Accademia Naven
Appunti sulla pedagogia di Maria Montessori
Il ruolo della maestra nella Casa dei bambini

Fra le cose che la maestra montessoriana deve saper fare, deve osservare, conoscere bene il materiale e fornire l’aiuto giusto. 

 

I compiti della maestra 

Fin dai primi momenti della realizzazione della prima Casa dei Bambini, Maria Montessori ha avuto un’attenzione speciale per la maestra e per il suo ruolo, definendone compiti e funzioni in modo puntuale in molti dei suoi libri. Ad esempio, ne La scoperta del bambino, oltre a parlarne diffusamente per tutto il libro, le dedica un intero capitolo (Montessori, 1950, pp. 164-168).
In sintesi, i compiti affidati sono essenzialmente quattro: (1) conoscere il materiale, (2) curare l’ordine, (3) vigilare, (4) dare lezioni. L’insegnante, secondo Maria Montessori deve conoscere molto bene il materiale (il riferimento è ovviamente al materiale propriamente montessoriano) per riuscire a guidare bene i bambini nei loro esercizi: lo scopo è di conoscerne a fondo le difficoltà e potere così riconoscere e interpretare quelle che il bambino può incontrare. (Sia detto per inciso, la parola esercizio, usata da Maria Montessori, ha un significato diverso rispetto a quello che gli attribuiamo noi ora: non si tratta di una pratica fredda e distaccata, ma di un’attività – la Montessori direbbe di un lavoro – alla quale il bambino aderisce in modo coinvolto e partecipe).
Potrà anche, dopo avere attentamente analizzato le opportunità ed i bisogni di ogni singolo bambino (oggi diremmo dopo avere intercettato le zone di sviluppo prossimale di ciascuno), aggregare o disaggregare il materiale (mettere ordine), secondo le necessità, per saggiare ciò che il bambino può ed è in grado effettivamente di fare.
Il bambino può scegliere il materiale fra quelli che gli sono stati messi a disposizione trovandoli esposti in uno spazio apposito; al termine dell’attività ogni cosa dovrà essere ricollocata al suo posto con cura dal bambino.
Deve inoltre vigilare affinché tutto proceda per il meglio: ad esempio non può lasciare il materiale utilizzato a un compagno oppure prenderlo da lui (Montessori, 1950, p. 167): deve riporlo al suo posto e l’altro bambino andrà a prenderlo e lo riporrà con cura alla fine dell’attività.
L’adulto deve anche vigilare affinché il bambino che sta assorto nel suo lavoro non sia disturbato da nessun compagno (Montessori, 1050, p. 167) allo scopo di promuovere l’interesse e favorire la concentrazione di ognuno. Infine, il suo compito (dare lezioni) è da un lato quello di fungere da tramite fra il bambino e il materiale, dall’altro di illuminare il bambino a riconoscere i propri successi e a distinguere le differenze fra le cose.
Senza dubbio con questo linguaggio Maria Montessori si riferiva ad abitudini e prassi di un tempo che almeno in parte ci siamo lasciati alle spalle. Se tuttavia proviamo a interpretare queste indicazioni alla luce dell’oggi, le troviamo ancora assai preziose e valide. È importante prestare attenzione alla cornice entro la quale la Montessori colloca le sue riflessioni. È utile precisare che, secondo la grande pedagogista, il compito della maestra non è certo facile: (...) ha molte e non facili mansioni: (...) ma diventa prudente, delicata e multiforme. Non abbisognano le sue parole, la sua energia, la sua severità, ma quel che occorre è la sapienza oculata nell’osservare, ben servire, nell’accorrere o nel ritirarsi, nel parlare o nel tacere, secondo i casi e i bisogni. (Montessori, 1950, p. 165) 

 

Quando la maestra offre l’aiuto giusto 

La maestra montessoriana è attentissima alla situazione, che ha sempre sotto controllo, e le sue decisioni sono sempre ponderate, hanno una ragione precisa. È una guida discreta, è un sostegno, è sempre vigile e pronta a dare l’aiuto giusto. Non aiuta il bambino in qualsiasi momento, ma solamente quando è indispensabile, lasciandolo libero di fare il proprio percorso e le proprie scelte. Ovviamente la parola libertà ha un significato qui particolare: il bambino è libero non nel senso che può fare quello che vuole, ma perché si sente libero di scegliere all’interno di un contesto particolarmente predisposto per lui.
È proprio questo il punto centrale: una maestra si comporta in questo modo quando opera in un contesto in cui l’attore è il bambino. È lui che sceglie, prende l’iniziativa, decide che cosa fare scegliendo tempi e modi, mentre lei partecipa in modo discreto ma vigile, è silente ma presente. Mette in pratica in modo mirabile ciò che Vygotzkji, negli stessi anni, ha dichiarato essere l’unica cosa che conta nell’apprendimento infantile quando ha sviluppato il concetto di zona di sviluppo prossimale. 

