Accademia Naven
Appunti sulla pedagogia di Maria Montessori
Cinque ragioni per la cura del contesto di vita e di educazione - (Autoeducazione V)

Nell quinto capitolo de l'Autoeducazione Maria Montessori affronta il tema dell'ambiente come contesto di vita da una molteplicità di prospettive: l'igiene (fisica e psichica), la libertà del movimento, il lavoro, la bellezza. 

 

La preoccupazione di Maria Montessori è di spiegare che cosa si deve intendere per ambiente in riferimento al suo metodo e nella sua visione pedagogica. Pur in uno sguardo unitario e coerente, compaiono diverse accezioni reciprocamente complementari. Le sue intenzioni appaiono evidenti: da un lato ha bisogno di confermare quanto aveva già dichiarato altrove (le sue esperienze nelle Case dei bambini l’avevano già resa famosa e i suoi visitatori rimanevano colpiti dalla libertà dei bambini di muoversi in modo laborioso in un ambiente che appariva ordinato e rigorosamente preparato) ponendo così l’età della scuola dell’infanzia in un unico continuum metodologico naturale con la successiva primaria, dall’altro non rinuncia a dire qualcosa di nuovo in relazione alla specifica attività di cui si occupa, vale a dire in relazione all’età della scuola elementare.
Ne emerge una sintesi da cui è possibile individuare cinque principi di fondo che caratterizzano l’ambiente educativo ma che Maria Montessori inserisce in un unico capitolo sottolineandone la complessità non riducibile a semplici schematizzazioni l’ambiente educativo per i bambini.

 

Uno. L’ambiente come contesto di igiene fisica

Il problema immediatamente pratico che Maria Montessori si pone è quello di trovare lo spazio adeguato, nella scuola comune, per l’introduzione del “materiale di sviluppo”. Ma poi allarga subito la questione mettendo in discussione la necessità del benessere del bambino nella molteplicità dei suoi aspetti che la scuola deve garantire. 
Va da sé, perciò, che la prima caratteristica che deve essere presa in considerazione per quanto riguarda l’ambiente scolastico, è quella della salute: occorre che gli ambienti di vita del bambino abbiano le caratteristiche igieniche adeguate e che esse non si esauriscano semplicemente nella sanificazione degli ambienti ma hanno a che fare direttamente con la buona qualità della vita di coloro che li abitano. Si tratta di un aspetto che aveva già ripetutamente toccato in precedenza come medico, prima ancora di occuparsi in modo specifico di pedagogia infantile. Tutto nella scuola deve essere organizzato in modo da creare “le migliori condizioni di sviluppo” affinché “il bambino (possa) vivere nella sua libertà”. Gli ambienti della scuola nei quali i bambini passano una parte importante del loro tempo di vita devono essere oggetto di attenzione sia per aspetti macro che micro: gli spazi devono essere ampi e arieggiati, salubri, pieni di luce.
Poi, via via, il discorso si allarga sempre di più fino a prendere in considerazione i contesti di vita del bambino in generale. Anche il vestiario deve essere adeguato e la stessa cosa vale per il banco che non deve opprimere la libertà di movimento dei bambini. Stessa cosa vale per le finestre, così come per la dimensione delle aule, i colori delle pareti e la disponibilità di più ambienti. Poi, via via il riferimento si apre anche ai molteplici luoghi di vita dei bambini, così come delle loro condizioni di vita. Si tratta di un impulso importante che vale ancora oggi. Gli edifici scolastici sono in realtà semplicemente la punta dell’iceberg. Da sempre, da quando si è iniziato a progettare le città i bambini sono stati sempre i grandi dimenticati. Allora come oggi i bambini non compaiono, o compaiono marginalmente, nell’architettura e nell’urbanistica, se non in forma implicita. Sono confinati nell’area della scuola ora a volte con realizzazioni complesse; ai tempi della Montessori gli spazi avevano dei limiti evidenti e indubbiamente carenti dal punto di vista della qualità della vita dei bambini. 

