scherzi linguistici e quei giochi di parole. Durante il corso di formazione avevano preso molti appunti, poi li avevano sistemati, in seguito avevano aggiunto anche ciò che avevano detto e fatto i bambini, come avevano reagito, come si erano divertiti usando le parole, come avevano giocato con la lingua. Avevano visto che l’uso spregiudicato della lingua, il suo utilizzo cambiandone le regole, costituisce qualcosa di paradossale ma anche di sorprendentemente divertente. I bambini vi si appassionavano e realizzavano con piacere quello che era nello stesso tempo un divertimento ma anche una costruzione di pensiero. La trasgressione si rivela uno strumento potente per padroneggiare bene la lingua. È stato così che le maestre hanno restituito i loro appunti a Gianni Rodari e Rodari li ha risistemati per farne un libro.
Possiamo perciò dire che la Grammatica della fantasia è un libro intramontabile perché è stato messo alla prova e attualizzato dai bambini. È il motivo per il quale conserva ancora tutta la sua freschezza e attualità ancora oggi. È uno strumento prezioso per la scuola dell’infanzia per il suo portato paradossale dichiarato nel titolo: è una grammatica che non la è, insegna a imparare la lingua non attraverso le sue regole ma attraverso la loro trasgressione in cui i bambini imparano a fare attraverso ciò che non si deve fare.

La Grammatica di Rodari è un esercizio di libertà in cui i bambini non solo possono commettere errori senza colpa ma in cui il gioco consiste proprio nel commetterli in un esercizio costante della fantasia che deve costantemente scovare l’inimmaginabile come esercizio della mente. Rappresenta inoltre un modo per esercitare la fantasia avendo chiaro che la fantasia è qualcosa di diverso dalla realtà ma che la può tuttavia prefigurare; insegna la funzione anticipatrice della mente.
La tecnica che i bambini devono utilizzare è l’associazione delle idee, un processo cognitivo nel quale la mente cerca connessioni fra stimoli o concetti che sono distanti fra loro, arrivando così a soluzioni non scontate e spesso inaspettate. Si tratta dunque di un lavoro della mente che procede non con il pensiero lineare o con percorsi intuitivi ma collegando elementi che possono essere anche molto distanti fra loro. L’associazione delle idee viene utilizzato da Rodari come strumento di contrasto nei confronti del pensiero lineare e logico. Nello stesso tempo il bambino sa perfettamente bene quello che fa, perché quando adotta volutamente una trasgressione linguistica o concettuale, sa perfettamente che si tratta di una trasgressione. Dietro la parvenza del gioco, l’associazione delle idee rappresenta un lavoro complesso che richiede una certa abitudine e un certo addestramento. Occorre anche un certo senso dell’ironia per potere fare un’affermazione decisamente improbabile sapendo con chiara consapevolezza che è improbabile.
La proposta di Rodari non è perciò gratuita e fine a sé stessa. Ricorda ai lettori all’inizio del libro di avere ben compreso il messaggio di Breton e che il Manifesto sul Surrealismo rappresentava qualcosa di molto di più di una semplice provocazione. Breton ha dimostrato con chiarezza che il pensiero consecutivo (o lineare) risolve le questioni piccole ma non è sufficiente per pensare in grande.
Il pensiero logico è utile ma può rischiare di rimanere in una zona di confort e non trovare le risposte necessarie all’interno di ciò che è noto ed è già stato detto. A sua volta il pensiero divergente permette di vagare oltre i confini dell’evidenza immediata e di esplorare i mondi possibili ma non è detto che le strade nuove siano sempre una soluzione e che l’incoerenza del pensiero sia sempre un vantaggio. Anche il Surrealismo era un gioco, un gioco però che apriva lo sguardo all’inaspettato e all’ambiguità di ciò che vediamo e che riconosciamo come autenticamente vero (si ricordi ad esempio la pipa che non è una pipa e un prato visto dalla finestra che è nello stesso tempo il quadro di un prato visto dalla finestra di Matisse).
Rodari ha aperto la strada del surrealismo ai bambini, ci ha insegnato che i bambini sanno rischiare, amano azzardare i pensieri e le idee. I bambini sono predisposti al pensiero divergente, ma serve che venga coltivato e curato perché non è un procedimento spontaneo perché esce dalla zona di confort della mente ed ha perciò la necessità di un certo addestramento per rinforzarla e orientarla a non accettare sempre la soluzione più convergente e vicina ma avventurarsi alla ricerca di altri percorsi e altre strade.
La proposta di Rodari di mezzo secolo fa è coincisa con un momento storico fecondo, caratterizzato da un diffuso bisogno di superare il pensiero unico. Oggi viviamo in un’epoca profondamente diversa, ma il bisogno rimane lo stesso.