 

La responsabilità di essere maestra 

Le indicazioni sopra espresse acquistano perciò un significato ben più forte di quanto non potrebbe apparire a prima vista e la loro attualità appare evidente. È ovvio che la maestra montessoriana debba conoscere molto bene il materiale relativo al metodo; ciò che Maria Montessori dichiara senza esitazione è che la maestra deve sempre essere preparata, deve sapere bene che cosa fare e come fare. Da un lato abbiamo già visto che deve essere soprattutto osservatrice e non interventista, dall’altro quando deve agire non si deve basare sull’improvvisazione o sull’approssimazione, i suoi interventi devono sempre essere ben mirati, precisi, motivati e adeguati alla situazione. Solo se accuratamente preparata saprà veramente seguire i passi di sviluppo dei bambini secondo i bisogni che via via si presentano e non cadrà in pratiche schematiche, ripetitive e poco mirate.
Insomma, fare la maestra montessoriana è indubbiamente impegnativo e difficile, ma non mancano certo le soddisfazioni.
Il punto di vista della Montessori su quello che definisce la cura dell’ordine è quanto mai interessante e attuale. La richiesta non è, in sé, quella, ovvia, di mantenere sempre l’ordine in aula (la cosa, del resto, è data per scontata). È il bambino (ogni bambino) che deve mantenere sempre l’ordine e questo è tutt’altro che semplice. L’idea di ordine, che nel testo viene messa in campo, non è solo quella di fare in modo che ogni cosa sia al suo posto e che sia previsto un posto per ogni cosa: questo costituisce solo il punto di partenza.
Maria Montessori pensa all’ordine mentale, pensa allo sviluppo della mente che avviene a spese dell’ambiente. Avere un ordine nella mente significa, innanzi tutto e soprattutto, avere un progetto e agire in modo conseguente coerente. Quando i bambini hanno un progetto in mente, sanno organizzare bene le loro azioni, hanno la consapevolezza di quali materiali hanno bisogno, sanno che cosa fare e non sprecano il tempo con azioni inutili. Anche i procedimenti per tentativi ed errori sono efficaci solamente se si muovono dentro la cornice di un obiettivo che il bambino ha in mente, altrimenti si tratta di azioni casuali (e non tentativi) e non vi sono errori, perché gli errori suppongono una direzione da rivedere rispetto a un obiettivo prefissato. Il bambino, infatti, impara dagli errori solamente se ha un obiettivo e se è concentrato su quello che fa e non certo quando procede in modo distratto e casuale.
E l’ordine della mente, che permette al bambino di sperimentare qualcosa che ha in mente, presume a sua volta la libertà, vale a dire presuppone che il contesto gli permetta di assumere iniziative autonome.
La maestra, dunque, non guida l’azione del bambino in modo diretto, ma l’accompagna, la sostiene quando si presenta la necessità e sa perciò stare anche in paziente silenzio, sa non intervenire quando il bambino è di fronte a un insuccesso temporaneo o a una difficoltà che in realtà è in grado di superare da solo. Proprio per queste ragioni il compito della maestra è quello di vigilare continuamente per riconoscere gli sforzi dei bambini, per incoraggiarli nel momento giusto, per far loro intravedere la strada che possono imboccare.
Maria Montessori parla della maestra che svolge il ruolo di angelo custode (Montessori, 1950, p. 168), nel senso di una presenza sempre attenta, ma nello stesso tempo discreta e silente. Il termine lezione (la Montessori parla di dare lezioni) ha un significato specifico per la grande educatrice. Essere capace di dare lezioni non significa saper trasmettere delle conoscenze o intervenire nei confronti di un gruppo attraverso una lezione frontale. La lezione costituisce piuttosto, per la Montessori, un atteggiamento e uno stile educativo che non ha bisogno delle parole: si tratta piuttosto di una capacità di accompagnamento del bambino nei saperi, nelle conoscenze e nelle esperienze, in una situazione in cui il bambino sia sempre capace di avere l’iniziativa, di andare avanti da solo. La maestra insomma ha il compito fondamentale di illuminare (è questo il termine che utilizza) il bambino, soprattutto nella fase iniziale dell’esplorazione di un nuovo materiale o in occasione di una nuova esperienza, affinché sia in grado di intraprendere in modo sicuro e autonomo la propria strada. E come se il bambino dicesse: Maestra, aiutami a fare da solo!  