 

Due. L’ambiente come contesto di igiene psichica 

I locali e gli spazi della scuola devono garantire anche l’igiene psichica. Si era ormai fatta un’esperienza diretta in questo ambito, quando aveva progressivamente trasformato gli spazi della prima Casa dei bambini: in quel caso il ripensamento degli spazi si era reso necessario dall’osservazione diretta dei bambini, troppo ammassati e troppo incatenati a quei banchi che, tesi com’erano a impedire il movimento dei bambini, costituivano una vera e propria prigione del corpo e, di conseguenza, anche dell’anima.
L’igiene scolastica deve muoversi, per quanto concerne questo ambito, in due direzioni.
La prima riguarda la disponibilità e la qualità degli ambienti fisici. Non è sufficiente mettere a disposizione un’aula dotata di una cubatura sufficiente al cambio dell’aria perché “… se si vuole raggiungere ‘un ideale’, può dirsi che l’aula ‘psichica’ dovrebbe essere grande il doppio dell’aula ‘fisica’”. Detto in altri termini, il suggerimento è quello di prestare attenzione anche alle prossemiche, vale a dire alle distanze sociali e comunicative e ai significati simbolici che le distanze e i materiali che lo spazio fa intravvedere. Lo spazio psichico è infatti quel luogo in cui i bambini si trovano bene e stanno bene, in cui si muovono in libertà, in cui si sentono a loro agio. È in questo senso che auspica, nei casi in cui è possibile e nella misura del possibile, a presenza di (vaste) terrazze, di giardini e di aree esterne in cui i bambini possono stare. In altri termini, un elemento importante della salute non solo psichica è la scuola all’aria aperta, il gioco e il contatto con gli elementi della natura.
La seconda concerne la disposizione delle cose e la loro accessibilità. Emergono qui alcuni criteri importanti per la preparazione dell’ambiente, sia in riferimento alla vita dei bambini, sia in relazione specifica ai loro apprendimenti: Maria Montessori utilizza a questo proposito termini qualitativi come semplicità, misura, eleganza. Un principio fondamentale è quello della sobrietà, vale a dire è importante che ai bambini venga proposto un ambiente che sia ricco di stimoli ma non ridondante, essenziale per evitare il disordine percettivo che li può mandare facilmente in confusione. Va de sé, inoltre, che gli arredi e gli oggetti devono essere a misura di bambino e le cose a lui dedicate devono essere alla sua portata. Un altro elemento di non secondaria importanza è che gli spazi siano organizzati in modo tale da rendere sempre possibile l’autocorrezione: garantire al bambino la possibilità di correggere l’errore presuppone la possibilità di attività da esercitare anche individualmente e, di conseguenza, la possibilità di fare una cosa mentre un altro bambino ne fa un’altra.  

 

