Dopo il primo anno di vita il bambino inizia ad essere maggiormente autonomo e comincia gradatamente ad attingere di meno alle risorse verbali dell’interlocutore ed è in grado di fare riferimenti propri. È anche meno dipendente dal contesto immediato ed è in grado di richiamare situazioni non presenti, riferimenti non immediatamente vicini e, sempre più frequentemente, oggetti simbolici.
Al compimento del primo anno di età il bambino conosce il significato di un numero limitato di parole, alla fine del terzo conosce il significato ed utilizza alcune migliaia di parole: si tratta di un balzo erme a cui il bambino arriva in modo naturale e senza apparente fatica.
L’adulto si rende conto dell’evoluzione del bambino dal risultato, cioè dalle sue manifestazioni spontanee, come quando pronuncia una parola in più, struttura una breve frase, esegue un comando o racconta una piccola storia: si tratta evidentemente di un processo interiore, complesso e nascosto, di cui ci si rende conto solamente a cose fatte, quando la conquista è avvenuta.
È una fase nella quale possiamo sentire tentativi e prove, come quando il bambino gorgheggia o “cinguetta” per provare gli effetti della sua voce, oppure canticchia o ripete un suono (una sillaba o un gruppo breve di sillabe) come per mettere alla prova le sue capacità vocali. Il fatto evidente è tuttavia che ora il bambino inizia a comunicare con l’intenzione di farlo, usa la voce per dire o chiedere qualcosa, per segnalare un fatto o indicare una situazione.
Nella consapevolezza che si tratta di processi del tutto interni che riguardano lo sviluppo neurologico del bambino e in quanto tali non visibili, è tuttavia individuare possibili indicatori che possano funzionare da traccia orientativa per l’educatore che intenda utilizzare l’osservazione come strumento per la guida del proprio lavoro educativo.
È importante sapere riconoscere i segnali e, sul piano dell’osservazione di comportamenti linguistici che sono osservabili nella normale vita quotidiana del bambino, si suggeriscono qui di seguito alcuni indicatori – che prendono a riferimento le Tavole di sviluppo di Beller - che offrono la possibilità di riconoscere alcuni aspetti progressivi dello sviluppo delle capacità comunicative e del linguaggio.
Il bambino:
(da 12 a 24 mesi circa)
(da 18 a 24 mesi circa)
(da 24 a 36 mesi circa)
Gli indicatori qui proposti non pretendono di essere esaustivi ma si limitano a proporre – in modo per altro non organico alcuni esempi. Il fatto è che queste cose capitano normalmente sotto gli occhi del genitore o dell’educatore che solo di tanto in tanto rimane colpito da un cambiamento significativo del bambino che improvvisamente manifesta un’evoluzione in un aspetto del linguaggio. Quando però questo accade significa che il bambino ha già maturato – diremmo “di suo” – quella particolare competenza. L’adulto, perciò, si trova a constatare qualcosa di già avvenuto e non si può parlare in questo caso di osservazione, è necessario con confondere l’osservazione con la constatazione di un esito o di un fatto. Osservare significa cogliere ciò che è in costruzione mentre è in costruzione e non quando il processo emerge perché è concluso. È qui in sostanza che si gioca la professionalità dell’educatore: un educatore che conosce in profondità lo sviluppo (e che non si affida a conoscenze sommarie) e che sa intravedere ciò che ancora non c’è ma che si sta tuttavia profilando e che è ancora in incubazione. Il fiore non sboccia all’improvviso ma solo alla conclusione di una fase preparatorie che di solito è invisibile ed appare priva di movimento; se osserviamo l’albero possiamo notare che la gemma compare molto prima (ancora in pieno inverno) e che lungo tempo rimarrà – apparentemente – ferma per sbocciare poi in modo che a noi pare improvviso ma che in realtà è il frutto di un lungo lavoro alle spalle. Solo se riusciamo a guardare oltre le apparenze esteriori riusciremo ad aiutare i bambini nel modo giusto.