 

Le conseguenze 

Quali sono i risultati di questo atteggiamento e di questo modo di porsi? La maestra montessoriana è una maestra discreta, che non fa fretta e che lascia il tempo a ogni bambino. Accompagna i bambini nel loro sviluppo evitando qualsiasi pressione o forzatura. È, di conseguenza, poco invadente nei confronti dei bambini ed usa le parole con una certa parsimonia, solamente quelle che servono.
Ugualmente, è pienamente a disposizione dei bambini, ma interviene su loro richiesta e non si colloca al centro dell’attività: non gestisce le situazioni, ma si pone al fianco sostenendo le necessità del momento.
La lentezza è in realtà una dote difficile che richiede controllo e consapevolezza insieme. Ciò che si deve respirate di norma nella stanza o nell’aula è un’atmosfera di tranquillità in cui regna un relativo silenzio, mentre nello stesso tempo i bambini sono concentrati nel lavoro che stanno svolgendo.
Le iniziative vengono infatti prese dai bambini perché sono loro i protagonisti; la maestra prepara l’ambiente, vale a dire organizza un contesto insieme adatto e ‘denso’. Per un osservatore o un visitatore di una Casa dei Bambini ciò che appare è un’immagine assai discreta e poco ingombrante della maestra che tuttavia non è affatto assente, dedica anzi molto tempo all’osservazione: conosce bene i bambini ad uno ad uno, sa come si muoveranno, che cosa faranno fra un po’, spera che facciano qualcosa che fino a qualche tempo prima non erano riusciti o non avevano osato fare. In una parola, sostiene lo sviluppo senza forzarlo. La gestione della sezione o dell’aula risulta così leggera, senza intoppi, senza rincorse, senza affanni. Non perché si tratti di una situazione speciale: i bambini sono come tutti gli altri, assomigliano in tutto a qualsiasi altro gruppo sezione. La calma, la tranquillità e la ‘laboriosità’ dipendono essenzialmente dallo stile educativo scelto e praticato.
La grande lezione montessoriana appare quanto mai moderna ed attuale. L’adulto svolge un ruolo attento e mirato nei confronti dei bambini, mai scontato, mai dettato da automatismi stereotipati. Ci pare di intravedere qui lo spirito montessoriano più profondo: La maestra [...] diventa prudente, delicata e multiforme. [...] quel che occorre è la sua sapienza oculata nell’osservare, nel servire, nell’accorrere o nel ritirarsi, nel parlare o nel tacere, secondo i casi ed i bisogni.” (Montessori, 1950, p. 165).
E ancora: La maestra [...] deve distinguere due tempi diversi. Nel primo essa mette in comunicazione il bambino con il materiale, lo ‘inizia’ al suo uso [...]. Nel secondo essa interviene ad illuminare il bambino che già è riuscito, coi suoi mezzi spontanei, a distinguere le differenze fra le cose. Allora la maestra può meglio determinare le idee acquisite spontaneamente dal bambino, se necessario, e dare la nomenclatura relativa alle differenze percepite. (Montessori, 1950, p. 165).
Queste parole sono state scritte esattamente cent’anni fa ma sono ancora quanto mai attuali. A volte assistiamo al lavoro di maestre perennemente attive, che servono i bambini, li controllano, li governano e li guidano instancabilmente e con polso fermo. Vanno di corsa e sembrano muoversi senza sosta e senza pace.
Le parole di Maria Montessori ci devono invece far riflettere perché i bambini hanno il piacere di crescere da soli e non vogliono un adulto che si sostituisca alla loro iniziativa. Vogliono un’insegnante attenta e discreta, che sa intervenire solamente quando è necessario, solamente cioè quando serve l’aiuto giusto. Vogliono che lo aiutino a crescere da solo. 

 

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