Tre. L’ambiente come libertà di movimento

Maria Montessori riserva una parte importante di questo capitolo al “moto libero”. Ancora una volta ha a sua disposizione l’esperienza della Casa dei bambini che vale pienamente anche per la tappa formativa successiva. La possibilità del movimento rappresenta un principio di igiene fisica e psichica, ma non si tratta solo di questo e le cose non devono fermarsi lì. Per la scuola elementare a metodo non è sufficiente l’introduzione dei materiali di sviluppo ma occorre creare un contesto globale in cui i bambini sono liberi di muoversi. Occorre un ambiente in cui non è sufficiente che il bambino possa camminare, correre e saltare ma che possa decidere da solo quando e come muoversi. In questo modo Maria Montessori chiede alla scuola elementare della sua epoca (ma la cosa vale in grande misura anche per noi oggi) un cambiamento epocale, un rivolgimento profondo delle pratiche educative e dei processi di insegnamento-apprendimento. Si poteva pensare che nella Casa dei bambini i bambini potessero fare liberamente le cose da soli ma che la stessa cosa non potesse valere anche per il grado successivo che, a differenza del livello formativo precedente, presuppone e richiede un preciso programma prescrittivo di tappe di insegnamento articolate per apprendimenti progressivi nelle varie discipline.
Maria Montessori fa riferimento a quella attività motrice libera che guida la vita. L’autoeducazione iniziata nella Casa dei bambini deve perciò continuare automaticamente anche nella scuola primaria. Non fa riferimento in altri termini alla ginnastica che consiste nel movimento a comando ma al movimento in totale libertà perché la libertà di movimento non danneggia gli apprendimenti ma anzi li avvantaggia e li potenzia. Per sua esperienza di medico e di psichiatra ha ben presente che l’attività muscolare autoregolata è il fattore fondamentale dello sviluppo della vita psichica, ed è questo il motivo per il quale i bambini provano una grande soddisfazione quando si rendono conto di essere capaci di compiere una certa azione ed è per questo che vi si esercitano a lungo. Da qui l’importanza della precisione dei movimenti fini e del piacere che il bambino prova alla ricerca del loro perfezionamento. 
Questo perché è importante inoltre ricordare che vi è un “periodo sensibile” in relazione al perfezionamento dei movimenti, nel quale il coordinamento motorio e il perfezionamento dei movimenti rappresenta un momento della vita “speciale” nel quale il bambino si “specializza” nella loro acquisizione e nella loro esecuzione precisa e funzionale. Il bambino è infatti in grado di “economizzare” i movimenti, nel senso che diviene via via sempre più capace di selezionare quelli efficaci e di svolgerli con armonia e trovandosi a proprio agio, eliminando ogni movimento goffo o inappropriato.

 

Quattro. L’ambiente come luogo di lavoro

Il libero movimento va dunque compreso nella sua essenza, cioè nella sua funzionale energia creatrice in quanto costruttore di esperienze e di conoscenze. In questo senso, la preparazione dell’ambiente ha la duplice funzione di garantire il libero movimento e l’apprendimento che avviene attraverso il lavoro. Maria Montessori utilizza questo termine per indicare da un lato l’impegno, la serietà, lo scrupolo e la concentrazione del bambino nello svolgere (e nel ripetere molte volte) l’attività che ha scelto, dall’altro la vivissima attrattiva ed il piacere che il bambino prova nel compiere delle azioni finalizzate. L’ambiente deve dunque essere preparato per il lavoro del bambino in quanto costituisce la vocazione fondamentale dell’uomo: dirà poi in seguito che nel bambino esso coincide con l’equilibrio della vita psichica, nell’adulto, attraverso lo sviluppo delle abilità socialmente spendibili, con il progresso della civiltà, attraverso la facilitazione della vita dell’uomo.
Il lavoro è una tendenza intrinseca della natura umana e nel bambino la mano è l’organo dell’intelligenza e lo strumento della personalità in via di evoluzione attraverso cui egli esprime i propri desideri e la propria volontà. Ovviamente dipende di quale lavoro si tratta e delle condizioni in cui viene esercitato. C’è il lavoro costretto, forzato, alienante dettato esclusivamente dalle circostanze esterne. C’è dall’altra parte il lavoro partecipato le cui azioni sono scelte e non imposte: si tratta di un lavoro autoalimentato dall’interesse, dal piacere di proseguire, dal desiderio di inventare e di creare.
Maria Montessori intende, in altri termini, il lavoro come forma di autodeterminazione ed è perciò fondamentale la presenza di un ambiente che non sia costrittivo e che non mortifichi le potenzialità del bambino.

