Accademia Naven
Il bambino, la comunicazione e la lingua
(01) La nascita delle abilità comunicative

“Questo legno è capitato a tempo: voglio servirmene per fare una gamba di tavolino.”
Detto fatto, prese subito l'ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo, ma quando fu lì per lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perché sentì una vocina sottile, che disse raccomandandosi:
“Non mi picchiar tanto forte!”
Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia!

 

Pinocchio è la storia di un bambino insolito (è fatto di legno) che dovrà affrontare mille difficoltà prima di arrivare alla conquista che lo porterà ad essere un bambino normale, ma ha un vantaggio che i bambini non hanno: a differenza di Pinocchio i bambini non hanno subito la parola.
Il bambino nasce immaturo e incapace di comunicare con le parole. Si avvale perciò di altri strumenti per interagire con il mondo che gli sta intorno: la voce che protesta, la gestualità e le posture del corpo sono forme comunicative inizialmente vaghe e incerte e poi sempre più raffinate e precise che permettono al bambino di manifestarsi e di manifestare le proprie esigenze. Il linguaggio comparirà solamente in seguito e sarà concomitante allo sviluppo globale (motorio, sensoriale, affettivo-emotivo, cognitivo).
Il linguaggio costituisce una capacità specifica dell’uomo che lo distingue e lo evolve dagli altri primati. Essa fornisce al genere umano la possibilità di comunicare, pensare, gioire e per questo di riuscire a compiere numerose operazioni mentali fondamentali per la crescita e lo sviluppo della specie.
L’evoluzione umana nel corso dei millenni ha incluso nel nostro patrimonio genetico la possibilità di sviluppare strutture funzionali alla comparsa del linguaggio, ma lo sviluppo di funzioni cognitive quali la teoria della mente, l’attenzione, la memoria e le capacità di socializzare, comunicare e pensare ugualmente concorrono al suo pieno sviluppo. 

In che cosa consiste il linguaggio?

Il linguaggio è:

  • È un sistema di segni (o codici) che hanno la funzione di trasmettere (comunicazione), conservare (memoria) ed elaborare (pensiero) informazioni.
  • A sua volta il segno è segno quando è una traccia (un’impronta) a cui siamo in grado di attribuire un significato.
  • La comunicazione avviene attraverso una complessa combinazione dei segni (codici) che a loro volta sono organizzati da regole che variano da lingua a lingua. 

 

Sul piano tecnico, il linguaggio nella sua struttura interna è costituito dalla:

  • Grammatica, che è l'insieme delle convenzioni che danno stabilità alle manifestazioni espressive degli uomini parlanti una stessa lingua in un dato spazio e in un dato tempo.
  • Sintassi, che concerne lo studio delle funzioni proprie della struttura della frase; si completa con la morfologia, che è lo studio dei segnali o forme che rendono intelligibili le funzioni sintattiche; e la lessicologia, che è lo studio delle unità di significato.
  • Semantica, che è la scienza dei significati definiti da parole significanti quando si tratti di nozioni o azioni, e da segnali morfologici quando si tratti di rapporti sintattici.

Il bambino assorbe via via la struttura interna della lingua in modo inconsapevole: il suo comportamento linguistico nasce dalla necessità dello scambio sociale, inizialmente con la madre e poi via via con la comunità alla quale appartiene. È la necessità di creare un contatto con l’ambiente esterno che crea il bisogno di un codice per farsi comprendere e lo coglie dall’ambiente dei parlanti con cui è in contatto. Il bisogno di contatto interattivo (di risposta e di interazione) con l’ambiente sociale lo porta a produrre intenzionalmente segnali che siano efficaci: Impara presto ad usare i primi gesti, i gorgheggi, le emissioni sonore della voce, ecc., per attirare l’attenzione dell’altro.

 

Nei primi quattro mesi di vita il bambino:

  • Impara a ripetere comportamenti comunicativi gestuali e vocali per ricevere risposta adeguata da parte dell’adulto;
  • Manifesta disappunto, sconforto e stizza se l’adulto non risponde alle sue sollecitazioni;
  • Impara così a rendere efficaci le espressioni facciali, i gesti, i vocalizzi, ecc.
  • Combina poi tali espressioni con lo sguardo dell’interlocutore adulto. 
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Dai 4 ai 12 mesi:

  • differenzia i suoni in base ai contesti (nell’intimità con la madre, in casa, con estranei …): è il primo germe di corrispondenza fra suoni e significati.
  • Parte dal differenziare i contesti per arrivare ad abbinare i significati ai suoni che costituisce a sua volta premessa per l’apprendimento delle parole.


Dai 12 mesi:

  • Si sviluppa l’attenzione congiunta: adulto e bambino fanno riferimento alla stessa cosa. È un passaggio importante nel senso che lo sviluppo linguistico del bambino avviene «in funzione» della comunicazione. Il processo inizia intorno ai 6 mesi e le differenze individuali sono molte.
  • Inizialmente lo sviluppo del vocabolario è in stretto riferimento alle cose concrete e agli oggetti da indicare/segnalare.
  • Tutto questo comporta il fatto che il bambino attribuisca all’adulto una mente, vale a dire riconosca uno stato mentale all’altro per poter interpretare il comportamento dell’altro senza cui non sarebbe possibile l’attenzione condivisa.
  • Da qui si sviluppa il vocabolario del bambino che agisce «prendendo in prestito» le parole dell’adulto.
  • Ogni indicazione del bambino è perciò, anche e soprattutto, una dichiarazione o una richiesta e questa è la base della costruzione «io-tu».

Da tutto questo emerge che la costruzione del linguaggio si basa sulla costruzione precoce di una «base cognitiva comune» con l’interlocutore. I segnali prelinguistici non sono in sé stessi legati al linguaggio. Occorre che tali segnali ricavino una risposta, siano stimolati. Vita emotiva e linguaggio camminano perciò di pari passo.

 

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