Non possiamo ragionare sull’evoluzione delle competenze comunicative del bebè senza considerare lo sviluppo nel suo complesso: si tratta del periodo di vita in cui il cambiamento è più rapido. Gli studi sullo sviluppo ci dicono due cose importanti in relazione a questa età: la prima è che lo sviluppo è asincrono, vale a dire non si sviluppano tutte le capacità nello stesso tempo ed alla stessa velocità perché la maturazione dei diversi circuiti neuronali non avviene tutta nello stesso momento; la seconda è che all’interno dello sviluppo delle abilità sensoriali quella dello sviluppo comunicativo è quello che registra il maggior incremento. Per questi motivi il tipo di ambiente in cui vive il bambino assume una grande importanza. Non va dimenticato che da un lato lo sviluppo delle capacità comunicative camminano di pari passo con quelle motorio, dall’altro che la comunicazione ha a che fare con gli aspetti emotivi, affettivi e sociali delle relazioni che il bambino via via instaura.
In questa età sono osservabili alcune tappe evolutive importanti che, se da un lato non riguardano in modo diretto le capacità comunicative, dall’altro senza dubbio sono ad essere collegate e sono in grado di influenzarle. Ci limitiamo qui ad offrire alcuni indicatori che hanno la funzione di traccia esemplificativa e che non intendono essere esaustive (si veda in merito Molina, 2023).
Sul piano della motricità globale, lo ricordiamo, è possibile osservare in progressione che il bambino (Molina, 2023):
Sul piano della motricità fine (Molina, 2023) ricordiamo anche che è possibile osservare l’affinamento progressivo delle azioni del tipo:
Sul piano delle manifestazioni emotive (Molina, 2023) è possibile osservare espressioni del tipo:
Lo scopo dell’osservazione in ambito educativo è di comprendere la situazione del singolo bambino per poter progettare interventi efficaci, adattare le strategie opportune al fine di monitorarne i progressi. Sul piano personale, il bambino sarà particolarmente disponibile, ricettivo e attivo se si trova pienamente a proprio agio, se cioè ha riposato per il tempo necessario, se è nutrito e non ha fame, se non presenta disturbi e se è tranquillo e a proprio agio.
L’osservazione ha lo scopo, dunque, di predisporre al meglio l’ambiente e di creare le condizioni migliori che permettano al bambino svolge le proprie esperienze: facciamo riferimento:
L’ambiente fisico
L’ambiente fisico nel quale si trova il bebè e nel quale compie le sue esperienze non dovrebbe mai essere dato per scontato, non solo per quanto riguarda l’igiene e la pulizia dell’ambiente, la giusta temperatura e la giusta luce ma tutto quanto può favorire il benessere e la tranquillità del bambino: spazi sicuri e ordinati in cui il bambino possa muoversi agevolmente, non eccessivamente “attrezzati” e con la presenza di un numero non eccessivo di oggetti a disposizione del bambino. Anche la luce deve essere sufficiente e non eccessiva. Particolare attenzione è necessario prestare ai rumori e alle stimolazioni sonore: è importante, ad esempio, che le voci degli adulti – cosa questa che si può dimenticare facilmente - non sovrastino mai quelle dei bambini.
Il clima
La migliore condizione è quella in cui il bambino si trova sereno e rilassato perché sa che gli adulti che stanno intorno a lui sono emotivamente disponibili, sensibili e in grado di rispondere ai suoi bisogni, garantendo perciò un ambiente sicuro e in cui non sono presenti condizioni o situazioni di stress.
L’adulto
L’adulto instaura un clima positivo caratterizzato da calma, calore emotiva e coerenza nelle risposte per far sì che il bambino si senta protetto. Se a volte è sufficiente la sola presenza perché il bambino si senta sicuro, sono soprattutto le risposte emotive adeguate che permettono al bambino di costruire la costruzione di quell’autonomia fiduciosa e tuttavia non invasiva che fanno di dell’adulto un interlocutore presente senza essere invasivo e affidabile senza essere insistente. Il ruolo dell’adulto è quello di essere attento ai segnali del bambino, attenzione necessaria per lo sviluppo di quel legame di fiducia che lo rende interlocutore comunicativo gradito e affidabile.