 

Cinque. L’ambiente come bellezza

Come ultima considerazione su questo capitolo vorremmo richiamare l’insistente richiamo alla bellezza.
Che cosa intende Maria Montessori con questo termine?
Sinteticamente si può dire che la bellezza di un ambiente consiste nella sintesi equilibrata di ciò che sa offrire: semplicità, ordine, cura, eleganza, possibilità di movimento e di concentrazione.
Ad esempio, il mobilio deve essere “leggero”, “semplice ed economico” e dotato di un’eleganza sobria. Un ambiente bello è perciò un ambiente nel quale non ci sono molte cose e quelle che ci sono devono essere facilmente spostabili secondo le necessità. La bellezza, perciò, non è il “superfluo” e nemmeno “lusso” ma sobrietà ed essenzialità. È bello ciò che è semplice e funzionale.
Gli oggetti e devono essere attraenti affinché il bambino li utilizzi volentieri e la stessa cosa vale per la gradevolezza dell’ambiente perché possa sostarvi con piacere. Solamente con un oggetto piacevole e gradito il bambino ripete le stesse azioni nello sforzo di vedere ciò che sta succedendo ma anche ciò che egli stesso riesce a fare. Vediamo dunque che la bellezza è strettamente connessa con le esperienze sensoriali perché le sensazioni (la discriminazione sottile delle differenze anche minime) affinano la sensibilità ed allargano le possibilità del sentire, provocando anche godimento. La bellezza è nell’armonia delle sensazioni (nella natura così come nelle opere d’arte) che sfugge nelle situazioni di caos e di mancanza di ordine. In definitiva i sensi servono per isolare degli elementi dell’ambiente al fine di utilizzarlo in modo selettivo e mettersi in un rapporto migliore con esso.
Un aspetto interessante che Maria Montessori sottolinea è quello della personalizzazione degli ambienti e si spiega facendo riferimento “all’antica arte rustica rurale” a cui Maria Maraini si ispirò per la realizzazione del mobilio della Casa dei Bambini di Palidano in provincia di Mantova. In merito, da un lato afferma che “è noto che ogni cantuccio d’Italia nasconde un tesoro di arte locale”, dall’altro si rammarica del fatto che “Quasi tutti questi tesori vanno oggi dispersi (…) sotto la tirannia della uniforme e goffa moda ‘igienica’ dei nostri giorni”. L’ambiente della scuola Montessori deve dunque fare riferimento all’arte campagnola vale a dire alla semplicità ed all’assenza del superfluo, ma anche attenzione alle preferenze e ai gusti estetici locali e quindi identitari di una comunità. 
Questo perché ogni luogo adatto alla vita dell’uomo è in sé un luogo artistico: lo devono perciò essere anche la scuola in quanto luogo di vita del bambino. È per questo che gli ambienti di vita dei bambini non devono solo essere funzionali e igienicamente adatti ma devono anche essere belli. Vi deve essere accuratezza nella scelta e nel confezionamento dei mobili e delle suppellettili, così come hanno una loro raffinatezza elegante i materiali di sviluppo: non è un caso, ad esempio, che per molti materiali siano previsti determinati colori. La tavola da pranzo ha sempre la tovaglia e non mancano mai i vasi di fuori (preferibilmente piante, per evitare i fuori recisi perché in realtà non vivono più). Alle pareti devono essere appese immagini significative (per quanto riguarda le immagini religiose la preferenza è per la Madonna della Seggiola di Raffaello). Va per altro da sé che nessun ornamento dove distrarre il bambino dal suo lavoro: si tratta perciò di un’estetica sobria ed essenziale che ha lo scopo di agevolare il bambino nei suoi compiti. Spesso gli arredi e gli oggetti inadatti sono i “denunciatori” dei movimenti rudi o errati dei bambini. Se invece arredi e materiali sono adatti anche i movimenti dei bambini saranno armonici. Allo stesso modo, i bambini saranno attenti e si abitueranno a non macchiare o maltrattare oggetti belli, mentre è facile che maltratti quelli già rovinati e brutti.

 

Tratto da: L’ambiente. MoMo, Trento: Erickson, n. 2, aprile 2021, pp. 49-54.

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