 Sul piano pratico, la Grammatica è organizzata in brevi capitoli che assomigliano a tanti sassi nello stagno. Quando si lancia un sasso nello stagno si vede subito dove, cadendo in acqua, produce le onde concentriche che si allargano fino a disperdersi. Le onde vicine al punto di caduta si vedono bene, ma quelle che si propagano sono sempre meno evidenti fino a scomparire. Ogni capitolo arriva subito al punto e ha un impatto forte perché spiega subito di che cosa si tratta e come è possibile articolare la proposta educativa con i bambini. Ogni capitolo è però anche una proposta aperta suscettibile di infinite espansioni che si propagano. Si può lavorare all’infinito anche su una sola parola, così come a un binomio fantastico o a un “errore creativo”.
Fin dall’età del nido, non appena i bambini cominciano a padroneggiare le parole, amano riproporle, riformularle, storpiarle e stravolgerle. È un modo per assimilarle: per digerirle hanno bisogno di masticarle, scomporle, trasformarle e ricomponendole per poterle alla fine assorbirle in modo pieno. Alcuni giochi linguistici possono essere praticati per un po’ e poi accantonarli e riprenderli in seguito portandoli a un livello evolutivo superiori; altri possono rappresentare una costante all’interno della scuola dell’infanzia per un tempo lungo; altre ancora possono essere offerte solamente ai più piccoli ed altre ai più grandi. Ciò che conta è partire dai bambini preparandoli nel modo giusto e motivandoli, lasciare loro la libertà di offrire un loro contributo lasciando loro il tempo, evitando di interferire e nello stesso tempo di offrire l’aiuto giusto.
La Grammatica costituisce un viaggio dentro alla lingua (e dentro al pensiero) in tutte le sue manifestazioni e in tutte i suoi possibili collegamenti con altri ambiti di esperienza. La lingua dà il nome alle cose, è invito all’azione, ma è anche filastrocca, poesia, declamazione, lettura, racconto, fiaba, canto, indovinello, teatro, scienze e matematica, evocazione dei luoghi, ed è anche ironia e risata, arte, personaggio immaginario e giocattolo, strumento della fantasia e molto altro ancora. È perciò un libro che dovrebbe essere costantemente a disposizione di ogni insegnante e costantemente essere consultato.
Ce lo hanno ricordato ripetutamente Vygotskij e Bruner: le parole – e quindi la lingua – sono strumento del pensiero. Attraverso l’esercizio della costruzione di storie (e quindi di invenzione) si costruisce un senso e si dà ordine alla nostra esperienza, definisce dei modelli di spiegazione di ciò che accade attraverso le forme molteplici di implicazioni e di connessioni. Dal pensiero narrativo nasce il pensiero logico, scientifico ed anche quello astratto e metafisico. In altre parole, le trasgressioni di Rodari orientano i bambini, li aiutano a spiegare l’esistenza, dà fiducia e conforta. 

 

RIFERIMENTO BIBLIOGRAFICO

Rodari G. (2010). Grammatica della fantasia Introduzione all'arte delle storie. Torino: Einaudi ragazzi. 

 

Privacy e cookies

© Accademia Naven 2026
info@accademianaven.org
Accademia Naven srl, Piazza Venezia n. 6
38122 Trento. P. Iva 02708610221